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Cara ADUC

Lettera del consumatore

14 marzo 2002
Domanda 14 marzo 2002
luglio: su esplicita richiesta di chi ci aveva inviato la lettera, vengono coperti i riferimenti che consentano l'individuazione della casa editrice)
QUESTO E' IL RESOCONTO DEI RAPPORTI TRA LO "SMEMORATO" DIRETTORE EDITORIALE DELLA CASA EDITRICE xxxxx ED UN AUTORE CREDULONE
1995 - 2002
Se aspettare piu' di sette anni senza mai arrabbiarsi significa essere un tipo paziente, ebbene allora vuol dire che io sono paziente, oppure - giudicate un po' voi - scemo.
Il tutto e' iniziato quando, dopo aver scritto un libro, ho deciso di spedirlo a diversi editori. Fin qui nulla di male. Il fatto e' che l'ho inviato anche ad una piccola 'casa editrice' ed al suo 'direttore editoriale'.
Ma cominciamo dall'inizio. Il 3 gennaio 1995 (!!!!!!) ho dunque spedito il manoscritto.
Pochi giorni dopo (esattamente il 12 gennaio) ho ricevuto la telefonata del suddetto che gentilmente mi comunicava che avrebbe letto il manoscritto e l'avrebbe fatto leggere anche ad un misterioso 'cenacolo dei lettori'. Devo ammettere, ero piuttosto soddisfatto, anche se quell'accenno al cenacolo dei lettori mi aveva lasciato piuttosto perplesso.
Il 5 maggio 1995 in una lettera il 'direttore editoriale' mi comunicava che 'il suo manoscritto ci ha interessati' e che l'opera puo' essere presa in considerazione', ma la brevita' dello scritto non ne permette la pubblicazione, quindi asseriva: 'Siamo pertanto desiderosi di leggere altre sue composizioni, che, unite a quelle gia' esaminate, possano costituire un libro completo'.
Detto fatto. Tra maggio e settembre riscrivo il tutto, correggo, aggiungo, allungo e spedisco.
A dicembre telefono al 'direttore editoriale' che mi conferma di aver trovata molto buona la nuova versione e di averla fatta leggere ad un'amica. Confessa anche che la 'casa editrice' non naviga in buone acque, ma e' fiducioso. Intanto promette di spedirmi il contratto di edizione, la sua presentazione al libro e il giudizio critico dell'amica. Non succede nulla.
Lo cerco ripetutamente, gli scrivo ed infine, il 19.4.1996 mi invia il giudizio dell'amica lettrice. Invece del contratto e della sua presentazione neppure l'ombra. Nella stessa lettera assicura che entro maggio incontrera' 'un potenziale sponsor che rincorro da mesi'.
A novembre lo chiamo chiedendogli dello sponsor che avrebbe dovuto incontrare. Indifferente mi annuncia vittorioso di avere avuto diverse idee in merito al mio libro. Per ora non ne vuole parlare, mi fara' avere sue notizie. Domando della presentazione. Strabilia. 'Come, non te l'ho mandata? Ero convinto di avertela gia' spedita'. Allibisco, ma taccio.
Incredibile ma vero, pochi giorni dopo richiama proponendomi due 'allettanti' proposte: la prima consiste nel regalare il libro ai clienti di una catena alberghiera, la seconda di allegarlo ad un CD di un noto complesso musicale.
Subito dopo mi invia la sua famosa presentazione: in tutto sono 16 righe, mediocri e inconsistenti.
Il secondo anno dei miei rapporti con l'editore terminano cosi'. Nessuna notizia: non si sa nulla dello sponsor che avrebbe dovuto incontrare entro maggio, nessuna notizia dalla catena alberghiera, nessuna notizia del libro da allegare al CD. E' evidente che l'editore e' nella migliore delle ipotesi uno smemorato.
Due anni di attesa mi sembrano sufficienti, dirado i rapporti con il 'direttore editoriale'. Nel 1997 ci incontriamo al salone del libro di Torino. La casa editrice ha un suo momento di gloria con un'iniziativa organizzata dall'Arci e dalla Commissione Politiche sociali del Comune di Roma. Ne parlano ampiamente quotidiani e settimanali. Purtroppo anche questa iniziativa fallisce in breve tempo.
