Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
30 aprile 2002
30 Apr 2002
Oggetto: informazioni
Buon giorno,
ho inviato il seguente reclamo alle e-mail trovate sul catogo Max & CO.
Vi chiedo se sia almeno dovuta una risposta.
E-mail inviata il 04/03/2002 a: mailto:[email protected]@maxandco.com, [email protected]
RECLAMO
Da anni faccio con piacere acquisti presso i Vs. punti vendita di Viterbo, del centro commerciale di Cinecittàdue di Roma ed apprezzo i Vs. capi per la qualità e l'originalità dei modelli.
Domenica 3 marzo 2002 ho visto nella vetrina del Vs. negozio di via dei Condotti, 46/A di Roma, una borsa al prezzo esposto di 114 euro. Sono entrata nel negozio con mio marito e la nostra bambina di cinque mesi, ho visto da vicino l'articolo ed ho deciso di acquistarlo.
Alla cassa la commessa mi ha chiesto 134 euro, ho fatto presente che in vetrina il prezzo è di 114 euro. La commessa va a controllare, prende il cartellino esposto in vetrina e ritorna alla cassa affermando che io ho ragione, ma che c'è stato un errore da parte del personale del negozio, e che se voglio acquistare quella borsa devo comunque pagarla 134 euro.
Ho espresso il mio disappunto e sentendomi anche un po' a disagio, dato che c'erano altre persone vicino a me per pagare i loro acquisti, e pur nella personale convinzione che per il cliente il prezzo valido è quello esposto in vetrina, ho dato alla commessa 134 euro, ho preso la borsa e siamo usciti dal negozio (ricevuta n. 4397 del 03/03/02 ).
Appena fuori, mio marito ed io abbiamo riflettuto sull'accaduto e fatta la conversione in lire, abbiamo ritenuto il prezzo di acquisto della borsa troppo eccessivo rispetto alla spesa da noi preventivata.
Mio marito è subito rientrato nel negozio a chiedere di poter restituire la borsa per noi troppo esosa, e riavere i 134 euro. La commessa ha affermato l'impossibilità di tale operazione a causa dell'avvenuta emissione dello scontrino fiscale.
Dopo una lunga discussione, quando mio marito ha espresso la volontà di chiedere l'intervento di un vigile urbano per far costatare il fatto, la commessa ha telefonato alla responsabile del negozio la quale ha autorizzato l'operazione di storno (di cui allego la ricevuta alla presente).
A detta dell'associazione Consumatori la normativa riguardo l'esposizione dei prezzi è molto severa, figuriamoci nel caso in cui ci sia discordanza tra il prezzo esposto e quello richiesto alla cassa.
Sono rimasta molto dispiaciuta dal comportamento del Vs. personale, a mio avviso poco consono al Vs. marchio, e con mio rammarico mi vedo costatare che il cliente non ha sempre ragione, bensì paga le conseguenze morali e materiali degli errori altrui.
Distinti saluti
Oggetto: informazioni
Buon giorno,
ho inviato il seguente reclamo alle e-mail trovate sul catogo Max & CO.
Vi chiedo se sia almeno dovuta una risposta.
E-mail inviata il 04/03/2002 a: mailto:[email protected]@maxandco.com, [email protected]
RECLAMO
Da anni faccio con piacere acquisti presso i Vs. punti vendita di Viterbo, del centro commerciale di Cinecittàdue di Roma ed apprezzo i Vs. capi per la qualità e l'originalità dei modelli.
Domenica 3 marzo 2002 ho visto nella vetrina del Vs. negozio di via dei Condotti, 46/A di Roma, una borsa al prezzo esposto di 114 euro. Sono entrata nel negozio con mio marito e la nostra bambina di cinque mesi, ho visto da vicino l'articolo ed ho deciso di acquistarlo.
Alla cassa la commessa mi ha chiesto 134 euro, ho fatto presente che in vetrina il prezzo è di 114 euro. La commessa va a controllare, prende il cartellino esposto in vetrina e ritorna alla cassa affermando che io ho ragione, ma che c'è stato un errore da parte del personale del negozio, e che se voglio acquistare quella borsa devo comunque pagarla 134 euro.
Ho espresso il mio disappunto e sentendomi anche un po' a disagio, dato che c'erano altre persone vicino a me per pagare i loro acquisti, e pur nella personale convinzione che per il cliente il prezzo valido è quello esposto in vetrina, ho dato alla commessa 134 euro, ho preso la borsa e siamo usciti dal negozio (ricevuta n. 4397 del 03/03/02 ).
Appena fuori, mio marito ed io abbiamo riflettuto sull'accaduto e fatta la conversione in lire, abbiamo ritenuto il prezzo di acquisto della borsa troppo eccessivo rispetto alla spesa da noi preventivata.
Mio marito è subito rientrato nel negozio a chiedere di poter restituire la borsa per noi troppo esosa, e riavere i 134 euro. La commessa ha affermato l'impossibilità di tale operazione a causa dell'avvenuta emissione dello scontrino fiscale.
Dopo una lunga discussione, quando mio marito ha espresso la volontà di chiedere l'intervento di un vigile urbano per far costatare il fatto, la commessa ha telefonato alla responsabile del negozio la quale ha autorizzato l'operazione di storno (di cui allego la ricevuta alla presente).
A detta dell'associazione Consumatori la normativa riguardo l'esposizione dei prezzi è molto severa, figuriamoci nel caso in cui ci sia discordanza tra il prezzo esposto e quello richiesto alla cassa.
Sono rimasta molto dispiaciuta dal comportamento del Vs. personale, a mio avviso poco consono al Vs. marchio, e con mio rammarico mi vedo costatare che il cliente non ha sempre ragione, bensì paga le conseguenze morali e materiali degli errori altrui.
Distinti saluti
Risposta ADUC
e' vero che una volta effettuato l'acquisto non v'e' diritto al recesso: di conseguenza occorre rilevare che comunque le sono venuti incontro.
Cio' premesso, poiche' l'errore di esposizione del prezzo e' stato da loro commesso, era suo diritto pretenderne l'applicazione -o, in caso di dissenso della controparte, citarla in giudizio per ottenere quanto previsto.
Ad ogni modo, occorre che le contestazioni avvengano per raccomandata A/R, altrimenti e' difficile ipotizzare una risposta.
Cio' premesso, poiche' l'errore di esposizione del prezzo e' stato da loro commesso, era suo diritto pretenderne l'applicazione -o, in caso di dissenso della controparte, citarla in giudizio per ottenere quanto previsto.
Ad ogni modo, occorre che le contestazioni avvengano per raccomandata A/R, altrimenti e' difficile ipotizzare una risposta.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti