Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
20 marzo 2002
Tipo_Form - CONSIGLI
RICHIESTA - Egregi Signori, la presente e-mail per sottoporVi il mio caso sperando di poter ricevere un consiglio. Nel giugno del 2001 mi sono sottoposto a una visita specialistica presso un chirurgo plastico (che per comodita' chiamero' Dott. A) perche' volevo, con un'operazione di rinoplastica, risolvere un problema funzionale (deviazione del setto nasale) ed estetico del naso (gibbo sul dorso).
Durante la visita e nei giorni successivi, e' stato programmato l'intervento. L'intervento ha avuto luogo ai primi di luglio 2001 e purtroppo non ha avuto l'esito positivo che speravo. Il problema funzionale che avevo e' stato risolto mentre il problema estetico e' stato risolto solo parzialmente, in quanto il gibbo e' stato solo parzialmente ridotto e in più alcuni connotati del naso sono stati storpiati. Nel settembre 2001 mi sono rivolto a un altro specialista in chirurgia plastica (che per comodita' chiamero' Dott. B) per avere un consulto sull'esito dell'operazione svolta dall'altro chirurgo. Questo secondo specialista mi ha confermato che l'esito non e' stato dei migliori.
Dopo varie divergenze con il Dott. A ho deciso di sottopormi a un secondo intervento in questo caso eseguito dal Dott. B. Il giorno fissato per l'intervento, ai primi di febbraio, poco prima di entrare in sala operatoria, il personale medico mi ha somministrato un antibiotico (normale prassi seguita dalle cliniche prima di un'operazione) a cui poi sono risultato allergico andando in shock anafilattico. Cosa strana in tutta la mia vita perche' non sono mai stato allergico a nulla, comunque i medici mi hanno detto che poteva capitare di essere allergici a uno specifico principio attivo. Una volta stabilizzata la mia condizione l'intervento e' stato spostato di una settimana. Prima del secondo intervento il personale medico non ha voluto somministrarmi altri medicinali per non rischiare una seconda reazione e per non sensibilizzare di più il mio organismo. Decisione che ho apprezzato e giudicato come indice di competenza.
A questo punto un mio familiare si e' ricordato che anche in occasione del primo intervento, quello eseguito dal Dott. A, ero uscito dalla sala operatoria con il viso molto gonfio (non a causa della rinoplastica) e con difficolta' respiratorie. Nelle ore successive all'intervento l'anestesista era venuto periodicamente a controllare la mia condizione chiedendo notizie alle infermiere e mostrandosi un po' preoccupato.
Tutto questo secondo il mio familiare che mi assisteva. Alle richieste del mio familiare per avere spiegazioni sul perche' fossi gonfio o avessi difficolta' nel respirare il personale ha risposto in modo schivo e insoddisfacente, quasi come se volessero nascondere qualcosa. Venendo al nocciolo della questione, vorrei sapere se posso chiedere alla clinica presso la quale ha avuto luogo l'intervento eseguito dal Dott. A la mia cartella clinica per sapere quali medicinali mi sono stati somministrati e per vedere se ci sono note relative a cio' che e' successo. Se la clinica mi desse la cartella e scoprissi che effettivamente hanno usato un farmaco che mi ha provocato quella reazione allergica, e me l'hanno nascosto, cosa potrei fare? Posso intentare un'azione contro di loro perche' mi hanno nascosto una informazione relativa al mio stato di salute che, in occasione del secondo intervento, mi avrebbe evitato di andare in shock anafilattico e di rischiare la vita?
C'e' da dire che il personale della clinica non poteva sapere se io avrei deciso di sottopormi a un nuovo intervento, comunque sia mi avrebbe nascosto un'informazione importante per la mia salute. Il Dott. A invece sapeva che mi sarei fatto operare una seconda volta. Potrei intentare un'azione legale contro di lui perche' appunto sapendo che mi volevo operare una seconda volta e sapendo che c'era la possibilita' che potessi avere uno shock se mi avessero somministrato quella determinata sostanza, non mi ha comunque informato?
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un secondo punto della questione. Dopo che il primo intervento era andato male avevo pensato di fare causa al Dott. A per avere un risarcimento. Per quel poco che ho potuto informarmi le prestazioni mediche possono dare origine a due tipi diversi di obbligazione.
Le obbligazione di fatti e quelle da risultato. La giurisprudenza e' divisa sul fatto che le prestazioni in chirurgia plastica diano luogo a obbligazione di fatti o da risultato.