Credo di essermi liberato da incubi editoriali, di poter tornare tranquillamente alla mia vita. Mi sbaglio ancora. Infatti.
Posso agilmente saltare il 1998 per arrivare al luglio del 1999. Una innocua e cumulativa comunicazione di cambio di indirizzo di posta elettronica scatena l'appisolato 'direttore editoriale'. Infatti prontamente si ricorda che esisto ancora, che da qualche parte ha in giacenza un mio manoscritto, che forse i tempi sono cambiati. Infatti esaltato dall'innocuita' dei nuovi mezzi informatici di comunicazione risponde spavaldo alla mia mail:
OK per il cambio di indirizzo! Ma ti diro' di piu': tu sarai l'Autore del 2000! Attendi attendi, ce l'abbiamo fatta.
Questa estate mi dedichero' all'editing. Fammi sapere se sei sempre dell'idea.a presto il tuo editore.
Sono allibito, scherzo perfino, ma 'l'editore' insiste...
Confermo peraltro la pubblicazione nel 2000, anche se non ho vinto la lotteria! a presto
Quel 'a presto' mi fa gelare il sangue. Infatti nonostante alcuni sporadici messaggi di varia umanita' non so piu' nulla del libro, della pubblicazione e di altro. E' cosi' che si arriva al 10 febbraio del 2000.
La mail e' della moglie dell'editore: lo so che a questo punto non ci credi piu' ma a maggio uscira' il tuo libro.
Per adesso ti invio l'immagine di copertina. Cosa te ne pare? Stiamo rileggendo il manoscritto e avrai al piu' presto nostre notizie. Ciao e risentirci presto.
Un mese dopo, per l'esattezza l'8 marzo 2000, c'e' gia' un cambio di programma. Questo e' l'editore in persona.
Ci siamo! Ho stipulato or ora un accordo per la mitica distribuzione nazionale, di cui godrai in anteprima!!! Il lavoro inizia a maggio e l'uscita e' prevista per settembre. Sentiamoci per telefono. a presto
Notizia confermata il 5 luglio 2000 dalla moglie dell'editore
Caro, non sentirti abbandonato. Il libro uscira' in settembre e con l'editing che ci eravamo detti. L'invito e' sempre valido. Se voi riusciste a venire tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto sarebbe perfetto perche' in quel periodo non abbiamo altri ospiti e potremo dedicarci interamente al libro. Ciao e a presto 
Ovviamente l'editore non ritiene opportuno motivare i cambiamenti di programma, gli spostamenti di pubblicazione. E' un editore ed in quanto tale ritiene di poter disporre liberamente del tempo dei comuni mortali, di non doversi giustificare. La superiorita' regale dell'editore e' tale che nessuna spiegazione va data. O accettare il destino o soccombere. Si sa: i despoti chiedono solo obbedienza.
I despoti sono anche benevoli con i sudditi infatti a luglio arriva perfino il contratto: tra i punti da segnalare in particolare questo: l'Editore si impegna a pubblicare l'opera entro due anni dalla data di ricevimento della copia definitiva dell'opera stessa. Il termine sara' pero' prorogato per un periodo di tempo corrispondente ai ritardi derivanti da forza maggiore.
Due anni e' il tempo massimo che la legge prevede per la pubblicazione. L'editore, in questo caso, si concede un'ulteriore proroga. Il motivo e' che nonostante i pochi libri pubblicati il nostro ha gia' avuto problemi con i pochi autori per non aver rispettato contratti che prevedevano tempi di pubblicazione piu' brevi.
Ma non basta. Vengo perfino invitato a trascorrere alcuni giorni tra fine luglio ed agosto (del 2000) nella 'casa dell'editore'. Si tratta di rivedere il testo e di concordare alcuni particolari. L'ospitalita' e' deliziosa, l'ambiente rilassato e campestre. Ma guai a parlare con l'editore di numero di copie stampate, di distribuzione e di uscita del libro. L'ira funesta si abbatte sull'autore. Grida e sbraita, sbava contro gli autori li definisce rompiscatole, boriosi e ipocondriaci. Ribadisce i diritti regali dell'imperatore: mai e poi mai interporsi o discutere le decisioni che provengono direttamente dall'imposizione divina.
