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Cara ADUC

Lettera del consumatore

28 maggio 2003
Domanda 28 maggio 2003
Egregio signore, Mi permetto di scriverLe per illustrarLe la situazione di un praticante legale come molti altri, e le mie proposte in proposito, sperando che cio' possa esserLe utile per meglio comprendere la nostra situazione e che possa far qualcosa in merito.
PROPOSTE Idee semplici sulla falsariga delle regole in vigore per l'iscrizione all'albo agenti di assicurazione che permetterebbero, a mio parere, facilmente ed in modo insindacabile, a chi merita di esercitare.

Per gli agenti di assicurazione, che gestiscono milioni di euro, funziona perfettamente.
1) Tre anni di pratica con retribuzione minima dal sesto mese - per permettere al praticante di sopravvivere e all'avvocato di non pagare una persona che in questo periodo e' piu' un peso che un aiuto
2) Abilitazione alla fine del secondo anno - per assicurare un maggior periodo di esclusivo affiancamento del dominus - difficile da ottenere perche' agli avvocati fa comodo sfruttare i praticanti per farsi sostituire nelle udienze e senza abilitazione non e' possibile. Curioso notare come oggi sono abbastanza bravo da portare avanti una causa per conto del dominus, domani faccio l'esame a Milano e divento un inetto da bocciare (15% di promossi alla prova scritta), dopodomani ritorno in tribunale a fare le veci del mio avvocato...
3) Patrocinio legale perpetuo - perche' si possa continuare a lavorare almeno come patrocinatore con i limiti che comporta e non si sia costretti ad abbandonare clienti e "l'avviamento"- da notare che oggi, con quattro anni di pratica posso farlo, tra quattro anni, seppur con piu' esperienza e piu' clienti (se il mercato lo vorra'), potrei dover abbandonare tutto...
4) Dopo 10/15 anni di patrocinio e iscrizione alla cassa, per dimostrare di aver lavorato effettivamente, abilitazione automatica alla professione forense - quale migliore prova di saper fare il proprio lavoro che l'esame del mercato e della concorrenza? Quale aspirante avvocato incapace sarebbe in grado di farsi una clientela per mantenere se' e il suo studio per tanto tempo? Se perdi i clienti non tornano...
5) Per chi ha fretta, esame come quello attuale da effettuarsi alla fine del terzo anno in tre sedi nazionali (es. Reggio C., Roma, Milano) - Per chi non vuole aspettare. Chiaramente un esame con i codici commentati che vengono quotidianamente utilizzati nell'esercizio della professione
6) Soluzione limite: numero chiuso all'universita', almeno per il corso di laurea forense che sarebbe opportuno creare - ne convengo, e' poco liberale, ma e' meglio far cambiare strada ad un ragazzo di 18 anni che di 34... per lo meno, difficilmente avra' una famiglia da mantenere.
Mi sembrano regole che, da un lato, se sai lavorare, ti garantiscono un futuro, dall'altro non sono cosi' permissive (come fingere per 10/15 anni di aver frequentato i tribunali e di avere emesso parcelle?) Il mercato avrebbe modo di dare il suo giudizio e sino al decimo/quindicesimo anno, per le questioni piu' delicate, SERVIREBBE SEMPRE LA SUPERVISIONE DI UN AVVOCATO.

