Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

25 luglio 2002
Domanda 25 luglio 2002
Gentili Signori, sono come Voi indignato del fatto che i partiti (con inusuale accordo tra maggioranza ed opposizione) abbiano ancora una volta aumentato le loro prebende a spese dei contribuenti.
Vorrei conoscere il Vostro parere su una iniziativa di "disobbedienza civile" che potrebbe essere propagandata dalle Associazioni dei consumatori/utenti e che, se prendesse piede, potrebbe indurre "lorsignori" a qualche ripensamento.
In breve: cosa bisogna fare per fondare un partito? Una volta fondato, il "partito" che tipo di contabilita' deve tenere e che obblighi fiscali ha?
Se, come presumo, i partiti non pagano tasse sulle erogazioni liberali ricevute e non sono tenuti a giustificare piu' di tanto cosa ne fanno dei soldi ricevuti, un gruppo di contribuenti potrebbe fondarsi un partito a proprio uso e consumo, al quale effettuare erogazioni liberali con detrazione del 19% dal proprio reddito personale e dal quale ricevere altrettante erogazioni non tassabili (in denaro o in natura)!
Grazie per l'attenzione.

Risposta ADUC
un partito si fonda come una qualunque altra associazione: atto costitutivo, statuto e registrazione. Gli obblighi fiscali sono quelli di qualunque associazione no-profit e non esiste la possibilita' di dare loro un contributo avendone un vantagigo fiscale. Inoltre sono tenuti a giustificare ogni centesimo che transita dalle loto casse, tant'e' che c'e' l'obbligo, qualora usufruiscono del finanziamento pubblico, a pubblicare i bilanci su alcuni grandi mezzi di informazione; o comunque, non avendo un finanziamento pubblico, a depositare il bilancio presso le autorita' fiscali.
Quindi, come vede, uno dei suoi punti di partenza e' un po' zoppicante :-). Sicuramente lei confonde l'andazzo con la norma: un andazzo che, siccome spesso i controllori sono gli stessi (o hanno rapporti stretti per reverenza di occupare una certa posizione lavorativa) dei controllati, viene a torto considerato come la norma.
Questo non esclude che un gruppo di contribuenti (ma di cosa, visto che dare soldi ad un partito non rappresenta un vantaggio fiscale?) in senso generico possa fondare un partito a proprio uso e consumo. Infatti ci sono i cosiddetti partiti portatori di interessi specifici (lo dice il nome stesso: partito, che qualcuno chiama "di classe")) e quelli che, invece, hanno mire di trasversalita' rispetto agli interessi e si basano (dicono) sulla comunanza di ideali.
Comunque la sua gradevole provocazione non ci sembra che abbia le gambe, per cui ci fermiamo qui. Reiterando la nostra contrarieta' al finanziamento publbico dei partiti, dei sindacati e delle associazioni di ogni tipo.
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