Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
19 giugno 2002
19 Giu 2002
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Spett.le ADUC.
Vorrei sottoporvi il mio problema che porto avanti ormai da quasi tre anni, ma senza alcun risultato.
Nell'agosto del 1999 mi sono sposato e, come si usa di solito fare, abbiamo contattato il fotografo per immortalare i momenti più belli del matrimonio.
Qualche mese prima del matrimonio è stato stipulato con il fotografo titolare dello studio fotografico un contratto per tutto il servizio che comprendeva:
- 1 album fotografico con stampa a laser, 1 filmino montato e quello originale, 3 poster, 2 albumini, i negativi, i provini, il tutto per un prezzo complessivo di £ 3.700.000, da ricevere entro 2 mesi, massimo 3.
Per confermare il contratto abbiamo dato un anticipo di £ 500.000, operazione, questa, che risulta sul contratto. Restava da dare £ 3.200.000.
Circa due mesi dopo il matrimonio siamo andati allo studio fotografico per controllare a che punto era il lavoro, ma il fotografo ci rispose che non era ancora pronto niente perché lo studio di sviluppo fotografico di cui si serviva, sito a Pordenone, era intasato di lavoro e ci ha consigliato che, per accelerare i tempi, avremo dovuto versargli altri soldi "in anticipo". E così abbiamo fatto versandogli £ 500.000 in contanti e £ 1.500.000 tramite assegno. A saldo mancavano £ 1.200.000.
A questo punto inizia l'Odissea! Il fotografo, il servizio fotografico che doveva essere già in nostro possesso da tempo, i nostri soldi "anticipatigli" erano letteralmente scomparsi.
Successivamente siamo stati contattati telefonicamente dall'ex assistente del fotografo "fuggiasco" che ci ha riferito che il precedente fotografo aveva dichiarato fallimento, e che lui, nuovo proprietario, aveva rilevato lo studio fotografico fallito addossandosi tutti i lavori ed i debiti ad esso connessi (questo è quello che ci è stato riferito!).
E le rivelazioni non sono finite qua, anche se, nella loro assurdità lo avremmo preferito!
Il nome dello studio fotografico scritto sul contratto era un nome diverso dal vero nome dello studio e quindi il contratto non era valido. Praticamente, nel periodo di tempo intercorso tra la data di stipula del contratto e la dichiarazione di fallimento l'ex proprietario aveva provveduto a cambiare nome allo studio. Cosa significhi questo e che valore abbia tale fatto per noi ci è risultato incomprensibile.
Tale nuovo proprietario ci ha assicurato (e rassicurato!) che il nostro servizio fotografico era pronto ma, per motivi prettamente legali il pacco contenente tutto ciò che ci spettava era "fermo", "bloccato" nel deposito del corriere addetto alla consegna e bastava "solo" il via libera dell'avvocato che aveva in mano il caso fallimentare. Tutto ciò continuava ad essere molto nebuloso. Però, se noi avessimo voluto il "nostro servizio fotografico" bastava che gli avessimo versato la "modica" somma di £ 2.400.000, dato che, i soldi precedentemente versati (£ 2.500.000 dei £ 3.700.000 stipulati originariamente) non risultavano versati allo studio per lo sviluppo a Pordenone, e che quindi erano stati intascati direttamente dall'ex proprietario.
A questo punto, molto ingenuamente, noi abbiamo consegnato a questo "nuovo titolare" la somma di £ 2.400.000 richiestaci, di cui £ 500.000 in contanti e £ 1.900.000 in assegno.
Una cosa che ci ha stupito è stata la sua reticenza ad accettare l'assegno intestato a suo nome, che ha poi accettato dopo molti ripensamenti.
Su nostra grande insistenza tale "nuovo proprietario" si è degnato a segnare sul retro del famoso contratto una dichiarazione, da lui firmata, nella quale diceva di aver ricevuto la somma di £ 2.400.000 da noi.
Di tutta questa storia noi ci ritroviamo con un contratto (con molti dubbi sulla sua validità) nel quale è citato l'anticipo iniziale di £ 500.000, più un'annotazione sul retro del ricevimento di £ 2.400.000 dati successivamente al 2° proprietario e.. nientaltro! Né una ricevuta, né una foto, né niente di niente. Solo £ 4.900.000 buttati e tanta, tanta amarezza.
Vi ringraziamo per l'attenzione prestataci, sappiamo che la lettera è un po' lunga, ma dato che il caso è molto complesso abbiamo ritenuto opportuno fornire più dettagli possibili. Speriamo di essere stati chiari. Speriamo vogliate farci sapere qualcosa , ve ne saremo davvero grati, d'altronde vorremmo solo avere un qualcosa che ci spetta di diritto e che è stato già lautamente pagato.
Vi ringraziamo ancora.
Distinti saluti
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Spett.le ADUC.
Vorrei sottoporvi il mio problema che porto avanti ormai da quasi tre anni, ma senza alcun risultato.
Nell'agosto del 1999 mi sono sposato e, come si usa di solito fare, abbiamo contattato il fotografo per immortalare i momenti più belli del matrimonio.
Qualche mese prima del matrimonio è stato stipulato con il fotografo titolare dello studio fotografico un contratto per tutto il servizio che comprendeva:
- 1 album fotografico con stampa a laser, 1 filmino montato e quello originale, 3 poster, 2 albumini, i negativi, i provini, il tutto per un prezzo complessivo di £ 3.700.000, da ricevere entro 2 mesi, massimo 3.
