Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
29 luglio 2002
Lettera aperta
Vi scrivo a proposito della situazione dei diplomati universitari in Italia. Nonostante una trasmissione radiofonica sull'argomento e alcuni articoli sui giornali, la questione e' passata sotto silenzio e tutto e' ancora incerto. Non troverete in questa lettera un approccio formale o una descrizione squisitamente giuridica, ma piuttosto il malcontento, la delusione, la sfiducia di quasi un'intera generazione di cittadini italiani.
Mi sono iscritta ad un corso di Diploma Universitario perche' incoraggiata da chi (mi riferisco agli atenei) sosteneva l'assoluto valore accademico e la spendibilita' lavorativa di un tale titolo. Ho conseguito il titolo di Diploma Universitario in Metodologie Fisiche (la cosiddetta "laurea breve" in Fisica) nel marzo 2000, ma ho dovuto fare presto i conti con la realta'. Non solo il titolo non era affatto spendibile ne' in aziende pubbliche, ne' in quelle private, ma con la riforma universitaria ha perso ogni valenza. Le motivazioni che hanno spinto cosi' tante persone a questa scelta non sono state, come pensa qualcuno, l'incapacita' e la prospettiva di uno sforzo minore, anche perche' cosi' non e' stato, ma piuttosto la ferma convinzione di conseguire una preparazione piu' pratica, volta ad un piu' facile inserimento nel mondo del lavoro, e l'adeguamento al sistema scolastico europeo che, sicuramente, raccoglieva piu' successi e mieteva meno vittime, ma soprattutto evitava "parcheggi" negli atenei. Il lavoro e gli sforzi li abbiamo fatti, abbiamo contribuito a finanziare le universita', esattamente al pari di tutti. Nessuno sconto, nessuna facilitazione: frequenza obbligatoria dei corsi, e di conseguenza nessuna possibilita' di svolgere una qualsivoglia attivita' lavorativa, sbarramenti nel prosieguo degli studi, stage finale presso aziende e tesi, penalizzazioni sul punteggio finale a causa di eventuali ritardi nel conseguimento del titolo. Come si puo' notare molti di questi aspetti sono parte integrante della riforma universitaria: e' evidente che siamo stati delle cavie. Cio' che piu' ci caratterizza e' la delusione, l'assoluta sfiducia nel sistema scolastico e legislativo italiano. Negli altri Paesi dell'unione europea il nostro titolo e' pienamente riconosciuto (come Bachelor) e l'accesso ai master ed ai dottorati e' consentito senza alcuno sbarramento, ne' debito. Poi qualcuno si meraviglia della fuga dei tecnici all'estero! Ancora sento commenti sulla inutilita' e l'assoluta mancanza di valore del titolo di Diploma Universitario, specialmente da parte di chi, nelle aziende, si occupa della ricerca del personale. Cio' che le universita' ci richiedono per il conseguimento del titolo di laureato triennale, che in realta' ci spetterebbe di diritto, e' un'altra iscrizione, con altre tasse (piu' alte perche' trattasi di secondo titolo accademico: oltre al danno la beffa), altra tesi, altri esami, e frequenza obbligatoria. Insomma un altro anno: 4 anni per conseguire un titolo triennale.
Non aspiro ad un'equipollenza del titolo comprendendo che l'autonomia (l'anarchia?) universitaria non lo consente, ma almeno ad un'equipollenza dei diritti (accesso agli stessi concorsi, alle stesse posizioni lavorative, agli stessi trattamenti retributivi, ecc...). Mi chiedo perche' se 4 (anni di alcuni vecchi corsi di laurea, come Fisica) e' uguale a 5 (anni dei suddetti corsi di laurea nel nuovo ordinamento), 3 (anni del Diploma Universitario) non e' uguale a 3 (anni della laurea di primo livello)? E perche' le equipollenze vengono riconosciute solo ad alcune classi (ISEF, Diplomati sanitari, settore artistico)? Qualche malalingua afferma che cio' sia dovuto al fatto che alcuni deputati appartengono a tali categorie. Devo candidarmi? Per di piu' all'orizzonte si profila la nuova riforma del ministro Moratti che renderebbe perfettamente inutile anche lo sforzo di conseguire il titolo di laurea triennale, creando ulteriore confusione.
Aggiungo che questi mesi, che per molti sono di vacanza, per me e per chi come me e' in questa situazione sono cruciali: iscriversi con tutto l'onere che cio' comporta o attendere ancora sperando nel miracolo dell'equipollenza? Se dovessi decidere per l'iscrizione correrei il rischio di sprecare soldi, tempo, risorse nel caso in cui il miracolo dovesse avverarsi; se decidessi al contrario di aspettare il miracolo, correrei il rischio di sprecare un altro anno (e' dal febbraio 2001 che sto combattendo per il riconoscimento del mio titolo, ed e' da questa data che ascolto menzogne e false promesse da parte dell'universita' e delle istituzioni governative).
Un diritto riconosciuto solo ad alcuni e non esteso a tutti e' una discriminazione e di per se' costituzionalmente illegale. Perche' dovrei contribuire col mio studio e col mio lavoro alla crescita di una nazione che mi nega un diritto, che mi nega il presente ed il futuro? Certa di non avere ne' la forza ne' il potere di cambiare le cose, spero almeno di aver riportato alla luce un malcontento e di aver sottolineato che dietro le decisioni politiche ci sono fortissime ripercussioni sulle persone e sulle vite di queste.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti,
Vi scrivo a proposito della situazione dei diplomati universitari in Italia. Nonostante una trasmissione radiofonica sull'argomento e alcuni articoli sui giornali, la questione e' passata sotto silenzio e tutto e' ancora incerto. Non troverete in questa lettera un approccio formale o una descrizione squisitamente giuridica, ma piuttosto il malcontento, la delusione, la sfiducia di quasi un'intera generazione di cittadini italiani.
