Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
30 giugno 2002
30 Giu 2002
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Ho acquistato all'asta, un locale proveniente da un fallimento.
La scelta del locale si è basata oltre che sulla visita dello stesso, anche sulla perizia di consistenza e valutazione, realizzata nel marzo del '94, dall'ingegnere incaricato dal tribunale.
Su questa perizia, completa di visure catastali, planimetria catastale, planimetria in scala 1:100 e 1:200 e titoli di provenienza, tra le altre cose si descrive il locale come "utilizzato ad uffici". Tale definizione è stata da me intesa come l'attuale destinazione d'uso dell'immobile.
Inoltre, nonostante le verifiche eseguite dal perito "presso l'ufficio tecnico del Comune, presso il catasto e presso fonti attendibili per stabilirne valore reale attuale", non viene fatta alcuna menzione di un qualsiasi stato di abuso edilizio.
Dopo l'acquisto, a seguito della richiesta inoltrata all'ufficio urbanistica del Comune per lavori di adeguamento e manutenzione, ho scoperto che il locale non solo è accatastato con destinazione d'uso "deposito", ma è anche in una condizione di abuso edilizio per impropria destinazione e non risulta frazionato rispetto ad un locale attiguo di altra proprietà.
Tutto ciò mi ha già provocato e mi espone a costi inattesi per il cambio di destinazione d'uso, ad avere contestati da parte dell'ufficio comunale competente l'abuso edilizio e i relativi costi e responsabilità e mi ha già esposto a diverse lungaggini e complicazioni burocratiche, per la realizzazione del progetto originario, per il quale avevo acquistato il locale.
Per quanto esposto, posso richiedere l'annullamento della vendita e la restituzione dei soldi?
Posso contestare l'avvocato che avevo nominato per assistermi all'epoca dell'acquisto all'incanto del locale?
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Ho acquistato all'asta, un locale proveniente da un fallimento.
La scelta del locale si è basata oltre che sulla visita dello stesso, anche sulla perizia di consistenza e valutazione, realizzata nel marzo del '94, dall'ingegnere incaricato dal tribunale.
Su questa perizia, completa di visure catastali, planimetria catastale, planimetria in scala 1:100 e 1:200 e titoli di provenienza, tra le altre cose si descrive il locale come "utilizzato ad uffici". Tale definizione è stata da me intesa come l'attuale destinazione d'uso dell'immobile.
Inoltre, nonostante le verifiche eseguite dal perito "presso l'ufficio tecnico del Comune, presso il catasto e presso fonti attendibili per stabilirne valore reale attuale", non viene fatta alcuna menzione di un qualsiasi stato di abuso edilizio.
Dopo l'acquisto, a seguito della richiesta inoltrata all'ufficio urbanistica del Comune per lavori di adeguamento e manutenzione, ho scoperto che il locale non solo è accatastato con destinazione d'uso "deposito", ma è anche in una condizione di abuso edilizio per impropria destinazione e non risulta frazionato rispetto ad un locale attiguo di altra proprietà.
Tutto ciò mi ha già provocato e mi espone a costi inattesi per il cambio di destinazione d'uso, ad avere contestati da parte dell'ufficio comunale competente l'abuso edilizio e i relativi costi e responsabilità e mi ha già esposto a diverse lungaggini e complicazioni burocratiche, per la realizzazione del progetto originario, per il quale avevo acquistato il locale.
Per quanto esposto, posso richiedere l'annullamento della vendita e la restituzione dei soldi?
Posso contestare l'avvocato che avevo nominato per assistermi all'epoca dell'acquisto all'incanto del locale?
Risposta ADUC
ma le visure catastali allegate, che cosa indicavano? E' basilare. Infatti, se vi fosse stato un abuso edilizio non rilevato in perizia o se quest'ultima contenesse elementi erronei che l'abbiano confusa, potrebbe contestare. Ma non per il solo fatto che -nella perizia che si limitava a fare il quadro della situazione- fosse indicato l'uso ad uffici, nel caso in cui gli atti catastali allegati fossero chiari ed espliciti in merito alla destinazione. Certo, la lettura data potrebbe essere piu' o meno equivoca, ma anche ipotizzando una cattiva capacita' espositiva del tecnico, la chiarezza degli atti giocherebbe a sfavore. Ad ogni modo, se i fatti sono quelli indicati, se non la destinazione almeno lo stato di abuso pare evidente ed altrettanto evidente pare l'errore in perizia, tale da non poter essere giustificato. Non crederemmo che il legale possa avere responsabilita': e' impensabile che non ci si possa fidare della perizia del tecnico del Tribunale. Ad ogni modo e' possibile condonare le eventuali irregolarita' che vizino il bene. La domanda di sanatoria, in caso di acquisti all'incanto, deve essere presentata entro 120 giorni dall'atto di trasferimento (L.47/85 e L.551/94).
Quello che possiamo consigliare e' di consultarsi con un legale per studiare -alla luce dei nuovi fatti- eventuali azioni in merito.
Quello che possiamo consigliare e' di consultarsi con un legale per studiare -alla luce dei nuovi fatti- eventuali azioni in merito.
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