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Cara ADUC

Lettera del consumatore

27 febbraio 2003
Domanda 27 febbraio 2003
Gentili Amici, vi scrivo per capire se nel caso che descrivo qui di seguito si possano ravvisare gli estremi di malasanita' per ricorrere ad un'azione legale.
Il 9 gennaio u. s. mio padre ha fatto una specie di "intervento" in day hospital presso una clinica privata per risolvere un problema di ernia lombare. Si trattava di un'iniezione di idrogeno all'interno dell'ernia stessa fatta da un neuro-radiologo, sotto guida di tac. Lui analizzando la tac che mio padre aveva gia' fatto ci ha detto che l'ernia fastidiosa era L5-S1. Nel frattempo dopo 20 giorni di degenza questa cosa non ha sortito effetto alcuno ed il neuro-radiologo di cui sopra ci ha liquidati dicendo che c'era una gia' dichiarata percentuale di insuccesso per questo tipo di intervento e che mio padre ricadeva in questa percentuale di casi e cosi' se ne e' lavato spudoratamente le mani consigliando addirittura di ricoverarlo perche' a suo illustre avviso, senza nessuna competenza in materia, mio padre poteva essere affetto da "morbo di Parkinson" (ma lui poverino era solo molto debilitato da due mesi di dolori).
Ora dalle analisi fatte successivamente (risonanza magnetica) il parere di un altro specialista e' stato nel senso di constatare che in realta' l'iniezione fatta da quel certo neuro-radiologo era del tutto sbagliata, cioe' l'ernia da infiltrare sarebbe stata un'altra e non L5-S1. Pare cioe' che lui abbia "infiltrato" un'ernia che era secca gia' da tempo e che stava li senza dare alcun fastidio. Inoltre la sua opinione e' che con solo una tac a disposizione non si poteva intervenire con certezza, tanto che lui stesso, nonostante la visione della risonanza magnetica in aggiunta alla tac, ha chiesto di fare ancora un terzo esame piu' specifico (che mio padre dovra' fare lunedi' prossimo) per capire dove intervenire con esattezza.
Inoltre il nostro medico di base ci ha fatto notare come quel neuro-radiologo abbia "modificato a mano" il referto emesso dopo l'infiltrazione da lui fatta a mio padre e questo gli sembrava un indizio abbastanza strano. Resta il fatto che la situazione fisica di mio padre e' peggiorata e si e' complicata a causa di qualcosa che poteva risolversi gia' da tempo.
A mio avviso ci sono tutti gli estremi per intraprendere un'azione legale nei confronti di quel cosiddetto neuro-radiologo date le attuali condizioni cliniche di mio padre, la mala fede di quel medico (se si puo' ravvisare nella modifica del referto), la sua poca professionalita' nell'intervenire senza oculatezza e dato anche l'importo pagato alla clinica (2000.0000 di lire) per un intervento che non ha risolto niente. Altresi' solo dopo l'intervento stesso ci fu dato un depliant dove si descriveva in che cosa consisteva l'infiltrazione e quali erano i tempi di ripresa e le percentuali di insuccesso (ci sara' mala fede anche qui?!).
Una sentenza della Cassazione infatti (8845/95) ha stabilito che la fonte della responsabilita' medica non e' l'errore in genere, ma l'errore colpevole, ovvero quello causato da negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi e regolamenti o del codice deontologico.
Al di la del caso che ho cercato di ricostruire nel dettaglio per chiedervi un parere, quello che mi preme sapere e se ci sono dei termini di prescrizione e se quindi e' necessario inviare al medico una raccomandata firmata da mio padre dove lo avvisiamo che stiamo per intraprendere un'azione legale nei suoi confronti, inviandola per conoscenza eventualmente anche alla direzione sanitaria della clinica; non vorrei che passando troppo tempo non fosse piu' possibile fargli causa per una qualche prescrizione o decadenza dei termini.
Grazie mille.

Risposta ADUC
i danni si contestano entro l'anno, ma in casi come questo, dove e' ravvisabile l'illecito, il termine e' piu' ampio -di 5 anni.
Si consiglia di rivolgersi anche al Difensore Civico Regionale, in modo che possa trattare a vostro favore con la Asl di competenza, cui appartiene il medico.
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