E' cosi' anche settembre passa. Il libro non e' uscito (per favore non ridete della mia dabbenaggine) e l'editore scomparso. Ad ottobre la moglie dell'editore mi scrive per chiedermi foto e biografia per il sito. Tra ottobre e novembre sollecito, domando, chiedo (sempre gentilmente, deferente verso il sovrano). L'imperatrice mi comunica che ora sono disponibile perfino su internet, di andare a vedere il sito, la foto, la biografia, etc.
Il nuovo secolo si e' affacciato alla porta. Del libro nessuna notizia, il 2000, l'anno dell'annunziata pubblicazione e' trascorso senza che accadesse quasi nulla. L'imperatore sonnecchia e osserva soddisfatto sudditi e possedimenti.
LA RIVOLTA. E' evidente che gli schiavi talvolta si ribellano, cosi' accade anche al sottoscritto che (finalmente! Direte voi) il 23 dicembre 2000 scrive all'editore - imperatore una lettera indignata e incavolata, nella quale si mettono in risalto i ritardi ed inoltre: 'Ritengo sconsiderato il comportamento di chi crea aspettative per poi regolarmente deluderle. La mia fiduciosa attesa mi appare quella di un demente; settembre e' passato e tra pochi giorni anche il 2000. Ho vissuto malissimo questi ultimi mesi, ho maledetto il mio libro ed il giorno che ho deciso di inviarvelo. Sono sfiancato e deluso, incavolato e umiliato, rassegnato e accasciato.'
L'editore medita e dopo 5 giorni risponde attaccando il suddito ribelle (riporto per intero la risposta dell'imperatore, le sottolineature sono mie).
Sono assai dispiaciuto che tu l'abbia vissuta male, e ti posso anche comprendere; tant'e' che ti ho lasciato libero (volutamente non sotto contratto) si' che tu potessi rivolgerti ad altro editore. Hai aspettato la pubblicazione; non so per quale motivo, ma hai scelto cosi', ne' io ti ho forzato in tal senso. La tua pubblicazione e' slittata per "difendere gli interessi" del libro in se', ovvero sia della casa editrice sia di xxxxx. Oppure preferivi uscire e vendere, come tutti gli altri hanno venduto, circa 100 copie e morta li'? Io no, visto l'alto costo delle pubblicazioni. Mi rendo conto di aver sbagliato a invitarti questa estate: visto quaggiu' do un'idea di nababbo; ma e' l'esatto contrario: io e mia moglie, con i pochi soldi che riuscivamo a guadagnare facendo lavoretti, siamo riusciti a mantenere xxxxx e il suo progetto, altamente sociale, di pubblicare emeriti sconosciuti senza farli pagare; emeriti sconosciuti nei quali crediamo e sui quali giochiamo tutto, anche i soldi che le persone comuni dedicano al cinema, alla pizza, ai viaggi.
E' con i nostri "superflui" che abbiamo dato ai nostri autori una pubblicazione, ripeto: gratuita per loro, di alto livello qualitativo, cosa che ben difficilmente avrebbero avuto altrove (anche fra i grandi sono ormai pochissimi quelli che usano i nostri "standard di qualita'"). Da un anno, grazie al mio lavoro in fattoria, possiamo contare almeno su di uno stipendio fisso, ma io sono sparito come forza lavoro; e xxxxx ha avuto un momento di grande espansione abbinato a una ristrutturazione interna che ci ha "confuso". Aggiungi che la ricerca del distributore, fondamentale per poter continuare a pubblicare, e' stata lunga, e solo dopo l'epifania si comincera' davvero. Non mi e' piaciuta niente la tua lettera, e la trovo offensiva per l'impegno che sia io sia mia moglie abbiamo profuso in xxxxx e verso i nostri autori, pubblicati e in pubblicazione. Dato che entro il 4 gennaio devo consegnare le copertine dei libri alla promozione (fra queste ci sarebbe la tua, gia' pronta), dammi un segno di cio' che intendi fare entro allora; io, per il momento, e fino al tuo cenno, non spedisco la tua copertina. Ancora auguri
Alcuni di voi sicuramente conosceranno il notevolissimo racconto di Mark Twain 'Come curare la malinconia'. Per chi non lo ricordasse lo riassumo brevemente.