Mi era stato sconsigliato di agire legalmente contro il Dott. A perche', pur avendo ragione, non ne valeva la pena. Comunque sia, un'obbligazione, non e' da ritenersi adempiuta se le condizioni del paziente peggiorano. Le mie condizioni estetiche, dopo la rinoplastica non sono peggiorate, ma tuttavia alcuni lineamenti del mio naso sono stati storpiati e nonostante la seconda operazione questi lineamenti sono stati solo parzialmente sistemati.
Il Dott. B che ha eseguito il secondo intervento mi ha detto che in fede sua, meglio di cosi' non si poteva fare e che se anche mi fossi rivolto ad altri chirurghi per un consulto, mi avrebbero detto tutti che più di quanto era gia' stato fatto, le cose non si potevano sistemare.
A questo punto, considerando il fatto che in seguito al primo intervento (eseguito da Dott. A) i lineamenti del naso hanno subito delle 'lesioni' tali da non poter rimediare nemmeno con un secondo intervento, posso fare causa al Dott. A sicuro che mi venga dato un risarcimento?
Quale sarebbe la cosa più giusta da fare? Dovrei magari per questo sottopormi a una perizia medica? A quale ente mi devo rivolgere per questo?
In attesa di una Vostra risposta alle mie domande colgo l'occasione per porgerVi i miei più cordiali saluti e le mie scuse per l'eventuale disturbo.
RICHIESTA - Egregi Signori, la presente e-mail per sottoporVi il mio caso sperando di poter ricevere un consiglio. Nel giugno del 2001 mi sono sottoposto a una visita specialistica presso un chirurgo plastico (che per comodita' chiamero' Dott. A) perche' volevo, con un'operazione di rinoplastica, risolvere un problema funzionale (deviazione del setto nasale) ed estetico del naso (gibbo sul dorso).
Durante la visita e nei giorni successivi, e' stato programmato l'intervento. L'intervento ha avuto luogo ai primi di luglio 2001 e purtroppo non ha avuto l'esito positivo che speravo. Il problema funzionale che avevo e' stato risolto mentre il problema estetico e' stato risolto solo parzialmente, in quanto il gibbo e' stato solo parzialmente ridotto e in più alcuni connotati del naso sono stati storpiati. Nel settembre 2001 mi sono rivolto a un altro specialista in chirurgia plastica (che per comodita' chiamero' Dott. B) per avere un consulto sull'esito dell'operazione svolta dall'altro chirurgo. Questo secondo specialista mi ha confermato che l'esito non e' stato dei migliori.
Dopo varie divergenze con il Dott. A ho deciso di sottopormi a un secondo intervento in questo caso eseguito dal Dott. B. Il giorno fissato per l'intervento, ai primi di febbraio, poco prima di entrare in sala operatoria, il personale medico mi ha somministrato un antibiotico (normale prassi seguita dalle cliniche prima di un'operazione) a cui poi sono risultato allergico andando in shock anafilattico. Cosa strana in tutta la mia vita perche' non sono mai stato allergico a nulla, comunque i medici mi hanno detto che poteva capitare di essere allergici a uno specifico principio attivo. Una volta stabilizzata la mia condizione l'intervento e' stato spostato di una settimana. Prima del secondo intervento il personale medico non ha voluto somministrarmi altri medicinali per non rischiare una seconda reazione e per non sensibilizzare di più il mio organismo. Decisione che ho apprezzato e giudicato come indice di competenza.
A questo punto un mio familiare si e' ricordato che anche in occasione del primo intervento, quello eseguito dal Dott. A, ero uscito dalla sala operatoria con il viso molto gonfio (non a causa della rinoplastica) e con difficolta' respiratorie. Nelle ore successive all'intervento l'anestesista era venuto periodicamente a controllare la mia condizione chiedendo notizie alle infermiere e mostrandosi un po' preoccupato.
Tutto questo secondo il mio familiare che mi assisteva. Alle richieste del mio familiare per avere spiegazioni sul perche' fossi gonfio o avessi difficolta' nel respirare il personale ha risposto in modo schivo e insoddisfacente, quasi come se volessero nascondere qualcosa. Venendo al nocciolo della questione, vorrei sapere se posso chiedere alla clinica presso la quale ha avuto luogo l'intervento eseguito dal Dott. A la mia cartella clinica per sapere quali medicinali mi sono stati somministrati e per vedere se ci sono note relative a cio' che e' successo. Se la clinica mi desse la cartella e scoprissi che effettivamente hanno usato un farmaco che mi ha provocato quella reazione allergica, e me l'hanno nascosto, cosa potrei fare? Posso intentare un'azione contro di loro perche' mi hanno nascosto una informazione relativa al mio stato di salute che, in occasione del secondo intervento, mi avrebbe evitato di andare in shock anafilattico e di rischiare la vita?