LA MIA SITUAZIONE Ho 33 anni e sono laureato da tre, specifico che il ritardo che puo' notare nella laurea e' dovuto anche al fatto che ho sempre lavorato, per mantenere me e i miei studi, come assicuratore, arrivando a maturare il diritto di iscrivermi all'albo agenti.
Da tre anni lavoro come praticante presso uno studio legale ricevendo in cambio un "generoso" contributo spese di 200 euro che, come Le apparira' evidente non bastano ne' per la benzina ne' per gli abiti che per dignita' mia, dello studio e, soprattutto, della professione, devo indossare.
Ciononostante, appassionato dall'attivita', conscio che il mio lavoro abbia reso al mio dominus molto piu' di quanto questi mi abbia pagato, continuo a lavorare mantenendomi con i clienti che, da quando sono stato abilitato al patrocinio, si sono affidati al sottoscritto.
Tutto cio' fino a quando non superero' l'esame previsto per diventare un avvocato.
Eccolo il problema! Gia', perche' a Milano, mia sede naturale d'esame, mediamente vengono promossi il 15% dei candidati.
Come mai cosi' pochi? i giovani giuristi lombardi sono tutti ignoranti?
impreparati? inadatti a svolgere questa professione? Eppure fino al giorno dell'esame hanno frequentato i tribunali con profitto (anche perche', in caso contrario, il dominus li avrebbe cacciati), hanno fatto udienze, parlato con i magistrati, frequentato cancellerie, ricevuto clienti, come e' possibile che di colpo si trasformino in inetti?
Forse una spiegazione potremmo trovarla negli innumerevoli ricorsi presentati (e spesso vinti) contro le commissioni esaminatrici.
La verita', o almeno cio' che chiunque potrebbe dedurre, e' che gli avvocati vogliono chiudere l'accesso alla professione decidendo la "quota" di promossi che si mantiene stranamente stabile negli anni.
"Non c'e' problema", verrebbe da dire, basta studiare e prima o poi anche l'esame piu' difficile si supera.
Vero, peccato che non ci sono innumerevoli possibilita' ma di fatto solo sei, perche' dopo il sesto anno di patrocinio, situazione che si acquisisce dopo un anno di pratica e prevede la possibilita' di esercitare autonomamente con competenze molto limitate, partecipare da solo alle udienze, di emettere parcelle, di iscriversi alla cassa previdenziale, in pratica di "esistere" e lavorare come soggetto autonomo, dopo sei anni, dicevo, tale possibilita' viene meno.
Proprio cosi', se dopo sei anni non sei avvocato sparisci, non puoi piu' seguire i tuoi clienti, non puoi partecipare alle udienze, non puoi rappresentare piu' nessuno, se hai aperto uno studio e magari sei anche riuscito ad avviarlo devi chiuderlo, non sei niente se non un nuovo disoccupato, tutti i tuoi sforzi per migliorarti come professionista, lo studio, i sacrifici, il praticantato mal pagato, tutto e' stato inutile.

