Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
23 giugno 2002
23 Giu 2002
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Cara ADUC, in data 17/05/2002 ho acquistato in un negozio d'abbigliamento una maglietta del valore di 28,50. Dopo tre settimane esatte (07/06/2002) mi sono resa conto che sia lo scontrino fiscale che la ricevuta di pagamento riportavano l'esorbitante cifra di 190,00! L'unica possibilità che spiegherebbe un errore del genere è che, al momento del pagamento, la macchinetta per digitare il codice è stata passata A ME e non al cliente che ha acquistato per 190,00. Visto che non c'era discrepanza fra gli importi delle due ricevute ho immediatamente capito che sarebbe stato difficile riuscire ad ottenere il giusto rimborso se non confidando nella buona memoria della commessa e nell'onesta del commerciante. Così, prima ancora di rivolgermi al responsabile, ho verificato se la ragazza che mi aveva servito si ricordava di me e del mio acquisto. Con mia grande gioia ricordava tutto ma nonostante la sua testimonianza mi sono trovata di fronte ad una persona (probabilmente il proprietario) che, ha iniziato a supporre le ipotesi più macchinose di truffa da parte mia per spiegare l'accaduto: prima ha ipotizzato che mi fossi fatta dare da qualcuno all'uscita del negozio lo scontrino da 190 euro; di seguito, considerato che la cifra è stata tolta dal mio conto e posso dimostrarlo, mi ha accusato di aver prestato a qualcuno la mia carta bancomat per poi tornare a distanza di qualche tempo per fare questa sceneggiata. Mi rendo conto che la mia posizione non è facile soprattutto perchè non mi sono trovata di fronte ad un commerciante tanto corretto da rimborsare "sulla fiducia" pur di non offendere un cliente con tali accuse. Ha comunque promesso di fare dei controlli in grado a suo dire di eliminare ogni dubbio e cioè verificherà l'assenza per quel giorno allo stesso orario (erano le 19:10... fine giornata!!!) di una battuta di cassa per l'importo di 28,50. Questa sarebbe per lui l'unica prova del loro errore, visto che non mette in dubbio che io abbia acquistato la maglietta perchè la sua commessa ricorda ed inoltre io sono ancora in possesso del cartellino del prodotto e ho un testimone presente con me all'acquisto. Ho messo tra virgolette "sulla fiducia" perchè non credo che per il mio risarcimento non ci sono già delle prove sufficienti a dimostrare l'errore di addebito, ma credo che si tratti di un caso in cui è fondamentale la BUOINA FEDE e L'ONESTA'. Visto che da parte del negoziante mancano entrambe e soprattutto manca la VOLONTA' di risarcirmi, ciò che vorrei sapere da voi è: in un caso come il mio conta davvero così poco la testimonianza interna (della commessa) ed esterna (del mio accompagnatore)? non ha nessuna importanza il fatto che io sia ancora in possesso del cartellino del prodotto? Sono convinta che loro credano nella mia onestà e sappiano molto bene di aver commesso un grave errore ma vogliono rendermi difficile se non impossibile ottenere il risarcimento che mi spetta. Come posso difendermi da quest'ingiustizia? Quali controlli posso richiedere se dovessero darmi risposta negativa? Ho diritto a vedere gli scontrini emessi in quel giorno?
Scusate se sono stata prolissa nel mio racconto.
Vi ringrazio anticipatamente per l'aiuto che vorrete darmi e per quello che già date a tutti noi consumatori beffati prima dalla nostra superficialità e poi dalla disonestà di alcuni commercianti o dalla sfiducia di altri beffati a loro volta forse troppo spesso... E' una catena!!!