Mi sono iscritta ad un corso di Diploma Universitario perche' incoraggiata da chi (mi riferisco agli atenei) sosteneva l'assoluto valore accademico e la spendibilita' lavorativa di un tale titolo. Ho conseguito il titolo di Diploma Universitario in Metodologie Fisiche (la cosiddetta "laurea breve" in Fisica) nel marzo 2000, ma ho dovuto fare presto i conti con la realta'. Non solo il titolo non era affatto spendibile ne' in aziende pubbliche, ne' in quelle private, ma con la riforma universitaria ha perso ogni valenza. Le motivazioni che hanno spinto cosi' tante persone a questa scelta non sono state, come pensa qualcuno, l'incapacita' e la prospettiva di uno sforzo minore, anche perche' cosi' non e' stato, ma piuttosto la ferma convinzione di conseguire una preparazione piu' pratica, volta ad un piu' facile inserimento nel mondo del lavoro, e l'adeguamento al sistema scolastico europeo che, sicuramente, raccoglieva piu' successi e mieteva meno vittime, ma soprattutto evitava "parcheggi" negli atenei. Il lavoro e gli sforzi li abbiamo fatti, abbiamo contribuito a finanziare le universita', esattamente al pari di tutti. Nessuno sconto, nessuna facilitazione: frequenza obbligatoria dei corsi, e di conseguenza nessuna possibilita' di svolgere una qualsivoglia attivita' lavorativa, sbarramenti nel prosieguo degli studi, stage finale presso aziende e tesi, penalizzazioni sul punteggio finale a causa di eventuali ritardi nel conseguimento del titolo. Come si puo' notare molti di questi aspetti sono parte integrante della riforma universitaria: e' evidente che siamo stati delle cavie. Cio' che piu' ci caratterizza e' la delusione, l'assoluta sfiducia nel sistema scolastico e legislativo italiano. Negli altri Paesi dell'unione europea il nostro titolo e' pienamente riconosciuto (come Bachelor) e l'accesso ai master ed ai dottorati e' consentito senza alcuno sbarramento, ne' debito. Poi qualcuno si meraviglia della fuga dei tecnici all'estero! Ancora sento commenti sulla inutilita' e l'assoluta mancanza di valore del titolo di Diploma Universitario, specialmente da parte di chi, nelle aziende, si occupa della ricerca del personale. Cio' che le universita' ci richiedono per il conseguimento del titolo di laureato triennale, che in realta' ci spetterebbe di diritto, e' un'altra iscrizione, con altre tasse (piu' alte perche' trattasi di secondo titolo accademico: oltre al danno la beffa), altra tesi, altri esami, e frequenza obbligatoria. Insomma un altro anno: 4 anni per conseguire un titolo triennale.
Non aspiro ad un'equipollenza del titolo comprendendo che l'autonomia (l'anarchia?) universitaria non lo consente, ma almeno ad un'equipollenza dei diritti (accesso agli stessi concorsi, alle stesse posizioni lavorative, agli stessi trattamenti retributivi, ecc...). Mi chiedo perche' se 4 (anni di alcuni vecchi corsi di laurea, come Fisica) e' uguale a 5 (anni dei suddetti corsi di laurea nel nuovo ordinamento), 3 (anni del Diploma Universitario) non e' uguale a 3 (anni della laurea di primo livello)? E perche' le equipollenze vengono riconosciute solo ad alcune classi (ISEF, Diplomati sanitari, settore artistico)? Qualche malalingua afferma che cio' sia dovuto al fatto che alcuni deputati appartengono a tali categorie. Devo candidarmi? Per di piu' all'orizzonte si profila la nuova riforma del ministro Moratti che renderebbe perfettamente inutile anche lo sforzo di conseguire il titolo di laurea triennale, creando ulteriore confusione.
Aggiungo che questi mesi, che per molti sono di vacanza, per me e per chi come me e' in questa situazione sono cruciali: iscriversi con tutto l'onere che cio' comporta o attendere ancora sperando nel miracolo dell'equipollenza? Se dovessi decidere per l'iscrizione correrei il rischio di sprecare soldi, tempo, risorse nel caso in cui il miracolo dovesse avverarsi; se decidessi al contrario di aspettare il miracolo, correrei il rischio di sprecare un altro anno (e' dal febbraio 2001 che sto combattendo per il riconoscimento del mio titolo, ed e' da questa data che ascolto menzogne e false promesse da parte dell'universita' e delle istituzioni governative).
Un diritto riconosciuto solo ad alcuni e non esteso a tutti e' una discriminazione e di per se' costituzionalmente illegale. Perche' dovrei contribuire col mio studio e col mio lavoro alla crescita di una nazione che mi nega un diritto, che mi nega il presente ed il futuro? Certa di non avere ne' la forza ne' il potere di cambiare le cose, spero almeno di aver riportato alla luce un malcontento e di aver sottolineato che dietro le decisioni politiche ci sono fortissime ripercussioni sulle persone e sulle vite di queste.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti,
Risposta ADUC
non v'e' dubbio che i Diplomi abbiano il medesimo grado di difficolta' dei Corsi di Laurea e che variazioni in corso d'opera comportino alla fine un danneggiamento per queste tipologie. Al momento, tuttavia, non si vedono sbocchi significativi per la risoluzione di tale problematica.
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