Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
14 aprile 2002
14 Apr 2002
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Il 31/12/86 io e mia moglie abbiamo sottoscritto un mutuo per acquisto prima casa d lire 50 milioni-40 rate semestrali-
tasso variabile media aritmetica fra tasso ufficiale di sconto Banca d'Italia e prime rate fissato dall'ABI ma con l'aggiunta della clausola che il tasso che regolerà il mutuo non dovrà essere inferiore al 9%.
Già dal 1998, a ns. richiesta , la Banca ha sempre aderito alle ns. richieste di revisione del tasso e così ha fatto alla ns. richiesta del 31/12/01 portando il tasso dal 7,25% al 6,25% ma con l'applicazione di un recupero spese di Euro 129,11 per recupero forfetario di costi sostenuti per l'adeguamento extracontrattuale del tasso che regola il finanziamento.
Naturalmente ci siamo opposti, con raccomandata, al pagamento di tali spese non contrattualmente previste ma la Banca ha ribadito che non intende rinunciare a tale introito.
La mia domanda: un mutuo a tasso variabile come può contenere una clausola del minimo al 9%? La Banca non incorre in questo caso nel de quibus della L.108/96 nell'applicazione dell'ultimo comma art. 1815 c.c. introdotto dall'art.4 L.108/96?
Posso, senza subire ricatti dalla Banca, fare ricorso contro il pagamento di tali spese?
A mio giudizio un mutuo che contiene un fermo di tasso oltre il quale non é possibile scendere (il 9%) si trasforma da mutuo a tasso variabile a tasso fisso: in questo caso, ammesso che il mio pensiero incontri il favore della legge, cosa posso fare per evitare queste spese? Grazie.
Attendo risposta e ringrazio. Cordialmente
Tipo_Form.............CONSIGLI
RICHIESTA.............Il 31/12/86 io e mia moglie abbiamo sottoscritto un mutuo per acquisto prima casa d lire 50 milioni-40 rate semestrali-
tasso variabile media aritmetica fra tasso ufficiale di sconto Banca d'Italia e prime rate fissato dall'ABI ma con l'aggiunta della clausola che il tasso che regolerà il mutuo non dovrà essere inferiore al 9%.
Già dal 1998, a ns. richiesta , la Banca ha sempre aderito alle ns. richieste di revisione del tasso e così ha fatto alla ns. richiesta del 31/12/01 portando il tasso dal 7,25% al 6,25% ma con l'applicazione di un recupero spese di Euro 129,11 per recupero forfetario di costi sostenuti per l'adeguamento extracontrattuale del tasso che regola il finanziamento.
Naturalmente ci siamo opposti, con raccomandata, al pagamento di tali spese non contrattualmente previste ma la Banca ha ribadito che non intende rinunciare a tale introito.
La mia domanda: un mutuo a tasso variabile come può contenere una clausola del minimo al 9%? La Banca non incorre in questo caso nel de quibus della L.108/96 nell'applicazione dell'ultimo comma art. 1815 c.c. introdotto dall'art.4 L.108/96?
Posso, senza subire ricatti dalla Banca, fare ricorso contro il pagamento di tali spese?
A mio giudizio un mutuo che contiene un fermo di tasso oltre il quale non é possibile scendere (il 9%) si trasforma da mutuo a tasso variabile a tasso fisso: in questo caso, ammesso che il mio pensiero incontri il favore della legge, cosa posso fare per evitare queste spese? Grazie.
Attendo risposta e ringrazio. Cordialmente
Risposta ADUC
poiche' il contratto e' regolare e le riduzioni del tasso che le sono state applicate -non dovute- erano sicuramente a vostro vantaggio, ci pare che contestare le spese (si ricorda che non c'e' alcun diritto alla rinegoziazione, che e' una facolta', nella situazione da lei descritta) sia inopportuno in linea generale e comunque indebito, poiche' costituendo la rinegoziazione deroga al contratto, non ci si puo' opporre quando la controparte propone a sua volta una deroga a proprio favore. O meglio, opporsi e' legittimo ma in tal caso non potra' esserci ne' accordo ne' variazione.
Il suo e', comunque, un tasso "misto".
Il suo e', comunque, un tasso "misto".
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