Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
18 dicembre 2002
1) A fine agosto richiedo a Telecom Italia il servizio di AUTODISABILITAZIONE, per impedire che dalla mia utenza telefonica uscissero chiamate internazionali o a cellulari.
2) Mi comunicano che "sara' attivo entro 48 ore". Da settembre, digitando la stringa necessaria, sento la fonia "IL SERVIZIO E' ATTIVO, SI PREGA RIAGGANCIARE".
3) A fine ottobre mi arrivano 2 bollette per complessivi oltre 900 euro: quasi tutte chiamate internazionali e a cellulari. Reclamo al 187 e mi dicono "intanto paghi, altrimenti le disattivano la linea, poi vediamo".
4) A meta' dicembre mi comunicano dalla Telecom che la prossima bolletta sara' di circa 1500 euro. Evidentemente il servizio di autodisabilitazione (peraltro pagato in bolletta) NON funziona. Devo continuare a prestare (regalare) soldi alla Telecom?
2) Mi comunicano che "sara' attivo entro 48 ore". Da settembre, digitando la stringa necessaria, sento la fonia "IL SERVIZIO E' ATTIVO, SI PREGA RIAGGANCIARE".
3) A fine ottobre mi arrivano 2 bollette per complessivi oltre 900 euro: quasi tutte chiamate internazionali e a cellulari. Reclamo al 187 e mi dicono "intanto paghi, altrimenti le disattivano la linea, poi vediamo".
4) A meta' dicembre mi comunicano dalla Telecom che la prossima bolletta sara' di circa 1500 euro. Evidentemente il servizio di autodisabilitazione (peraltro pagato in bolletta) NON funziona. Devo continuare a prestare (regalare) soldi alla Telecom?
Risposta ADUC
sicuramente deve contestare (si suppone che l'autodisabilitazione sia confermata nelle fatture). Invii pertanto una raccomandata A/R, intimando di inviarle il dettaglio di tutte le chiamate del periodo. Contesti poi -nuovamente per raccomandata A/R- l'incongruenza tra il servizio attivo e le chiamate non consentite, dettando un termine di 15 gg entro cui rimborsarle il danno ed avvisando che in difetto adira' le vie legali. Tuttavia, il problema e' che lei non e' in grado di dimostrare di non aver disabilitato la linea per effettuare dette chiamate: pertanto, il primo passo dovrebbe essere di tentare una conciliazione davanti al giudice di pace.
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