Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

27 ottobre 2002
Domanda 27 ottobre 2002

Oggetto: un commento in merito alla petizione proposta per l'abolizione del canone.
Se la Suprema Corte ha sentenziato che il pagamento del canone RAI e' obbligatorio e legittimo perche' "e' un introito fiscale che serve a garantire l'informazione completa e imparziale, nonche' la cultura nelle sue piu' articolate manifestazioni", credo che dovrebbe essere cambiato il tono della petizione: va bene il discorso sulla libera concorrenza, ma secondo me il problema e' anche un altro.
E' palese che l'informazione radiotelevisiva in Italia e' da sempre e ogni giorno di piu' politicizzata e prevaricata dai partiti; l'informazione e' fortemente manipolata, vergognosamente censurata e offende i nostri diritti di cittadini; le uniche trasmissioni di un certo interesse vengono trasmesse in orari impossibili, per cui manca un riscontro oggettivo tra quelli che sono gli intenti della Corte e la realta' quotidiana.
Se quindi la finalita' del canone deve essere quella decretata dalla giusta decisione della Corte (e' giusto pagare le tasse, per avere un servizio adeguato), a mio modo di vedere, la RAI, quale emittente pubblica, dovrebbe fornire anzitutto l'evidenza oggettiva di una gestione indipendente che escluda per statuto e di fatto ogni ingerenza partitica e ovviamente di privato interesse nei propri posti chiave (le lobbies lasciamole al privato). Deve garantire quindi un rigido controllo amministrativo affinche' il canone televisivo sia utilizzato unicamente per la realizzazione e divulgazione dei notiziari pubblici e programmi di approfondimento di notizie in cui sia dato spazio a tutte le voci democratiche (satira compresa), e di programmi culturali rivolti ad un uditorio finalmente considerato maturo e trasmessi in orari di ampio ascolto.
In altri termini, e in forza della sentenza della Corte, abbiamo tutti i sacrosanti diritti di pretendere che i nostri soldi vengano spesi per tutelare l'informazione con la "i" maiuscola, e non per finanziare per esempio show o programmi indovinello con premi stratosferici al sapientone di turno o per ripianare i debiti delle societa' calcistiche col pagamento dei diritti televisivi: i programmi di intrattenimento e sportivi si devono finanziare con altri strumenti!
E' sulla base della salvaguardia di questi diritti fondamentali, piu' che sulla concorrenza sleale a Mediaset, che occorrerebbe puntare a mio parere per contestare il pagamento del canone, altrimenti mi sembra che si aggiri il problema senza volerlo affrontare di petto.
L'ipotesi di dedicare una sola rete RAI all' "informazione" e di privatizzare il resto (o lottizzare, visto che di fatto lo e' gia), mi sembra buona; ovviamente l'ammontare del canone dovra' essere commisurato all'effettivo bilancio per i servizi resi (dal che ne conseguirebbe un'automatica riduzione...).
Ma vista la situazione contingente in Italia e gli interessi in gioco, non vedo come questi obbiettivi possano essere perseguiti se non con una imposizioni di tipo sanzionatorio che provengano, d'autorita', dall'esterno.
In conclusione quindi, a mio parere (a parte il suggerimento di riformulare la petizione), della questione non dovrebbe essere investito soltanto il Commissario Monti per la Concorrenza, ma occorrerebbe seguire anche altri percorsi.
Grazie per l'attenzione.




Risposta ADUC
la ringraziamo della opinione espressa.
Ma c'e' una differenza di fondo tra quello che lei dice e la petizione (che esprime la nostra opinione): lei vuole mantenere il canone e far si' che sia piu' rispondente ad un servizio pubblico che le sembra piu' confacente ad una societa' come la nostra. Noi vogliamo, invece, abolire questo canone, perche' limite allo sviluppo delle comunicazioni e dell'informazione, che vorremmo in un mercato concorrenziale, dove ognuno abbia le stesse basi di partenza.
Probabilmente siamo entrambi (lei e noi) degli illusi e dei sognatori, ma si tratta di due posizioni diverse.

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