Venerdì 5 giugno 2026
Menu
Cara ADUC

Lettera del consumatore

11 ottobre 2002
Domanda 11 ottobre 2002

Cara Aduc, volevo segnalare, in nome di mio padre e d'altri suoi compaesani, un ennesimo caso di vessazione da parte di un ente pubblico.
La storia si svolge in un piccolo paese, circa 1600 anime, dell'Abruzzo e l'oggetto del contendere e' un mostro giuridico che risponde al nome di Condono Edilizio Legge n. 47 del 28.02.1985.
Espongo di seguito solo la situazione che interessa direttamente mio padre, perche' e' quella meglio conosciuta dallo scrivente, fermo restando che i quesiti esposti riguardano la totalita' dei soggetti raggiunti, seppure a vario titolo, dai provvedimenti dell'ente locale.
La storia: alla fine degli anni Settanta, mio nonno realizzava un intervento edilizio, sull'immobile di proprieta', consistente in un piccolo ampliamento, per la formazione di una camera e di una cantina, e nel cambio di destinazione d'uso di una porzione dell'edificio esistente, da magazzino ad abitazione mediante la creazione di tramezzi per la ripartizione dello spazio disponibile.
I lavori, eseguiti senza le necessarie autorizzazioni, furono conclusi nell'anno 1982.
Dopo l'entrata in vigore della Legge n. 47 del 28.02.1985, mio nonno decise di sanare gli abusi commessi presentando, nel lontano marzo del 1986, regolare domanda per il rilascio della Concessione Edilizia in Sanatoria, corredata della relativa documentazione richiesta e saldando le oblazioni previste.
Inizia cosi' il lungo iter, di cui molti persero conoscenza, per il rilascio della concessione: con tempi dilatati all'inverosimile e periodiche richieste d'incremento del materiale documentale presentato che consentono all'Ufficio Tecnico Comunale di chiudere i procedimenti in corso nel giugno del 2002!
Nel frattempo mio nonno, agli inizi del 1990, muore lasciando l'immobile in eredita' al coniuge e ai figli che, nel 1997, cedono le rispettive quote possedute a mio padre.
Nel giugno del 2002 l'istruttoria giunge finalmente al termine e mio padre, attuale proprietario dell'immobile, si vede recapitare, per mezzo di posta ordinaria, una comunicazione da parte dell'ente in cui "si invita la S. V.
a voler rimettere entro e non oltre 60 giorni dalla notifica della presente: una marca da bollo da EUR 10, 33 e la ricevuta del versamento di EUR 722, 06 da corrispondere per oneri concessori, costo di costruzione e diritti di segreteria".
A questo punto vorremmo, se possibile, essere illuminati sulle seguenti questioni: 1) e' possibile che un ente pubblico impieghi oltre dieci anni per concludere l'iter di una pratica senza incorrere in alcun tipo di prescrizione (si provi, come cittadini, a richiedere un risarcimento fuori dei tempi previsti dalla legge)?
2) e' corretto che un ente pubblico richieda il pagamento di oneri "entro e non oltre 60 giorni" mediante posta ordinaria (senza alcune controllo in merito alla effettiva ricezione dell'atto ed esponendo pertanto i soggetti, destinatari dello stesso, ad eventuali ed involontarie omissioni nell'adempimento delle prescrizioni contenute nella comunicazione)?
3) inoltre quali azioni, collettive e/o individuali, possono attuare i soggetti raggiunti dalla suddetta ingiunzione, e che hanno gia' proceduto ad effettuare il versamento, qualora il procedimento risultasse viziato 4) come devono invece comportarsi coloro che, pur avendo presentato domanda di condono, non hanno ancora ricevuto la comunicazione per tutelarsi da eventuali errori o atti illeciti da parte dell'ente?
Per quanto riguarda il nostro caso personale mio padre, contestualmente alla consegna della ricevuta di pagamento, ha protocollato presso gli uffici comunali una scrittura, indirizzata al Sindaco, in cui si pone l'attenzione sui tempi, oltre sedici anni, impiegati per il completamento della pratica e la dubbia legittimita' della notifica effettuata mediante posta ordinaria.
Nella missiva, inoltre, si comunicava l'intenzione, dopo il rilascio della Concessione in Sanatoria, di voler verificare la correttezza delle azioni poste in essere da parte dell'ente riservandosi il diritto, in caso emergano omissioni e/o atti illeciti, di richiedere la ripetizione delle somme indebitamente versate ed il risarcimento degli eventuali danni cagionati.
Confidando in un positivo riscontro alla presente da parte Vostra colgo l'occasione per porgere un cordiale saluto.




Risposta ADUC
sino a che la concessione non viene emessa, non c'e': pertanto un'ipotetica prescrizione non comporterebbe l'accoglimento della richiesta di condono: in teoria sarebbe eventualmente l'opposto. Ad ogni modo, per cio' che concerne le prescrizioni, ogni atto e' interruttivo dei termini e li fa ridecorrere ex-novo (le richieste comporterebbero questo).
Per quanto concerne gli oneri di urbanizzazione e segreteria, e' vero che una richiesta per posta ordinaria non ha valore di notifica, ma dovendo in tutti i modi versare dette somme, senza le quali non e' possibile che la concessione venga emessa, non e' nel proprio interesse rimandare.
Chi non avesse ricevuto la richiesta di pagamento, dovra' attendere la richiesta. Eventuali contestazioni in merito da parte del Comune sarebbero contestabili, mancando la prova della richiesta notificata in modo ufficiale.
A parte questo, visti i tempi comunque esosi per la gestione delle pratiche ed altri particolari, concordiamo in merito alla possibilita' di presentare un esposto in Procura della Repubblica, chiedendo di valutare se nei fatti esposti sia possibile ipotizzare gli estremi di un illecito.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →