Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

9 dicembre 2002
Domanda 9 dicembre 2002
Cara ADUC, in data 02/05/2002 commissionavo al mio negoziante di fiducia (ho un suo fax col preventivo) la costruzione di un telaio di bicicletta di alta gamma, fatto su misura e realizzato per montare freni a disco, e gli lasciavo un assegno di anticipo di 100 euro. In data 17/06/2002 mi veniva consegnato questo telaio, che pagavo alla consegna in parte con un altro assegno e in parte con carta di credito. Complessivamente spendevo 749 euro.
In data 01/07/2002, quando mi apprestavo all'assemblaggio della bicicletta (=montaggio ruote, freni, sella, pedali, catena, fari etc. sul telaio), mi rendevo conto, durante il montaggio del mozzo della ruota posteriore, che detto telaio non era adatto al sistema dei freni a disco (pur montando la staffa per la pinza!) in quanto esso non rispettava gli standard di questo sistema: l'alloggiamento per il mozzo della ruota posteriore era troppo stretto (130mm) perche' quest'ultimo (135mm) potesse esservi montato. Immediatamente facevo presente al venditore che mi era stato consegnato un telaio realizzato in modo errato, non conforme alle specifiche e agli standard internazionali, e gli chiedevo di attivarsi perche' questo telaio fosse sostituito al piu' presto (dal momento in cui esso mi occorreva per realizzare un viaggio) con uno adatto all'uso per cui l'avevo ordinato.
Dopo una decina di giorni e numerosi quanto inutili solleciti telefonici inviavo al mio negoziante una raccomandata A/R in cui per iscritto gli testimoniavo quanto accaduto e gli comunicavo le mie richieste. Il negoziante, dopo aver tergiversato ancora un po', mi metteva in contatto col costruttore, il quale via fax mi scriveva che "un telaio di alta gamma abbisogna di personale tecnicamente preparato per il suo assemblaggio", e dunque si offriva di eseguire lui stesso l'assemblaggio: nessun riferimento alla volonta' di indagare sull'errore. Rifiutavo tale offerta intuendo che si voleva semplicemente "aggiustare" il mio telaio "nato male", e chiarivo che avendo acquistato e pagato per un telaio nuovo e realizzato a regola d'arte non potevo e volevo accettare un prodotto "riaggiustato e raddrizzato" dal costruttore per correggere il suo stesso errore. Comunicavo dunque tramite A/R al negoziante di non accettare la proposta di assemblaggio fattami dal costruttore, per le ragioni summenzionate, e a entrambi i soggetti (copia di tale lettera era inviata via fax al costruttore) chiarivo anche che il mio rapporto commerciale era col venditore e non col costruttore.
Ricevevo allora dal venditore richiesta (A/R) perche' egli potesse prender visione del telaio e perche' un riscontro fosse effettuato anche dal costruttore: rispondevo (A/R) che acconsentivo a questo pur ritenendo inutile la spedizione al costruttore, in quanto era sufficiente una semplice misurazione fatta con un calibro per evidenziare la palese non rispondenza alle specifiche.
Nella stessa raccomandata, nero su bianco, comunicavo al venditore che nel momento in cui gli avessi consegnato il telaio per il riscontro, sotto la sua diretta responsabilita' nessuno avrebbe dovuto modificarlo in alcun modo, e provvedevo a documentare con delle fotografie (che ho fatto timbrare ad un ufficio postale prima della consegna del telaio) la non rispondenza alle specifiche del telaio (evidente delle fotografie, dalle quali si vede chiaramente anche il numero di matricola del telaio stesso).
In data 06/11/2002 consegnavo al negoziante il telaio, facendomi rilasciare da lui una ricevuta (col suo timbro e la sua firma) in cui si attestava il fatto che gli stessi consegnando il telaio matr. tal dei tali e la sua responsabilita' a conservare il telaio nel medesimo stato in cui gli era consegnato.
Il 06/12/2002, all'ennesima telefonata che facevo al negoziante per appurare se il costruttore avesse o meno preso visione del telaio, il tecnico impiegato nel negozio mi informava candidamente che il costruttore si era reso conto di aver "dimenticato" una fase della costruzione e che quindi aveva apportato una modifica al telaio, in modo da portarlo allo standard per il montaggio dei freni a disco.
Ritengo che il telaio raddrizzato non possa avere le stesse caratteristiche di precisione geometrica che avrebbe avuto ove fosse stato costruito correttamente sin dal principio, e ritengo che l'impianto frenante posteriore, che funziona con tolleranze al decimo di millimetro, una volta montato su supporti raddrizzati, nel tempo produrra' fischi e rumori fastidiosi e non funzionera' mai al 100%.
Ritengo che nel caro prezzo necessario all'acquisto di telai di questa classe sia incluso, oltre al pezzo stesso, anche il diritto a fruire di una realizzazione ineccepibile e precisa, che non solo in questo caso non c'e' stata, ma che comunque nessun intervento di aggiustatura a posteriori potra' mai recuperare.
Inoltre dubito del fatto che la resistenza strutturale del telaio sia rimasta inalterata dopo che il carro posteriore e' stato allargato per adattarlo allo standard dei freni a disco.
A questo punto vi chiedo, come posso tutelare i miei interessi? Questo acquisto e' tutelato dalle nuove norme europee che garantiscono il consumatore? Ormai per me la soluzione migliore sarebbe la restituzione del danaro che ho pagato, in quanto non ho piu' fiducia nelle persone con cui ho intrattenuto questo rapporto commerciale (il venditore e' venuto meno a quanto egli stesso ha firmato nella ricevuta) e dunque preferirei non averci piu' nulla a che fare.

Risposta ADUC
sicuramente si puo' parlare di vizio di produzione. L'importante e' che non risulti da nessuna parte una sua richiesta di riparazione. Ad ogni modo, era meglio se non fosse avvenuto alcun intervento sul telaio, in quanto di fatto e' stato eliminato il vizio originario che adesso potrebbe non essere dimostrabile. Puo' pertanto intimare al rivenditore di effettuare la sostituzione o il rimborso entro 15 gg, avvisando che in difetto adira' le vie legali (questo, per raccomandata A/R). In seguito, decidera' il da farsi -per prima cosa, tentera' una conciliazione in Camera di Commercio o dal giudice di pace.
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