Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
5 aprile 2003
Gentile ADUC, forse mi sono espresso male. A mia figlia non ho MAI nascosto nulla, ne' mai nascondero'. Lei, mia figlia, sa benissimo dov'e' nata, conosce tutta la sua storia e gliela raccontiamo ogni volta la richieda SENZA segreti. Mi scusi se puntualizzo, volevo solo chiarire l'equivoco: non c'e' nessun genere di "silenzio" sulla verita' tra me e mia figlia. Ma, giustamente come dite voi, i bimbi sono "crudeli", vale a dire che non sono cattivi, ma che non hanno peli sulla lingua e non puo' essere che cosi'.
Al tempo stesso e' chiaro che i messaggi che ricevono dalla televisione vengono assorbiti e diventano parte del loro modo di esprimersi. Quindi mi chiedo e' proprio impossibile non poter far nulla per sensibilizzare i media nella creazione della pubblicita'? Lo spot riproposto e' si' "un vecchio carosello", ma nel frattempo le cose sono cambiate. La presenza di etnie diverse all'interno di quella che, a mio avviso, DOVRA' diventare una societa' multietnica rendono necessarie verifiche sui messaggi contenuti in spot di 35 anni fa.
In sintesi: se far vedere liberamente ai bambini dei corpi squarciati dalla guerra (ed e' un'immagine che colpisce SUBITO, in maniera diretta) puo' costituire motivo di shock, anche il far assorbire loro messaggi del genere "lei non e' la tua mamma perche' e' di colore diverso" oppure "nero=sporco" (e questa e' un'immagine indiretta) puo' costituire un messaggio che il bambino fara' suo e riprodurra' nei confronti dei suoi simili.
Cordiali saluti
Al tempo stesso e' chiaro che i messaggi che ricevono dalla televisione vengono assorbiti e diventano parte del loro modo di esprimersi. Quindi mi chiedo e' proprio impossibile non poter far nulla per sensibilizzare i media nella creazione della pubblicita'? Lo spot riproposto e' si' "un vecchio carosello", ma nel frattempo le cose sono cambiate. La presenza di etnie diverse all'interno di quella che, a mio avviso, DOVRA' diventare una societa' multietnica rendono necessarie verifiche sui messaggi contenuti in spot di 35 anni fa.
In sintesi: se far vedere liberamente ai bambini dei corpi squarciati dalla guerra (ed e' un'immagine che colpisce SUBITO, in maniera diretta) puo' costituire motivo di shock, anche il far assorbire loro messaggi del genere "lei non e' la tua mamma perche' e' di colore diverso" oppure "nero=sporco" (e questa e' un'immagine indiretta) puo' costituire un messaggio che il bambino fara' suo e riprodurra' nei confronti dei suoi simili.
Cordiali saluti
Risposta ADUC
il "nero" della pubblicita' e' lo sporco, non la razza: il problema e' che se questo e' cio' che viene pensato dalla gente, tanto vale affrontarlo subito. Questo in quanto -e non e' ipocrisia- chi le scrive non l'aveva capita la connotazione razziale, ma l'aveva vista per quello che era: sporcizia e non colore della pelle. Ad ogni modo, non e' questione di come alcuni capiscono le pubblicita', ma di raffrontarsi con queste realta'. Infatti, non era la pubblicita' "cattiva", ma lo e' stata la lettura che lei ed altri ne avete dato. E' il background, quindi, il problema. Motivo per cui poiche' tutto puo' essere letto in negativo (e quando si ha un pensiero ricorrente lo si ravvisa ed identifica in ogni circostanza, provi a farci caso) proibire (anche le immagini della guerra) e' pericoloso. Occorre insegnare a metabolizzare ed a leggere, non nascondere i focolai. Perche' la pubblicita' e' solo il catalizzatore del modo di sentire della persona: il bambino trae un suggerimento su come esprimersi, perche' gia' ha un'idea sua e riconosce il caso e ne usa le parole: ma solo perche' gia' ha in se' il concetto. Ci pare piu' pericoloso, pertanto, che il concetto ci sia, che non che gli venga solo data forma utilizzando ad arte parole copiate. Quindi, se il bambino riesce a vedere in Calimero lo sporco negro, vuol dire che quel concetto e' gia' presente nella sua psicologia. E per assurdo, forse Calimero puo' anche servire a rendere meno Orco lo sporco negro ed a farlo diventare il pulcino della porta accanto, diminuendo il problema invece di aumentarlo.
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