Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
3 aprile 2002
Subject: quesito
Scusate, ho un altro quesito, domani, comunque, vado a pagare la quota associativa, come da messaggio precedente, e non sapevo che avrei avuto bisogno così presto, "me la sono tirata questa sfortuna".
Sono una dipendente statale, mi considerate lo stesso "consumatore"? E' meglio andare da un avvocato privato? Io penso di no, penso che siate più convinti voi nel prestare consulenza in caso di maltrattamento da parte del Pubblico Impiego.
Esattamente, sono insegnante elementare; per alcune pratiche burocratiche sta subentrando l'autonomia degli Istituti Scolastici, per
altre ci si rivolge ancora all'ufficio che prima era il Provveditorato ed ora si chiama C.S.A. (Centro Servizi Amministrativi). L'arroganza del potere è rimasta la stessa.
Il 14 febbraio, nei termini stabiliti dall'O.M. ad hoc, ho presentato domanda di trasferimento ad altra sede scolastica.
Pochi giorni dopo mi è stato notificato il ricevimento dei dati, ma con un elemento sul quale avevo qualcosa da dire.
Sempre nei termini stabiliti dall'O.M. (5 gg. dal ricevimento della notifica) ho presentato il mio "motivato reclamo", dopo aver tentato un chiarimento telefonico ed essere stata trattata a "pesci in faccia" dalla funzionaria addetta.
Sono ancora in attesa di risposta. Nel frattempo, sabato 30 ho dovuto apprendere sul sito del Resto del Carlino (perché nel sito del CSA di Ra, col quale mi sono collegata quotidianamente, non appare nemmeno la voce MOBILITA' DEL PERSONALE,
mentre su quello del Ministero la voce appare, ma il motore di ricerca si inceppa) il mio avvenuto trasferimento, tra gli altri, pubblicati sul giornale. Questi sono i mezzi ufficiali di notifica!
Bel sistema! Ma il presente sarebbe un terzo problema, sul quale, per stanchezza, sono disposta a transigere.
Dunque, riassumendo, il mio problema era relativo all'inesprimibilità di una sede, da me ambita. Il mio problema maggiore, perché legato all'arroganza dell'Amministrazione e alla rabbia del dipendente (sinceramente, diciamo che dal punto di vista del rapporto di lavoro col datore di lavoro (lo Stato) questa signora è al massimo una mia collega!!!!!!!) , che nella fattispecie sono io, è diventato ESSERE ONORATA DI UNA RISPOSTA SCRITTA. Ne ho diritto? Siamo in fase di silenzio assenso o di silenzio rifiuto? E chi mi assicura che tutti gli accertamenti di dovere per asserire il mio mancato diritto a quella sede siano stati veramente effettuati? Perché non mettere per iscritto, si ha paura?
Qui subentrerebbe un altro annoso problema, col quale mi scontro periodicamente: a che serve il mio Diploma Universitario? Ma lo lascio per il seguito degli eventi; in quest'altra fase di espressione di rabbia l'interlocutore / antagonista diventerebbe l'Università.
E quale Università, se quella che mi ha rilasciato il titolo in questione nel 1975 , ora non ha più quel corso? non esiste più l'Istituto di
Pedagogia ecc. ecc. ecc. Ho intenzione di agire alla ricerca di lumi, ma non ora.
Vi prego, aiutatemi, questa cosa mi sta distruggendo la salute, ora scherzo, ma dico veramente: ho i nervi così tesi e mi sento così umiliata dalla mancata risposta, che commetterei anche gesti inconsulti!
Pazienza se il Diploma non va bene , ma perché non mi rispondono? Con quale dignità portano avanti le loro responsabilità? E la rispettabilità degli altri dove la mettono?
Io non mi sognerei mai di ignorare un alunno o un genitore (questi sono i miei interlocutori). Considerare un altro inesistente e ignorare le sue istanze è offensivo al massimo!
