Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
2 marzo 2000
Lettera aperta a Vincenzo Donvito, presidente di ADUC (scusate se e' lungo...).
Caro Vincenzo, il tuo comunicato mi ha lasciato perplesso. Capisco lo spirito libertario di cui e' permeato e anch'io aborro lo stucchevole e cattolicissimo approccio che in Italia emerge ogni volta che si parla di genetica, natalita' e "uteri in affitto" (termine quanto mai folle, giacche' nessuna parte del corpo di una persona dovrebbe essere dato in affitto ad altri). Non mi stupisce che emergano giudici che propendono per la regolamentazione (o la liberalizzazione, come vorresti tu) di queste pratiche: in se e per se l'utero in affitto e' una pratica vecchia di millenni, riservata a ricchi che mettevano incinta la cameriera, la contadina o la figlia del mezzadro, non sempre consenziente, e cosi' si riproducevano allegramente. Non solo, ma nel diritto antico capitava che per appropriarsi del figlio di un altro utero si facessero partorire le madri naturali vicino alle future madri del bambino e con cio' si sancisse la nuova maternita' e il diritto della nuova famiglia....
E' storia vecchia, di piccoli e grandi soprusi e, soprattutto, di ricchezza contro poverta'. Capisco quindi il tuo spirito, di libertario, che vede nella liberalizzazione l'unica via alla regolamentazione di una consolidata e brutta abitudine. E, se c'e' un pregio, la tua voce non puzza di sagrestia. Parte da un bisogno (di consumatore e di utente dei servizi) e propone una soluzione. Che, come avrai capito, non condivido. Quello che pero' non ho capito, davvero, e' perche' hai mandato quel testo (che condivido proprio solo in piccola parte) a questo NG. Qui discutono operatori e genitori, adottivi e non, interessati ad altro. Forse la mia storia, di genitore di un figlio naturale e di una adottata, e che non ha dovuto lottare con la biologia per avere un figlio, mi rende estraneo al penare di coppie sterili, a chi si sottopone a cure estenuanti e avvilenti, ad esami e rituali che stanno al limite dell'offensivo e del dignitoso, nella spasmodica ricerca di avere un figlio proprio, ma ritengo che l'adozione sia altro da una soluzione raffazzonata e ultimativa alla sterilita'. Avere un figlio adottivo non e' un ripiego alla sterilita', ma l'accettare una genitorialita' uguale e, al tempo stessa diversa da quella biologica, fatta di intese e d'amore, non legata alla genetica, ma alla pura volonta'. Vedere te, un libertario non violento, maestro di molti di noi (lo so che non ti piace, ma anche solo per le tue scelte e la differenza di eta', volente o nolente lo sei stato) plaudire ad un magistrato (ti si deve essere accartocciato lo stomaco) che non rappresenta in nulla i tuoi valori mi lascia perplesso. Quel magistrato, e la sua allucinante intervista su Repubblica di ieri lo conferma (a proposito: Michele mi sarei aspettato una risposta, un'intervista o anche solo un commento da parte di alcuni dei giornalisti) rappresenta l'approccio dei piu' vecchi giuristi (per scelta di campo) al diritto di famiglia: lei ha santificato il "diritto alla genitorialita' naturale", il diritto legato al "sangue" (quello che e' storicamente legato ai concetti di patria, religione di stato, onore...) contrapposto alla genitorialita' "non somatica" che consegue all'adozione. Un figlio il primo e (letteralmente) "un bambino da amare" il secondo. Mia FIGLIA non era solo una bambina da amare. Era, profondamente, mia figlia fin dal momento in cui e' stata abbinata a me, e nessuno della mia famiglia l'ha mai considerata una "bambina da amare". Era "solo" una figlia, una sorella, una nipote... Non una "poverina" che senza di noi chissa' che fine avrebbe fatto. Quel diritto ad essere figlia era insito in lei.
Diventare genitori non e' un diritto. Avere dei genitori lo e'. Nella riproduzione (adottiva e non) e' il bambino il soggetto debole da tutelare, non il genitore. Poi permettimi: non esiste che basti una "non legge" a regolare un campo cosi' minato. Cosa succede se la madre naturale non vuole disfarsi del bambino. Di chi e', a quel punto: del padre per fiala o della madre per utero. O di entrambi, che lo potrebbero utilizzare per finalita' lontanissime da quelle di un genitore... E la moglie del padre per fiala come acquista la genitorialita': con un'adozione speciale, con una per casi speciali (ex art. 44 legge 184/1983) o con un riconoscimento d'altro tipo? E come vengono normati i contratti precedenti fra i due (o tre): sono comodati, usi, affitti, locazioni o che altro di utero? E quel bambino acquista o no i diritti ereditari della madre biologica? Anche un bambino e' un consumatore, un utente. Solo che non ha voce. Non sarebbe bello che la tua associazione (del cui valore e delle cui battaglie, lo sai, sono un acceso estimatore e difensore) si occupasse dei diritti dei bambini in questo frangente? Con amicizia ed affetto.
Caro Vincenzo, il tuo comunicato mi ha lasciato perplesso. Capisco lo spirito libertario di cui e' permeato e anch'io aborro lo stucchevole e cattolicissimo approccio che in Italia emerge ogni volta che si parla di genetica, natalita' e "uteri in affitto" (termine quanto mai folle, giacche' nessuna parte del corpo di una persona dovrebbe essere dato in affitto ad altri). Non mi stupisce che emergano giudici che propendono per la regolamentazione (o la liberalizzazione, come vorresti tu) di queste pratiche: in se e per se l'utero in affitto e' una pratica vecchia di millenni, riservata a ricchi che mettevano incinta la cameriera, la contadina o la figlia del mezzadro, non sempre consenziente, e cosi' si riproducevano allegramente. Non solo, ma nel diritto antico capitava che per appropriarsi del figlio di un altro utero si facessero partorire le madri naturali vicino alle future madri del bambino e con cio' si sancisse la nuova maternita' e il diritto della nuova famiglia....
E' storia vecchia, di piccoli e grandi soprusi e, soprattutto, di ricchezza contro poverta'. Capisco quindi il tuo spirito, di libertario, che vede nella liberalizzazione l'unica via alla regolamentazione di una consolidata e brutta abitudine. E, se c'e' un pregio, la tua voce non puzza di sagrestia. Parte da un bisogno (di consumatore e di utente dei servizi) e propone una soluzione. Che, come avrai capito, non condivido. Quello che pero' non ho capito, davvero, e' perche' hai mandato quel testo (che condivido proprio solo in piccola parte) a questo NG. Qui discutono operatori e genitori, adottivi e non, interessati ad altro. Forse la mia storia, di genitore di un figlio naturale e di una adottata, e che non ha dovuto lottare con la biologia per avere un figlio, mi rende estraneo al penare di coppie sterili, a chi si sottopone a cure estenuanti e avvilenti, ad esami e rituali che stanno al limite dell'offensivo e del dignitoso, nella spasmodica ricerca di avere un figlio proprio, ma ritengo che l'adozione sia altro da una soluzione raffazzonata e ultimativa alla sterilita'. Avere un figlio adottivo non e' un ripiego alla sterilita', ma l'accettare una genitorialita' uguale e, al tempo stessa diversa da quella biologica, fatta di intese e d'amore, non legata alla genetica, ma alla pura volonta'. Vedere te, un libertario non violento, maestro di molti di noi (lo so che non ti piace, ma anche solo per le tue scelte e la differenza di eta', volente o nolente lo sei stato) plaudire ad un magistrato (ti si deve essere accartocciato lo stomaco) che non rappresenta in nulla i tuoi valori mi lascia perplesso. Quel magistrato, e la sua allucinante intervista su Repubblica di ieri lo conferma (a proposito: Michele mi sarei aspettato una risposta, un'intervista o anche solo un commento da parte di alcuni dei giornalisti) rappresenta l'approccio dei piu' vecchi giuristi (per scelta di campo) al diritto di famiglia: lei ha santificato il "diritto alla genitorialita' naturale", il diritto legato al "sangue" (quello che e' storicamente legato ai concetti di patria, religione di stato, onore...) contrapposto alla genitorialita' "non somatica" che consegue all'adozione. Un figlio il primo e (letteralmente) "un bambino da amare" il secondo. Mia FIGLIA non era solo una bambina da amare. Era, profondamente, mia figlia fin dal momento in cui e' stata abbinata a me, e nessuno della mia famiglia l'ha mai considerata una "bambina da amare". Era "solo" una figlia, una sorella, una nipote... Non una "poverina" che senza di noi chissa' che fine avrebbe fatto. Quel diritto ad essere figlia era insito in lei.