E sei anni, per come vanno gli esami a Milano, non sono assolutamente molti. Il problema e' che tra noi praticanti ci si conosce, e di ignoranti ne ho visti ben pochi, sappiamo perfettamente che essere promossi o bocciati all'esame non dipende dalla tua preparazione ma dal fato, dal fatto che la commissione decida di correggere il tuo compito rispetto quello di un altro, che e' un terno al lotto, li vedi i promossi, li conosci e ti accorgi che non necessariamente sono i migliori, sono come altri mille che sono stati bocciati, non ti fidi piu'.
Alla fine della mio periodo di patrocinio avro' 38 anni e se tutto procede come adesso anche qualche cliente che mi permetta di mantenere la famiglia che vorrei costruirmi, ma dovro' aver passato l'esame o mi ritrovero' di colpo "in mezzo alla strada", ma "a colpi di 15%" quante probabilita' avro'?
Soluzione estrema, non posso rischiare di buttare via tutto, la mia vita, la mia professione (perche' cosi' la considero), la sicurezza della mia futura famiglia, i sacrifici miei e dei miei genitori, mi trasferisco in altra sede dove la percentuale di promossi e' piu' alta... la Calabria, terra solare ed accogliente per noi vittime degli interessi della lobby degli avvocati.
COLPO DI SCENA!, un ingegnere, che per iscriversi nel suo albo e lavorare non ha fatto un solo giorno di pratica ma solo un esame con percentuali di promossi del 95%, decide che la situazione e' insostenibile e che, vista la gravita' del caso, deve essere risolta con un Decreto Legge (?!) strumento previsto dai padri costituenti per affrontare reali emergenze nazionali.
E cosa decide il nostro ingegnere Ministro pro-tempore? Che non sono possibili i trasferimenti, perche' questa vergogna deve finire, e che non devo usare i codici commentati durante l'esame.
Non si rende conto che esaminarmi senza farmi usare i codici commentati sarebbe come esaminare un architetto senza fargli usare riga e squadra, i codici commentati sono lo strumento di base per qualsiasi avvocato che debba redigere un parere legale. Nessun avvocato degno di questo nome lavora senza i codici commentati o, al giorno d'oggi, senza quei programmi su computer che forniscono tutte le sentenze emesse da quella di Salomone in poi.
Significa costringere un candidato a studiare tutta la giurisprudenza e, quindi, avvantaggiare coloro che fanno una pratica fittizia, che possono farsi mantenere ancora dalla famiglia mentre studiano (quelli che possono), significa esaminarli in un modo nel quale non lavoreranno mai nell'esercizio della professione.
La vergogna, il problema, non e' che io mi trasferisca ma che io sia costretto a trasferirmi dalla logica protezionistica di una lobby che non vuole la concorrenza.
La vergogna e' che debba superare un esame che sembra tale e quale un concorso ma che in cambio non ti da' un lavoro ma la possibilita', teorica, di creartene uno, di dimostrare se vali, solo questo, la possibilita' di misurarti.
La vergogna e' che io possa lavorare solo con il permesso dei miei concorrenti, sarebbe come chiedere ad un edicolante il permesso di aprire un'edicola nuova accanto alla sua, cosa vuole che mi risponda?
La vergogna e' parlare di libero accesso al mercato, di stimolare il lavoro dei giovani, parlare di liberta', di concorrenza e approvare supinamente i voleri di una casta che non vuole perdere i suoi privilegi.
La vergogna e' che ci siano disparita' abnormi nel trattamento dei professionisti, un ingegnere fa solo un esame ridicolo appena finita l'universita' e comincia a lavorare, cosi' un architetto.
Senza contare che, in quest'Europa Unita, i miei colleghi spagnoli non devono proprio farlo l'esame ne' fare alcun tirocinio ma possono tranquillamente praticare in Italia (penso che al piu' presto mi iscrivero' ad un corso di spagnolo).
Ma un ingegnere fa un lavoro con meno importanza del mio? Ha meno responsabilita'? il fatto che non abbia fatto il periodo di pratica fa si' che le case o i ponti crollino continuamente? I tribunali spagnoli sono in rovina perche' i loro avvocati non fanno l'esame?, Tutti gli innocenti sono in galera e i colpevoli fuori? E che dire dei nostri architetti? Mi risulta che, anche se fanno un esame pro forma, siano in genere molto apprezzati.
Mi scusi lo sfogo ma non so cosa fare, con il mercato sono disposto a confrontarmi, in alcune cose sono molto bravo, in altre meno, mi specializzero' e curero' gli interessi dei miei clienti, sono assolutamente disposto a ''lottare'' con la concorrenza ma come posso affrontare uno sbarramento posto prima che possa scendere in campo, ''datemi la possibilita' e vi faro' vedere quanto valgo'' ma e' proprio questo che fa paura alla casta degli avvocati, che io possa arrivare a dimostrare di essere migliore di loro e a strappargli qualche cliente.
Che fare?, tentare gli esami cosi' come li vuole il Ministro e i miei concorrenti e rischiare di trovarmi in braghe di tela a 38 anni? Mi sposo e metto su famiglia con questa spada di Damocle sulla testa mia e dei miei cari? Spreco i sacrifici fatti da me e da chi mi sta vicino e mi cerco un altro lavoro? Quale? Dove?
Ora pare che, per motivi elettorali, il Ministro abbia ritirato il decreto, lo spero, ma mi sconforta pensare che un Ministro di un governo che dice di avere la liberta' e la concorrenza nel suo DNA decida di rimandare un provvedimento cosi' illiberale solo per fini elettorali e non per la sua intrinseca assurdita'.
Nutrivo ben altre speranze in queste nuove forze politiche al Governo ma mi rendo conto, povero illuso, che la liberta' di cui parlano e' la loro e delle caste che li affiancano.
Alle prossime elezioni votero' qualcun altro...magra consolazione.
La ringrazio di "avermi letto" e La pregherei, qualunque uso voglia fare di questo mio messaggio, di non diffondere il mio nome, il mio dominus non apprezzerebbe.
Cordiali saluti.

Risposta ADUC
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