Vi ringrazio
Scusate, ho un altro quesito, domani, comunque, vado a pagare la quota associativa, come da messaggio precedente, e non sapevo che avrei avuto bisogno così presto, "me la sono tirata questa sfortuna".
Sono una dipendente statale, mi considerate lo stesso "consumatore"? E' meglio andare da un avvocato privato? Io penso di no, penso che siate più convinti voi nel prestare consulenza in caso di maltrattamento da parte del Pubblico Impiego.
Esattamente, sono insegnante elementare; per alcune pratiche burocratiche sta subentrando l'autonomia degli Istituti Scolastici, per
altre ci si rivolge ancora all'ufficio che prima era il Provveditorato ed ora si chiama C.S.A. (Centro Servizi Amministrativi). L'arroganza del potere è rimasta la stessa.
Il 14 febbraio, nei termini stabiliti dall'O.M. ad hoc, ho presentato domanda di trasferimento ad altra sede scolastica.
Pochi giorni dopo mi è stato notificato il ricevimento dei dati, ma con un elemento sul quale avevo qualcosa da dire.
Sempre nei termini stabiliti dall'O.M. (5 gg. dal ricevimento della notifica) ho presentato il mio "motivato reclamo", dopo aver tentato un chiarimento telefonico ed essere stata trattata a "pesci in faccia" dalla funzionaria addetta.
Sono ancora in attesa di risposta. Nel frattempo, sabato 30 ho dovuto apprendere sul sito del Resto del Carlino (perché nel sito del CSA di Ra, col quale mi sono collegata quotidianamente, non appare nemmeno la voce MOBILITA' DEL PERSONALE,
mentre su quello del Ministero la voce appare, ma il motore di ricerca si inceppa) il mio avvenuto trasferimento, tra gli altri, pubblicati sul giornale. Questi sono i mezzi ufficiali di notifica!
Bel sistema! Ma il presente sarebbe un terzo problema, sul quale, per stanchezza, sono disposta a transigere.
Dunque, riassumendo, il mio problema era relativo all'inesprimibilità di una sede, da me ambita. Il mio problema maggiore, perché legato all'arroganza dell'Amministrazione e alla rabbia del dipendente (sinceramente, diciamo che dal punto di vista del rapporto di lavoro col datore di lavoro (lo Stato) questa signora è al massimo una mia collega!!!!!!!) , che nella fattispecie sono io, è diventato ESSERE ONORATA DI UNA RISPOSTA SCRITTA. Ne ho diritto? Siamo in fase di silenzio assenso o di silenzio rifiuto? E chi mi assicura che tutti gli accertamenti di dovere per asserire il mio mancato diritto a quella sede siano stati veramente effettuati? Perché non mettere per iscritto, si ha paura?
Qui subentrerebbe un altro annoso problema, col quale mi scontro periodicamente: a che serve il mio Diploma Universitario? Ma lo lascio per il seguito degli eventi; in quest'altra fase di espressione di rabbia l'interlocutore / antagonista diventerebbe l'Università.
E quale Università, se quella che mi ha rilasciato il titolo in questione nel 1975 , ora non ha più quel corso? non esiste più l'Istituto di
Pedagogia ecc. ecc. ecc. Ho intenzione di agire alla ricerca di lumi, ma non ora.
Vi prego, aiutatemi, questa cosa mi sta distruggendo la salute, ora scherzo, ma dico veramente: ho i nervi così tesi e mi sento così umiliata dalla mancata risposta, che commetterei anche gesti inconsulti!
Pazienza se il Diploma non va bene , ma perché non mi rispondono? Con quale dignità portano avanti le loro responsabilità? E la rispettabilità degli altri dove la mettono?
Io non mi sognerei mai di ignorare un alunno o un genitore (questi sono i miei interlocutori). Considerare un altro inesistente e ignorare le sue istanze è offensivo al massimo!
Vi ringrazio
Risposta ADUC
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