Per confermare il contratto abbiamo dato un anticipo di £ 500.000, operazione, questa, che risulta sul contratto. Restava da dare £ 3.200.000.
Circa due mesi dopo il matrimonio siamo andati allo studio fotografico per controllare a che punto era il lavoro, ma il fotografo ci rispose che non era ancora pronto niente perché lo studio di sviluppo fotografico di cui si serviva, sito a Pordenone, era intasato di lavoro e ci ha consigliato che, per accelerare i tempi, avremo dovuto versargli altri soldi "in anticipo". E così abbiamo fatto versandogli £ 500.000 in contanti e £ 1.500.000 tramite assegno. A saldo mancavano £ 1.200.000.
A questo punto inizia l'Odissea! Il fotografo, il servizio fotografico che doveva essere già in nostro possesso da tempo, i nostri soldi "anticipatigli" erano letteralmente scomparsi.
Successivamente siamo stati contattati telefonicamente dall'ex assistente del fotografo "fuggiasco" che ci ha riferito che il precedente fotografo aveva dichiarato fallimento, e che lui, nuovo proprietario, aveva rilevato lo studio fotografico fallito addossandosi tutti i lavori ed i debiti ad esso connessi (questo è quello che ci è stato riferito!).
E le rivelazioni non sono finite qua, anche se, nella loro assurdità lo avremmo preferito!
Il nome dello studio fotografico scritto sul contratto era un nome diverso dal vero nome dello studio e quindi il contratto non era valido. Praticamente, nel periodo di tempo intercorso tra la data di stipula del contratto e la dichiarazione di fallimento l'ex proprietario aveva provveduto a cambiare nome allo studio. Cosa significhi questo e che valore abbia tale fatto per noi ci è risultato incomprensibile.
Tale nuovo proprietario ci ha assicurato (e rassicurato!) che il nostro servizio fotografico era pronto ma, per motivi prettamente legali il pacco contenente tutto ciò che ci spettava era "fermo", "bloccato" nel deposito del corriere addetto alla consegna e bastava "solo" il via libera dell'avvocato che aveva in mano il caso fallimentare. Tutto ciò continuava ad essere molto nebuloso. Però, se noi avessimo voluto il "nostro servizio fotografico" bastava che gli avessimo versato la "modica" somma di £ 2.400.000, dato che, i soldi precedentemente versati (£ 2.500.000 dei £ 3.700.000 stipulati originariamente) non risultavano versati allo studio per lo sviluppo a Pordenone, e che quindi erano stati intascati direttamente dall'ex proprietario.
A questo punto, molto ingenuamente, noi abbiamo consegnato a questo "nuovo titolare" la somma di £ 2.400.000 richiestaci, di cui £ 500.000 in contanti e £ 1.900.000 in assegno.
Una cosa che ci ha stupito è stata la sua reticenza ad accettare l'assegno intestato a suo nome, che ha poi accettato dopo molti ripensamenti.
Su nostra grande insistenza tale "nuovo proprietario" si è degnato a segnare sul retro del famoso contratto una dichiarazione, da lui firmata, nella quale diceva di aver ricevuto la somma di £ 2.400.000 da noi.
Di tutta questa storia noi ci ritroviamo con un contratto (con molti dubbi sulla sua validità) nel quale è citato l'anticipo iniziale di £ 500.000, più un'annotazione sul retro del ricevimento di £ 2.400.000 dati successivamente al 2° proprietario e.. nientaltro! Né una ricevuta, né una foto, né niente di niente. Solo £ 4.900.000 buttati e tanta, tanta amarezza.
Vi ringraziamo per l'attenzione prestataci, sappiamo che la lettera è un po' lunga, ma dato che il caso è molto complesso abbiamo ritenuto opportuno fornire più dettagli possibili. Speriamo di essere stati chiari. Speriamo vogliate farci sapere qualcosa , ve ne saremo davvero grati, d'altronde vorremmo solo avere un qualcosa che ci spetta di diritto e che è stato già lautamente pagato.
Vi ringraziamo ancora.
Distinti saluti
Risposta ADUC
a nostro avviso, il contratto e' comunque valido. Il fatto che il fotografo avesse mutato ragione sociale non toglie che avesse tuttavia effettuato la cessione dei contratti alla nuova ragione sociale. Certo, sarebbe da verificare, ma la chiusura di un'azienda comporta adempimenti fiscali che devono seguire certi iter specifici. Pertanto, se stessero cosi' le cose, potrebbe avanzare la richiesta di esecuzione del contratto al nuovo titolare, con riferimento all'accordo originario ma traendo legittimita' nell'ultimo pagamento (non riteniamo avreste dovuto pagare di piu', non sulla base di quanto dettovi, eventualmente dovevate parlare col liquidatore fallimentare) che pero', pur se maggiorato, e' quello che vi offre la possibilita' di reiterare la richiesta di adempimento direttamente nei riguardi del nuovo titolare e nonostante il tempo trascorso. Occorrerebbe pertanto -e quantomeno dalla risposta formale verranno eventualmente alla luce eventuali punti oscuri- formulare la richiesta di consegna, come da contratto e da pagamento eseguito, delle varie fotografie, intimando che vi si provveda entro 15 gg ed avvisando che in difetto adira' e vie legali -ritenendoli inadempienti.
Potra' susseguentemente rivolgersi al giudice di pace -inizialmente in conciliazione.
Potra' susseguentemente rivolgersi al giudice di pace -inizialmente in conciliazione.
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