Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
16 gennaio 2003
Egregi Signori, con la presente mail, voglio presentarvi una cosa successa a me due mesi fa e chiedervi qualche consiglio sul da farsi: Nel mese di settembre 2002, il mio allora compagno, A. S. apri' un conto corrente presso la Banca San Paolo Imi cointestandolo a noi due. Il 17 settembre 2002 porto' me in banca per farmi firmare. Lui mi aveva fatto credere che c'erano gia' 200.000 Euro suoi, arrivati tramite bonifico dal Banco di Sicilia. Aveva chiesto alla banca 2 carte di credito e due Bancomat. Il 14 ottobre mi invito' a versare su questo conto i soldi che tenevo su un libretto e cosi' feci. Quello stesso giorno che io versai quei miei 10.500 Euro, la Banca ci diede a lui la carta di credito con una spesa massima di 5.000 Euro, a me la carta di credito con una spesa massima di 1.300 Euro. Qualche giorno dopo arrivo' anche il suo Bancomat con un massimo di 2.000 Euro, mentre il mio - sempre di 2.000 Euro, arrivo' solo una o due settimane prima che io chiudessi questo nostro conto corrente in data 19 novembre 2002.
Mi ero accorta solo per caso il 16 novembre 2002 - giacche' il controllo del conto corrente tramite internet non mi fu possibile, benche' la banca ci avesse comunicato gli estremi per l'accesso al conto corrente tramite internet. Avevo chiesto anche a mio fratello che ha un collegamento internet a casa, mentre io dovevo andare sempre a un internet point per tentare l'accesso, ma con i codici non si riusciva ad accedere al conto. Telefonicamente non era possibile chiedere informazioni alla banca, ed il mio allora compagno era sempre ben attento a non farmi uscire sola per poter "scoprire la truffa". Su quel conto corrente, come potei vedere il 16 novembre 2002, non c'erano mai stati 200.000 Euro, ma solamente quella cifra che avevo versato io, che era tutto quanto avevo, ed A. S. aveva prelevato e speso gia' oltre la meta'. Praticamente il giorno della chiusura del conto il saldo era di 3.278 Euro. Scoperta questa presa in giro, tramite un assegno (la banca ci aveva dato anche un blocchetto, che fortunatamente custodivo io), prelevai 3.178 Euro (sapendo che per la chiusura del conto la banca si trattiene una certa somma) e chiesi la chiusura del conto corrente.
Quello stesso giorno lasciai A. S..
Ancora non erano pero' arrivati gli addebiti del mese di novembre 2002, quindi lasciai il mio recapito telefonico alla banca per ogni eventualita', promettendo il saldo degli addebiti della mia carta di credito. L'impiegata della banca si informo' con i Servizi Interbancari sui pagamenti fatti con le carte di credito seguito alla mia richiesta, e mi comunico' telefonicamente che si trattava di una cifra di 1.846 Euro. Qualche settimana dopo invece, l'ammontare che mi fu comunicato era: quello della mia carta di credito di 600 Euro, che mi premurai a pagare immediatamente alla banca, quello della carta di credito di A. S. di 5.100 Euro. Io non capivo, come mai la somma superasse il massimo, ma poi mi precisarono che si trattava dell'intera somma spesa con la carta di credito di A. S. dal momento del rilascio.
Giacche' la banca non riesce piu' a mettersi in contatto telefonico con A. S. adesso chiede tale somma a me.
In piu', i Servizi Interbancari alla banca hanno comunicato anche che il mio allora compagno aveva chiesto la rateizzazione degli addebiti, cui taglio non conosco, della quale non sapevo niente, e - pretende la banca - neanche loro ne sapevano niente. E comunque il primo addebito di 992 Euro della sua carta di credito e 575 Euro della mia era avvenuto gia' il 14 novembre 2002.
Ora mi chiedo cosa posso o devo fare io nei confronti della banca e del mio allora compagno.
1. - Considerato che lui aveva una carta di credito con un massimo di 5.000 Euro, mentre la mia era solo di 1.300 Euro, e che lui il suo bancomat l'aveva ricevuto molto prima di me, e cioe' che io non avevo pari diritti, posso avere le stesse responsabilita'?
2. - E se si', perche' dovrei corrispondere solo io, sol per quanto io non mi rifiuto di rispondere alle telefonate della banca? La banca addirittura pretende che non avrebbe potuto chiudere il conto quando mi ha dato quei soldi, perche' avrebbe dovuto aspettare gli addebiti delle carte di credito, ma che lo ha fatto solo per venirmi incontro, avendo capito che ero stata truffata, ed adesso intanto rivuole subito quei soldi da me prelevati.
3. - Non capisco perche' la banca abbia richiesto le carte di credito al momento in cui ancora sul nostro conto corrente non c'era neanche un centesimo. Poteva farlo?
4. - In piu', il mio allora compagno poteva chiedere la rateizzazione degli addebito ai Servizi Interbancari senza chiedere il mio accordo o / e quello della banca?
5. - Se la banca dovesse presentare denuncia, che conseguenze potrebbe questo avere per me?
Vi ringrazio dell'attenzione prestatami e spero poter ottenere una celere risposta alle supposte domande.
Mi ero accorta solo per caso il 16 novembre 2002 - giacche' il controllo del conto corrente tramite internet non mi fu possibile, benche' la banca ci avesse comunicato gli estremi per l'accesso al conto corrente tramite internet. Avevo chiesto anche a mio fratello che ha un collegamento internet a casa, mentre io dovevo andare sempre a un internet point per tentare l'accesso, ma con i codici non si riusciva ad accedere al conto. Telefonicamente non era possibile chiedere informazioni alla banca, ed il mio allora compagno era sempre ben attento a non farmi uscire sola per poter "scoprire la truffa". Su quel conto corrente, come potei vedere il 16 novembre 2002, non c'erano mai stati 200.000 Euro, ma solamente quella cifra che avevo versato io, che era tutto quanto avevo, ed A. S. aveva prelevato e speso gia' oltre la meta'. Praticamente il giorno della chiusura del conto il saldo era di 3.278 Euro. Scoperta questa presa in giro, tramite un assegno (la banca ci aveva dato anche un blocchetto, che fortunatamente custodivo io), prelevai 3.178 Euro (sapendo che per la chiusura del conto la banca si trattiene una certa somma) e chiesi la chiusura del conto corrente.
Quello stesso giorno lasciai A. S..
Ancora non erano pero' arrivati gli addebiti del mese di novembre 2002, quindi lasciai il mio recapito telefonico alla banca per ogni eventualita', promettendo il saldo degli addebiti della mia carta di credito. L'impiegata della banca si informo' con i Servizi Interbancari sui pagamenti fatti con le carte di credito seguito alla mia richiesta, e mi comunico' telefonicamente che si trattava di una cifra di 1.846 Euro. Qualche settimana dopo invece, l'ammontare che mi fu comunicato era: quello della mia carta di credito di 600 Euro, che mi premurai a pagare immediatamente alla banca, quello della carta di credito di A. S. di 5.100 Euro. Io non capivo, come mai la somma superasse il massimo, ma poi mi precisarono che si trattava dell'intera somma spesa con la carta di credito di A. S. dal momento del rilascio.
Giacche' la banca non riesce piu' a mettersi in contatto telefonico con A. S. adesso chiede tale somma a me.
In piu', i Servizi Interbancari alla banca hanno comunicato anche che il mio allora compagno aveva chiesto la rateizzazione degli addebiti, cui taglio non conosco, della quale non sapevo niente, e - pretende la banca - neanche loro ne sapevano niente. E comunque il primo addebito di 992 Euro della sua carta di credito e 575 Euro della mia era avvenuto gia' il 14 novembre 2002.
Ora mi chiedo cosa posso o devo fare io nei confronti della banca e del mio allora compagno.
1. - Considerato che lui aveva una carta di credito con un massimo di 5.000 Euro, mentre la mia era solo di 1.300 Euro, e che lui il suo bancomat l'aveva ricevuto molto prima di me, e cioe' che io non avevo pari diritti, posso avere le stesse responsabilita'?
2. - E se si', perche' dovrei corrispondere solo io, sol per quanto io non mi rifiuto di rispondere alle telefonate della banca? La banca addirittura pretende che non avrebbe potuto chiudere il conto quando mi ha dato quei soldi, perche' avrebbe dovuto aspettare gli addebiti delle carte di credito, ma che lo ha fatto solo per venirmi incontro, avendo capito che ero stata truffata, ed adesso intanto rivuole subito quei soldi da me prelevati.
3. - Non capisco perche' la banca abbia richiesto le carte di credito al momento in cui ancora sul nostro conto corrente non c'era neanche un centesimo. Poteva farlo?
4. - In piu', il mio allora compagno poteva chiedere la rateizzazione degli addebito ai Servizi Interbancari senza chiedere il mio accordo o / e quello della banca?
5. - Se la banca dovesse presentare denuncia, che conseguenze potrebbe questo avere per me?
Vi ringrazio dell'attenzione prestatami e spero poter ottenere una celere risposta alle supposte domande.
Risposta ADUC
l'obbligo riguarda il conto corrente, in toto, solidalmente per le due parti cointestatarie. Questo vuol dire che la banca puo' agire indifferentemente su di lei o sul cointestatario (poiche' lei e' reperibile e lui no, agira' su di lei). Le modalita' di prelievo sono irrilevanti: cio' che conta e' l'obbligazione ed essa attiene il conto corrente.
Lei puo' pero' agire per rivalersi sul suo ex-compagno, sia in sede civile sia, eventualmente, presentando una denuncia penale.
Per cio' che concerne le altre domande, tutto dipende da cio' che specificamente prevedeva il contratto stipulato con la Servizi Interbancari.
La Banca non presentera' una denuncia nei suoi confronti: ma le chiedera' sicuramente di rientrare -si consiglia pertanto di accordarsi per un piano di rientro, parlando col direttore.
Lei puo' pero' agire per rivalersi sul suo ex-compagno, sia in sede civile sia, eventualmente, presentando una denuncia penale.
Per cio' che concerne le altre domande, tutto dipende da cio' che specificamente prevedeva il contratto stipulato con la Servizi Interbancari.
La Banca non presentera' una denuncia nei suoi confronti: ma le chiedera' sicuramente di rientrare -si consiglia pertanto di accordarsi per un piano di rientro, parlando col direttore.
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