Diventare genitori non e' un diritto. Avere dei genitori lo e'. Nella riproduzione (adottiva e non) e' il bambino il soggetto debole da tutelare, non il genitore. Poi permettimi: non esiste che basti una "non legge" a regolare un campo cosi' minato. Cosa succede se la madre naturale non vuole disfarsi del bambino. Di chi e', a quel punto: del padre per fiala o della madre per utero. O di entrambi, che lo potrebbero utilizzare per finalita' lontanissime da quelle di un genitore... E la moglie del padre per fiala come acquista la genitorialita': con un'adozione speciale, con una per casi speciali (ex art. 44 legge 184/1983) o con un riconoscimento d'altro tipo? E come vengono normati i contratti precedenti fra i due (o tre): sono comodati, usi, affitti, locazioni o che altro di utero? E quel bambino acquista o no i diritti ereditari della madre biologica? Anche un bambino e' un consumatore, un utente. Solo che non ha voce. Non sarebbe bello che la tua associazione (del cui valore e delle cui battaglie, lo sai, sono un acceso estimatore e difensore) si occupasse dei diritti dei bambini in questo frangente? Con amicizia ed affetto.
Risposta ADUC
Avendo lei scritto all'indirizzo Aduc e non al presidente, le rispondiamo noi (tenendo conto che non siamo gli autori del testo cui lei si riferisce). Pur condividendo cio' che lei sostiene nei confronti dei bambini adottati e scelti in quanto figli, che cosi' come lei ha il diritto di effettuare questa scelta anche altri –forse meno altruisti e piu' egoisti e forse anche vanitosi (alcuni tra noi piu' che un figlio da amare sicuramente vogliono un simbolo della propria immortalita')- hanno il diritto (se il contratto e' tra adulti consenzienti) di carpire le occasioni che vengono loro concesse per uscire dal tunnel della disperazione in cui si trovano. E se problemi nasceranno tra loro e la persona che gli consente di realizzare il sogno, per traumi e ripensamenti dell'una parte o dell'altra, questo verra' affrontato e deciso di caso in caso, perche' ogni caso e' a se' ed e' errato anche presupporre che un danno debba sempre e comunque verificarsi: in alcuni casi sicuramente cio' si verifichera' (ma drammi accadono anche nelle adozioni) ed in altri casi sara' invece positivo (come con le adozioni). L'errore mi sembra sia quello di generalizzare e di voler sempre mostrare solo il lato negativo, come se la scelta malsana dei genitori si trasformasse automaticamente in purgatorio per il figlio sfortunato, che verra' afflitto da chissa' quali turbe psicologiche. Ma non e' automatico, non e' sicuro, non e' scontato. E' solo un'ipotesi, un'ipotesi che deriva dall'essere vivi. Puo' succedere cosi' come puo' accadere che il proprio figlio naturale si trasformi in un serial killer. La tragedia colpisce -se deve- in tutte le situazioni, cosi' come la fortuna.
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