C'e' da dire che il personale della clinica non poteva sapere se io avrei deciso di sottopormi a un nuovo intervento, comunque sia mi avrebbe nascosto un'informazione importante per la mia salute. Il Dott. A invece sapeva che mi sarei fatto operare una seconda volta. Potrei intentare un'azione legale contro di lui perche' appunto sapendo che mi volevo operare una seconda volta e sapendo che c'era la possibilita' che potessi avere uno shock se mi avessero somministrato quella determinata sostanza, non mi ha comunque informato?
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un secondo punto della questione. Dopo che il primo intervento era andato male avevo pensato di fare causa al Dott. A per avere un risarcimento. Per quel poco che ho potuto informarmi le prestazioni mediche possono dare origine a due tipi diversi di obbligazione.
Le obbligazione di fatti e quelle da risultato. La giurisprudenza e' divisa sul fatto che le prestazioni in chirurgia plastica diano luogo a obbligazione di fatti o da risultato.
Mi era stato sconsigliato di agire legalmente contro il Dott. A perche', pur avendo ragione, non ne valeva la pena. Comunque sia, un'obbligazione, non e' da ritenersi adempiuta se le condizioni del paziente peggiorano. Le mie condizioni estetiche, dopo la rinoplastica non sono peggiorate, ma tuttavia alcuni lineamenti del mio naso sono stati storpiati e nonostante la seconda operazione questi lineamenti sono stati solo parzialmente sistemati.
Il Dott. B che ha eseguito il secondo intervento mi ha detto che in fede sua, meglio di cosi' non si poteva fare e che se anche mi fossi rivolto ad altri chirurghi per un consulto, mi avrebbero detto tutti che più di quanto era gia' stato fatto, le cose non si potevano sistemare.
A questo punto, considerando il fatto che in seguito al primo intervento (eseguito da Dott. A) i lineamenti del naso hanno subito delle 'lesioni' tali da non poter rimediare nemmeno con un secondo intervento, posso fare causa al Dott. A sicuro che mi venga dato un risarcimento?
Quale sarebbe la cosa più giusta da fare? Dovrei magari per questo sottopormi a una perizia medica? A quale ente mi devo rivolgere per questo?
In attesa di una Vostra risposta alle mie domande colgo l'occasione per porgerVi i miei più cordiali saluti e le mie scuse per l'eventuale disturbo.
Risposta ADUC
In primo luogo, occorre rilevare che il lavoro dell'anestesista e del chirurgo sono comunque distinti: e' l'anestesista ad avere responsabilita' per i farmaci somministrati a detto scopo.
Per cio' che concerne il potenziale rischio corso, se dalla cartella medica dovessero rilevarsi degli elementi concreti (e cioe' in caso non fosse un semplice sospetto) potrebbe presentare un esposto in Procura della Repubblica, chiedendo di valutare la correttezza del comportamento tenuto: nel caso di un seguito, potra' costituirsi parte civile.
Puo' anche appoggiarsi al Difensore Civico Regionale, per ottenere i documenti in questione.
Per quanto riguarda il secondo quesito, la parola "sicuro", in giudizio, non esiste. Puo' ottenere una perizia medica, a pagamento (rivolgendosi ad un chirurgo di fiducia o rintracciato presso l'Istituto di Medicina Legale di un'Universita') e -se questo determinera' con certezza il danno- puo' valutare l'opportunita' di tentare l'azione. Sara' il medico a dirle quanto gli sembra probabile un esito positivo -senza, comunque, poterle dare garanzie.
Per cio' che concerne il potenziale rischio corso, se dalla cartella medica dovessero rilevarsi degli elementi concreti (e cioe' in caso non fosse un semplice sospetto) potrebbe presentare un esposto in Procura della Repubblica, chiedendo di valutare la correttezza del comportamento tenuto: nel caso di un seguito, potra' costituirsi parte civile.
Puo' anche appoggiarsi al Difensore Civico Regionale, per ottenere i documenti in questione.
Per quanto riguarda il secondo quesito, la parola "sicuro", in giudizio, non esiste. Puo' ottenere una perizia medica, a pagamento (rivolgendosi ad un chirurgo di fiducia o rintracciato presso l'Istituto di Medicina Legale di un'Universita') e -se questo determinera' con certezza il danno- puo' valutare l'opportunita' di tentare l'azione. Sara' il medico a dirle quanto gli sembra probabile un esito positivo -senza, comunque, poterle dare garanzie.
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