Dunque Mark Twain per merito di un certo signor Cable entra in possesso di un libro che si intitola 'Il nemico conquistato, ovvero l'amore trionfante' di tal G. Ragsdale McClintock. Lo scrittore statunitense ne ricorda la trama, la storia d'amore tra Elfonzo e Ambulina, storia d'amore sofferta, romantica, passionale, rocambolesca ed educativa secondo le intenzioni dell'autore. Il fatto e' che a Mark Twian quella storia faceva ridere, era la quintessenza delle banalita' e delle assurdita' romantiche. Cosi' 'Il nemico conquistato, ovvero l'amore trionfante' diventa per Mark Twian una campagnia ed un sostegno nei momenti di malinconia, lo tiene sul comodino ed appena inizia ad intristirsi ne legge alcuni brani e questo lo rimette di buonumore.
La stessa cosa mi accade leggendo la mail (sono cambiati i tempi) del direttore editoriale. E' ovvio che anche voi abbiate sorriso abbondantemente leggendola. Vorrei sottolineare soprattutto il divertentissimo passaggio sull'alto livello qualitativo, e gli "standard di qualita'". La sottile minaccia (non poi tanto sottile) di punirmi per l'insubordinazione (Dato che entro il 4 gennaio devo consegnare le copertine dei libri alla promozione -fra queste ci sarebbe la tua, gia' pronta - dammi un segno di cio' che intendi fare entro allora; io, per il momento, e fino al tuo cenno, non spedisco la tua copertina), dimenticando che un contratto e' in atto; le sofferenze fisiche e morali che l'editore - imperatore deve subire rinunciando alla pizza e la grande espansione che ha confuso un manager tanto navigato.
Da sottolineare anche "le 100 copie vendute e morta li'". Cento copie che in una pubblicazione dell'editore del 1997 erano 600 per 'xxxxx' dell'editore - imperatore stesso, che lo pubblica nella piu' nota collana della sua casa editrice 'xxxx' (se un mecenate si autopubblica cosa diventa?), 1200 copie per 'xx xxx' e 350 copie di 'xxxxxi'. E' meglio, ovviamente, non far notare tali contraddizioni all'imperatore perche' si infurierebbe. O che il nostro abbia problemi con i numeri oltre che con le scadenze?
Torniamo alla triste cronaca. Dal 5 gennaio 2001 il mio libro risulta tra quelli in prenotazione per xxxxxx (il distributore, per intenderci) insieme a 'Vxxxxx' che presto mi abbandona per essere pubblicato. Vi ricordate la promessa dell'8 marzo 2000 che avrei beneficiato in anteprima della distribuzione nazionale? Piccolezze, direte voi. E avete ragione. Infatti grandi e piu' importanti avvenimenti bussano alla porta. Il 14 marzo 2001 l'imperatrice annuncia:
Ho fatto un'altra lettura del manoscritto. Te ne inviero' una copia definitiva (impaginata, ecc..). Rileggila, segnami eventuali cambiamenti e firmami ogni pagina come visto si stampi (significa che la pagina verra' stampata cosi' come tu l'hai vista). Penso di spedirti tutto la settimana prossima.
Penso di spedirti tutto la prossima settimana. Aspetto fiducioso. Una settimana, due settimane, tre settimane. Un mese. Penso ad un disguido postale. Due mesi (strano). Tre mesi (anomalo). Quattro mesi (originale). Cinque mesi (sospettoso). Sei mesi (perplesso). Sette mesi (angosciato). A ottobre domando intimidito
Cara x, il 15 marzo mi avevi mandato una mail nella quale mi dicevi che mi avresti spedito entro una settimana una copia definitiva dell'Inventore. La copia non e' mai arrivata. Mi potresti dire, per favore, che cosa e' successo questa volta? Ciao e Grazie
Capisco il vostro sgomento. Una domanda tanto diretta ed inopportuna non si rivolge a persone altolocate, eppure l'ho fatto. Chiedo venia. Incredibilmente, dopo soltanto tre giorni, risponde l'editore in persona.
