Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
19 marzo 2003
Vi sottoponiamo la nostra sfortunata vicenda per avere un Vostro parere in merito.
Con atto stipulato in data 7.9.2001 mia moglie ed io stipulavamo con la Banca Popolare Commercio e Industria un contratto di finanziamento (sotto forma di mutuo ipotecario) per la somma di 77.468, 53 Euro (pari a 150.000.000 delle "vecchie" Lire), rimborsabile in 15 anni, al fine di poter procedere all'acquisto della nostra attuale abitazione in Milano.
Poiche' all'epoca ero dipendente di On Banca, societa' controllata da Banca Popolare Commercio e Industria, potemmo beneficiare del mutuo ad un tasso di maggior favore rispetto a quello abitualmente praticato alla clientela ordinaria, ossia un tasso fisso annuo del 4% con l'accordo che, qualora il rapporto di lavoro tra me ed On Banca fosse cessato, detta condizione di maggior favore doveva considerarsi decaduta e tale momento il mutuo sarebbe stato regolato "al tasso di mercato in vigore a quella data e applicato dalla Banca Popolare Commercio e Industria".
A seguito delle mie dimissioni da On Banca, avvenute in data 26.10.2001, la Banca Popolare Commercio e Industria, in data 11.2.2002, mi comunicava che la condizione particolare di tasso applicata al contratto di mutuo doveva considerarsi decaduta a partire dal 26.10.2001 e che "il tasso di interesse e' riferito all'Euribor tre mesi divisore gg. 365, maggiorato di 3, 50 punti percentuali... Pertanto il tasso di interesse viene stabilito nella misura iniziale del 7, 60% annuo", rammentandomi che, ai sensi dell'art. 118 del D. Lgs. 385/93 avrei potuto recedere senza penalita' entro i successivi 15 giorni.
A nulla sono valse le nostre lettere alla Banca Popolare Commercio e Industria per contestare la misura del tasso variabile cosi' applicato (7, 60% annuo per cominciare, suscettibile, ovviamente di lievi variazioni) quando il "tasso di mercato" applicato dalla Banca Popolare Commercio e Industria (e anche dalle altre banche) era ed e' tuttora generalmente inferiore. Anzi, la Banca Popolare Commercio e Industria, pur in pendenza del nostro reclamo, provvedeva a prelevare dal nostro conto corrente le somme relative al conguaglio delle mensilita' pregresse e della rata mensile in scadenza (circa 800 Euro), il tutto calcolato al nuovo tasso, seppur contestato.
Su consiglio del legale al quale ci siamo rivolti, abbiamo citato la Banca Popolare Commercio e Industria, sostenendo che il tasso variabile applicato (nella misura iniziale del 7, 60% annuo) ci costringeva a pagare una rata mensile di mutuo superiore di circa 200 Euro rispetto a quella che avremmo potuto (e dovuto) pagare con un normale "tasso di mercato".
Il Giudice si riservava di decidere della causa all'udienza che si terra' a luglio 2004, mentre, al momento, noi, che non presentiamo alcun "profilo di rischiosita' per la banca", stiamo pagando molto di piu' rispetto alla "ordinaria clientela".
Aggiungiamo anche che sia mia moglie sia il nostro legale, pur senza rivelare i nostri cognomi ma presentandosi come "normali clienti allo sportello", si recavano presso due diversi filiali della Banca Popolare Commercio e Industria, ottenendo preventivi di mutuo (con importo e durata uguale al nostro), ma con tassi variabili intorno al 4, 90% annuo.
Non potendo affrontare una rata mensile per noi cosi' onerosa (ed ingiusta, rispetto alle condizioni di mutuo praticate dalla Banca Popolare Commercio e Industria sul mercato), ci siamo decisi a cambiare banca, estinguendo il mutuo con Banca Popolare Commercio e Industria ed accendendone uno nuovo con altro istituto bancario.
Il tutto comporta a nostro carico ulteriori spese di circa 2.500 Euro per l'atto notarile di costituzione di un nuovo mutuo, la cancellazione dell'attuale ipoteca a favore di Banca Popolare Commercio e Industria e l'iscrizione di una nuova a favore della banca che ci concedera' il mutuo per lo stesso importo e con la medesima durata, ma ad un tasso fisso del 3, 90% per i primi tre anni, con l'accordo che successivamente tale tasso verra' negoziato dalle parti.
La domanda che ci poniamo e' la seguente: perche' cessata la mia qualita' di dipendente del Gruppo Banca Popolare Commercio e Industria, dobbiamo "sopportare" un tasso elevato, per noi vessatorio e punitivo, mentre la Banca Popolare Commercio e Industria a chi si reca allo sportello chiedendo un preventivo di mutuo come il nostro offre un tasso piu' basso? Forse che la Banca Popolare Commercio e Industria non voglia avere rapporti di alcun tipo con gli ex dipendenti? In fondo, ho solo cambiato lavoro, non ho ucciso nessuno!
Ringraziamo per l'attenzione e porgiamo i nostri saluti.
