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Cara ADUC

Lettera del consumatore

18 maggio 2000
Domanda 18 maggio 2000
Ho trovato 2 articoli che riguardano il grano creso e l'aumento della celiachia (della quale io ne soffro). Credo sia molto interessante leggerli....e ognuno tragga le sue conclusioni...
Tullio Regge - Le Scienze, gennaio 2000
SPAGHETTI GENETICAMENTE MODIFICATI
A prima vista gli spaghetti sono argomento troppo prosaico per meritare una citazione su "Le Scienze", ma dimostrero’ il contrario. La pasta si fa con il grano duro e chi fosse interessato alla pasta puo’ consultare il Registro varietale del grano duro. Tra le varieta’ considerate appare il "Creso", inscritto nel 1974 e definito "responsabile di una vera e propria rivoluzione agricola in Italia". Nel 1983 la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari sperimentali nel 1975 a oltre il 20 per cento del totale, con una produzione di 15 milioni di quintali all'anno. Il valore in moneta corrente in quell'anno era di circa 600 miliardi di lire.
Non ho avuto accesso a dati piu’ recenti, ma secondo stime informali l'ascesa del Creso e’ stata irresistibile.
Al primo tentativo ho trovato il sito http://www.iseaseed.com/granoduro.html di una nota azienda produttrice di sementi nel cui catalogo il Creso occupa il primo posto. Non si esagera nell'affermare che in pratica tutti gli italiani hanno mangiato pasta fatta con il Creso, e commerciata da oltre un ventennio. Fin qui tutto bene.
I guai cominciano quando si risale alle origini del Creso, dettagliate in un lavoro scientifico: Il miglioramento genetico del frumento duro: bilancio di un ventennio di attivita’ apparso su l'"Informatore agrario", Verona, 40, n.29, 1984. Non senza
stupore constato che non di robusti e abbronzati agricoltori si tratta, bensi’ di noti e stimatissimi ricercatori e che, leggete ed osservate, il Creso e’ stato sviluppato presso il "Centro di studi nucleari della Casaccia".
Nel lavoro, fra l'altro, si sottolinea l'efficacia della mutagenesi, dell'introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche e intergenetiche, parole che faranno fremere di sdegno i sostenitori delle colture "biologiche". Giro una pagina e leggo che il Creso e’ un incrocio tra la linea messicana del Cymmit e il mutante del Cappelli Cp B144, sottoposto a lunga serie di prove agronomiche in varie localita’ dell'Italia centrale e ottenuto trattando il Cappelli con raggi X. Per altre varieta’, pure in commercio, sono stati utilizzati neutroni termici. Da oltre vent'anni, insomma, gli italiani si nutrono con un OGM, "organismo geneticamente modificato", brevettato e ampliamente commerciato alla luce del sole senza che si siano registrati inconvenienti, anzi con un successo commerciale senza precedenti e di cui non siamo debitori alle multinazionali. Per gli ambientalisti il Creso ha tutte le carte in regola per essere classificato come abominevole e immondo frutto della scienza: e’ una mutazione indotta artificialmente con radiazione. Non e’ ne’ "naturale" ne’ "biologico", qualunque cosa significhino queste parole. Peggio ancora, lo hanno mangiato tutti - compresi gli stessi ambientalisti - senza subire danni e, immagino, con gran gusto.
Attendo la loro sdegnata reazione. La maggioranza ignorera’ questo articolo oppure mi accusera’ di "ignobile provocazione", altri proporranno la messa al bando del Creso, impresa ormai disperata, e insinueranno un gigantesco cover up delle multinazionali e dell'ENEA, al loro soldo, per nascondere l'atroce verita’: non e’ vero che il tabacco sia cancerogeno, la colpa e’ tutta del Creso e chi lo commercia deve essere denunciato alla magistratura. Non si puo’ neppure escludere che il Creso sia responsabile del buco dell'ozono.
Altri ancora vuoteranno simbolicamente sacchi di Creso nel Tevere. O forse no: non si nutrono i pesci con cibo mutante, lo faranno in Piazza Navona.
Celiachia, da intolleranza alle proteine del frumento.
A proposito di intolleranze alimentari, puo’ essere considerato il fatto ben noto della celiachia, caratteristica da un malassorbimento da intolleranza al glutine del frumento. Un'indagine condotta da 15 Centri della Societa’ Italiana di gastroenterologia ed epatologia pediatrica su 17 mila studenti delle scuole medie inferiori ha dimostrato la presenza di celiachia, cioe’ l'intolleranza al glutine in un caso su 150.
Qualche anno fa la frequenza era di un caso su 1000/2000. Questo dato e’ stato diffuso anche dalla stampa di informazione (Repubblica - Salute 5.11.98).
A questo punto si impone un interrogativo. Come mai in pochi decenni si e’ passati da un'incidenza di 1 a migliaia di casi a un'incidenza di 1 a 150, tanto da far sospettare un incremento ancora maggiore nel prossimo futuro, tanto che alcune statistiche parlano gia’ di 1 a 100?
Di fronte a questa situazione appare ovvio porsi l'ipotesi, che la causa sia da ricercare piu’ nel tipo di frumento moderno che si sta attualmente consumando, dal momento che da millenni stiamo consumando frumento come alimento di base senza aver acquisito intolleranza.
E' ben noto, che il frumento del passato era ad alto fusto, cosicche’ facilmente allettava (piegarsi in terra - ndr) sotto l'azione del vento e della pioggia. In questi ultimi decenni questo frumento e’ stato nanizzato, attraverso una modifica genetica.
Sembra fondata l'ipotesi, che la modifica genetica di questo frumento sia correlata a una modificazione della sua proteina, e in particolare di una sua frazione, la gliadina, che e’ una proteina basica, dalla quale per digestione peptica-triptica, si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale e’ dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento.
E' evidente la necessita’ di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario.
Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento, prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine, cosi’ da costringere lo Stato ad accollarsi l'onere di fornire a tutti prodotti esenti da glutine, dalla farina alla pasta, ai biscotti (come peraltro gia’ ora avviene).
Prof. Dr. Luciano Pecchiai
Libero Docente in Anatomia Patologica
Primario Patologo Emerito dell'Ospedale dei Bambini "Vittore Buzzi" - Milano
Direttore del Centro di Eubiotica Umana di Milano
Esperto di Alimentazione e Medicina Naturale

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