Carissimo, questa volta il tuo libro e' fermo per manifesta indifferenza del mercato verso la sconosciuta xxxxx e lo sconosciuto R***...
Alludo alle 82 copie in tutta l'Italia della prenotazione xxxxxx. La copia e', ovviamente, pronta, e te la spediro' subito a novembre al mio ritorno (devo andare all'estero).
Con la mia addetta stampa (che e', sinceramente, il meglio che il mercato offra, sebbene limitata dalla dimensione finanziaria esigua di xxxx) stiamo studiando un evento che possa lanciare, pur nel nostro minimo, xxxx e tutta la sua produzione, con particolare riguardo al futuro, ovvero al tuo libro. Immagino, per quanto sta succedendo e la conseguente attenzione rallentata da parte della comunicazione a tutto cio' che non e' guerra, di rimandare questo evento, che avevo fissato per meta' novembre 2001, a fine gennaio, inizi febbraio 2002. Mi rendo conto dello stillicidio cui ti sottopongo, ma desidero con te non ripetere gli errori commessi con gli altri miei autori, e so che comprendi.
Come al solito 'il direttore editoriale' non risponde mai direttamente. Il fatto che le bozze non sono state inviate dopo una settimana da cosa dipende? Dalle 82 copie? 82 copie a marzo o ad ottobre? Oppure gia' a marzo prevedeva che le prenotazioni sarabbero state soltanto 82? Un re taumaturgo? Un veggente?
Pochi giorni dopo riscrive.
....peccato che io non abbia le finanze per realizzare velocemente i progetti... ma possiamo sopperire col tempo! E ancora mi scuso per l'uso del tempo, di cui tu sei vittima innocente.. A presto
Talvolta anche gli imperatori soffrono, riflettono e si pentono. Si scusa l'editore, piange miseria, chiede tempo, mi considera una vittima innocente. E' sicuro della mia comprensione. Non posso comunque fare a meno di sorridere alla lettura di questa frase '....stiamo studiando un evento che possa lanciare, pur nel nostro minimo, xxxx e tutta la sua produzione, con particolare riguardo al futuro, ovvero al tuo libro.
Immagino, per quanto sta succedendo e la conseguente attenzione rallentata da parte della comunicazione a tutto cio' che non e' guerra, di rimandare questo evento, che avevo fissato per meta' novembre 2001, a fine gennaio, inizi febbraio 2002.'
La guerra.
Vi rendete conto che l'editore rinvia l'evento a causa della guerra? Forse sara' costretto a partire con le truppe, forse dovra' rinunciare momentaneamente alla sua attivita' di editore per riprendere quella piu' impegnativa di regnante? Non si sa.
Dietro mia sollecitazione, a novembre ricevo le bozze, le correggo e restituisco.
A Gennaio 2002 mi rivolgo ad un avvocato che in una lettera "all'editore" chiede chiarimenti sui continui ed ingiustificati rinvii e soprattutto l'esatta data di pubblicazione del libro. Minimamente scoraggiato l'editore telefona all'avvocato stupendosi della mia reazione (per lui incomprensibile), affermando indignato: 'Da xxxx non me lo sarei aspettato!'. Alla domanda specifica in merito al misterioso evento (l'evento inizialmente fermato dalla guerra e rinviato tra la fine di gennaio e gli inizi febbraio 2002) afferma che e' stato di nuovo rimandato ad ignota data (un'altra guerra?).
Per risolvere la complessa questione l'editore propone due soluzioni.: o si scioglie consensualmente il contratto o lo si proroga ulteriormente........
Voi che fareste al mio posto? Accettereste queste allettanti proposte?
Prometto: vi terro' aggiornati.
La microstoria si conclude.
Grazie

Risposta ADUC
Ringraziamo per la comunicazione.
Visto l'argomento trattato, non di nostra competenza, suggeriamo di valutare con un legale l'eventuale violazione del rapporto contrattuale, invitando tuttavia a tenere presente che solo quanto esplicitamente disatteso puo' costituire elemento di contestazione.
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