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Cara ADUC, in data 17/05/2002 ho acquistato in un negozio d'abbigliamento una maglietta del valore di 28,50. Dopo tre settimane esatte (07/06/2002) mi sono resa conto che sia lo scontrino fiscale che la ricevuta di pagamento riportavano l'esorbitante cifra di 190,00! L'unica possibilità che spiegherebbe un errore del genere è che, al momento del pagamento, la macchinetta per digitare il codice è stata passata A ME e non al cliente che ha acquistato per 190,00. Visto che non c'era discrepanza fra gli importi delle due ricevute ho immediatamente capito che sarebbe stato difficile riuscire ad ottenere il giusto rimborso se non confidando nella buona memoria della commessa e nell'onesta del commerciante. Così, prima ancora di rivolgermi al responsabile, ho verificato se la ragazza che mi aveva servito si ricordava di me e del mio acquisto. Con mia grande gioia ricordava tutto ma nonostante la sua testimonianza mi sono trovata di fronte ad una persona (probabilmente il proprietario) che, ha iniziato a supporre le ipotesi più macchinose di truffa da parte mia per spiegare l'accaduto: prima ha ipotizzato che mi fossi fatta dare da qualcuno all'uscita del negozio lo scontrino da 190 euro; di seguito, considerato che la cifra è stata tolta dal mio conto e posso dimostrarlo, mi ha accusato di aver prestato a qualcuno la mia carta bancomat per poi tornare a distanza di qualche tempo per fare questa sceneggiata. Mi rendo conto che la mia posizione non è facile soprattutto perchè non mi sono trovata di fronte ad un commerciante tanto corretto da rimborsare "sulla fiducia" pur di non offendere un cliente con tali accuse. Ha comunque promesso di fare dei controlli in grado a suo dire di eliminare ogni dubbio e cioè verificherà l'assenza per quel giorno allo stesso orario (erano le 19:10... fine giornata!!!) di una battuta di cassa per l'importo di 28,50. Questa sarebbe per lui l'unica prova del loro errore, visto che non mette in dubbio che io abbia acquistato la maglietta perchè la sua commessa ricorda ed inoltre io sono ancora in possesso del cartellino del prodotto e ho un testimone presente con me all'acquisto. Ho messo tra virgolette "sulla fiducia" perchè non credo che per il mio risarcimento non ci sono già delle prove sufficienti a dimostrare l'errore di addebito, ma credo che si tratti di un caso in cui è fondamentale la BUOINA FEDE e L'ONESTA'. Visto che da parte del negoziante mancano entrambe e soprattutto manca la VOLONTA' di risarcirmi, ciò che vorrei sapere da voi è: in un caso come il mio conta davvero così poco la testimonianza interna (della commessa) ed esterna (del mio accompagnatore)? non ha nessuna importanza il fatto che io sia ancora in possesso del cartellino del prodotto? Sono convinta che loro credano nella mia onestà e sappiano molto bene di aver commesso un grave errore ma vogliono rendermi difficile se non impossibile ottenere il risarcimento che mi spetta. Come posso difendermi da quest'ingiustizia? Quali controlli posso richiedere se dovessero darmi risposta negativa? Ho diritto a vedere gli scontrini emessi in quel giorno?
Scusate se sono stata prolissa nel mio racconto.
Vi ringrazio anticipatamente per l'aiuto che vorrete darmi e per quello che già date a tutti noi consumatori beffati prima dalla nostra superficialità e poi dalla disonestà di alcuni commercianti o dalla sfiducia di altri beffati a loro volta forse troppo spesso... E' una catena!!!
Risposta ADUC
le testimonianze sono decisamente basilari: mentre il fatto che lei abbia il cartellino non ha particolare valenza, potendosi in realta' trattare di un solo acquisto tra piu' capi comprati insieme.
Consiglieremmo (e la documentazione contabile eventualmente la fara' chiedere al giudice) di inviare una raccomandata A/R, facendo presenti i fatti, citando i testimoni ed intimando che si provveda ad effettuare il rimborso del danno subito entro 15 gg, specificando che in difetto adira' le vie legali.
Potra' susseguentemente rivolgersi al giudice di pace -per una conciliazione.
Consiglieremmo (e la documentazione contabile eventualmente la fara' chiedere al giudice) di inviare una raccomandata A/R, facendo presenti i fatti, citando i testimoni ed intimando che si provveda ad effettuare il rimborso del danno subito entro 15 gg, specificando che in difetto adira' le vie legali.
Potra' susseguentemente rivolgersi al giudice di pace -per una conciliazione.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti