Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

25 ottobre 2002
Domanda 25 ottobre 2002
Vi scrivo per avere un vostro consiglio in merito ad una questione che purtroppo vedo ricorrere spesso nelle vostre e-mail e che da pochi giorni e' capitata anche a me. Lo scorso venerdi' vado a ritirare alcuni capi estivi che avevo portato a lavare in lavanderia e alla riconsegna dei capi vengo avvisata che stranamente uno dei pantaloni di lino a loro affidati risultava quasi completamente distrutto (apparenti tagli, parte del tessuto posteriore mancante, ecc.). Il responsabile mi informa che per quanto lui sappia quel tipo di danno non e' dovuto ad una sua negligenza bensi' a qualche macchia presente sul pantalone (di acido, candeggina, a lui dire a volte invisibile a occhio nudo). Io ho ricordato(e lui ha confermato) che in sede di consegna l'altra lavorante non aveva rilevato nessuna anomalia nel pantalone e che questo pantalone non presentava nessuna macchia di alcun tipo (e poi, detto tra noi mi e' parsa una scusa bella e buona). A questo punto ho cercato di trovare una conciliazione, e cioe' ho proposto al responsabile che, visto che lui non si riteneva responsabile di quanto accaduto e io non avevo elementi per contraddirlo, mi risarcisse meta' del valore del capo comprato ai recenti saldi estivi e cioe' la meta' dei 50 euro spesi. A tale richiesta la lavanderia mi ha risposto che loro non erano tenuti a risarcirmi alcun danno, perche' non provocato da una loro negligenza. A questo punto ho ritirato comunque tutti i capi e ho pensato di agire legalmente contro di loro.
E qui urge un vostro consiglio: 1) E' vero che la lavanderia non puo' tirarsi fuori dall'assunzione di responsabilita' in un caso come il mio?
2) Posso evitare di inviare alla Lavanderia la richiesta di risarcimento danni(come voi spesso consigliate via Raccomandata A/R) visto che contestualmente alla riconsegna dei capi ho gia' fatto la mia richiesta di risarcimento e tentata una conciliazione?
3) Ho chiesto informazioni al giudice di pace, il quale mi ha detto di recarmi personalmente per parlare del caso, ma la mia domanda e' se il mio caso rientra tra quelli a zero spese procedurali, se c'e' un termine massimo entro cui fare la richiesta di risarcimento danni, quali sono i tempi e le modalita' in cui una tale pratica si svolge (la mia domanda e' motivata dal fatto che lavorando tutto il giorno vorrei dedicare non troppo tempo alla questione, ma non vorrei neanche rimetterci economicamente), 4) Mi sono rivolta anche alla Camera Arbitrale di Roma, presso cui mi hanno detto e' possibile risolvere la cosa in soli 30 gg, inviando anche la richiesta di risarcimento danni via fax, pero' a mio avviso ha un grosso handicap e cioe' (come da loro riferito) non e' un'autorita' giuridica, per cui se la controparte decide di non presentarsi la procedura non puo' andare avanti, oppure se la controparte non accetta un'eventuale riconoscimento del risarcimento richiesto e non paga non puo' costringerlo a pagare, in tal caso mi domando devo comunque andare sempre dal Giudice di Pace?
Visto che in quasi tutte le vostre risposte per simili controversie citate questo sportello di conciliazione credo sia necessario fare maggiore chiarezza sulla reale efficacia di questo servizio, sulla carta, molto utile per il consumatore (a proposito quali sono gli eventuali costi che deve sobbarcarsi un povero consumatore che ricorre a questo servizio?).
5) Ho reali possibilita' che mi venga risarcito il danno oppure sto solo perdendo tempo visto che la somma che chiedo e' di soli 50 euro e non e' una causa stramiliardaria?
Vi ringrazio per la vostra sollecitudine.




Risposta ADUC
una perizia dimostrerebbe l'origine del danno. Questo e' l'unico modo certo di risolvere la questione. Ma ovviamente non conviene: pertanto le conviene provare ad inviare una raccomandata, dando per scontato che la responsabilita' del danno sia loro, intimando che si provveda a rimborsarla entro 15 gg ed avvisando che in difetto adira' le vie legali. Visto il valore, sicuramente non ci sono spese per tentare una conciliazione davanti al giudice (ed anche in caso di contenzioso, non crediamo che il giudice avrebbe il coraggio di addebitarle le spese neanche se dovesse perdere: pero' dovrebbe in questo caso pagarsi la perizia, che verrebbe poi rimborsata dalla parte soccombente). Il termine e' di un anno, ma prima lo fa, meglio e', ed piu' facile sostenere la responsabilita'.
Poiche' le cifre sono molto basse e la procedura in Camera di Commercio ha solitamente un costo (lo verifichi), ci pare piu' conveniente rivolgersi al giudice.
Per cio' che concerne la commissione di conciliazione (ma guardi, che noi di solito consigliamo la conciliazione davanti al giudice di pace, sono pochi quelli in cui la Camera di Commercio ci pare piu' indicata) c'e' una scheda sull'argomento nel settore La Scheda Pratica (in Archivio).
clicca qui
Per cio' che concerne le effettive possibilita' di rimborso, ci pare che qui sia un problema piu' che altro di comportamento: e' certo che dovra' spendere soldi ed energie vista l'indisponibilita' della controparte, ma la possibilita' di ottenere ragione (se la causa del danno e' quella) certamente ce l'ha.

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