Con atto stipulato in data 7.9.2001 mia moglie ed io stipulavamo con la Banca Popolare Commercio e Industria un contratto di finanziamento (sotto forma di mutuo ipotecario) per la somma di 77.468, 53 Euro (pari a 150.000.000 delle "vecchie" Lire), rimborsabile in 15 anni, al fine di poter procedere all'acquisto della nostra attuale abitazione in Milano.
Poiche' all'epoca ero dipendente di On Banca, societa' controllata da Banca Popolare Commercio e Industria, potemmo beneficiare del mutuo ad un tasso di maggior favore rispetto a quello abitualmente praticato alla clientela ordinaria, ossia un tasso fisso annuo del 4% con l'accordo che, qualora il rapporto di lavoro tra me ed On Banca fosse cessato, detta condizione di maggior favore doveva considerarsi decaduta e tale momento il mutuo sarebbe stato regolato "al tasso di mercato in vigore a quella data e applicato dalla Banca Popolare Commercio e Industria".
A seguito delle mie dimissioni da On Banca, avvenute in data 26.10.2001, la Banca Popolare Commercio e Industria, in data 11.2.2002, mi comunicava che la condizione particolare di tasso applicata al contratto di mutuo doveva considerarsi decaduta a partire dal 26.10.2001 e che "il tasso di interesse e' riferito all'Euribor tre mesi divisore gg. 365, maggiorato di 3, 50 punti percentuali... Pertanto il tasso di interesse viene stabilito nella misura iniziale del 7, 60% annuo", rammentandomi che, ai sensi dell'art. 118 del D. Lgs. 385/93 avrei potuto recedere senza penalita' entro i successivi 15 giorni.
A nulla sono valse le nostre lettere alla Banca Popolare Commercio e Industria per contestare la misura del tasso variabile cosi' applicato (7, 60% annuo per cominciare, suscettibile, ovviamente di lievi variazioni) quando il "tasso di mercato" applicato dalla Banca Popolare Commercio e Industria (e anche dalle altre banche) era ed e' tuttora generalmente inferiore. Anzi, la Banca Popolare Commercio e Industria, pur in pendenza del nostro reclamo, provvedeva a prelevare dal nostro conto corrente le somme relative al conguaglio delle mensilita' pregresse e della rata mensile in scadenza (circa 800 Euro), il tutto calcolato al nuovo tasso, seppur contestato.
Su consiglio del legale al quale ci siamo rivolti, abbiamo citato la Banca Popolare Commercio e Industria, sostenendo che il tasso variabile applicato (nella misura iniziale del 7, 60% annuo) ci costringeva a pagare una rata mensile di mutuo superiore di circa 200 Euro rispetto a quella che avremmo potuto (e dovuto) pagare con un normale "tasso di mercato".
Il Giudice si riservava di decidere della causa all'udienza che si terra' a luglio 2004, mentre, al momento, noi, che non presentiamo alcun "profilo di rischiosita' per la banca", stiamo pagando molto di piu' rispetto alla "ordinaria clientela".
Aggiungiamo anche che sia mia moglie sia il nostro legale, pur senza rivelare i nostri cognomi ma presentandosi come "normali clienti allo sportello", si recavano presso due diversi filiali della Banca Popolare Commercio e Industria, ottenendo preventivi di mutuo (con importo e durata uguale al nostro), ma con tassi variabili intorno al 4, 90% annuo.
Non potendo affrontare una rata mensile per noi cosi' onerosa (ed ingiusta, rispetto alle condizioni di mutuo praticate dalla Banca Popolare Commercio e Industria sul mercato), ci siamo decisi a cambiare banca, estinguendo il mutuo con Banca Popolare Commercio e Industria ed accendendone uno nuovo con altro istituto bancario.
Il tutto comporta a nostro carico ulteriori spese di circa 2.500 Euro per l'atto notarile di costituzione di un nuovo mutuo, la cancellazione dell'attuale ipoteca a favore di Banca Popolare Commercio e Industria e l'iscrizione di una nuova a favore della banca che ci concedera' il mutuo per lo stesso importo e con la medesima durata, ma ad un tasso fisso del 3, 90% per i primi tre anni, con l'accordo che successivamente tale tasso verra' negoziato dalle parti.
La domanda che ci poniamo e' la seguente: perche' cessata la mia qualita' di dipendente del Gruppo Banca Popolare Commercio e Industria, dobbiamo "sopportare" un tasso elevato, per noi vessatorio e punitivo, mentre la Banca Popolare Commercio e Industria a chi si reca allo sportello chiedendo un preventivo di mutuo come il nostro offre un tasso piu' basso? Forse che la Banca Popolare Commercio e Industria non voglia avere rapporti di alcun tipo con gli ex dipendenti? In fondo, ho solo cambiato lavoro, non ho ucciso nessuno!
Ringraziamo per l'attenzione e porgiamo i nostri saluti.
Risposta ADUC
e' il tasso in vigore all'ottobre 2001 che dovrebbe essere preso come riferimento, da quanto riportato. Tuttavia, se il contratto faceva riferimento al solo tasso di mercato, non e' legittima l'applicazione aggiuntiva della maggiorazione Euribor. La questione ormai deve essere risolta in giudizio: non ci sono alternative.
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