Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
7 marzo 2002
Espongo quanto segue:
Nel 1993 dovendo costruire un nuovo fabbricato di civile abitazione mi rivolsi ad un ingegnere di cui avevo visto opere che mi erano molto piaciute; costui, pur dichiarandosi dispostissimo ad assistermi, mi precisò che si era ormai cancellato dall'albo (per l'età ormai avanzata) e che era pertanto necessario trovare un altro professionista che firmasse per lui il progetto. Fu così incaricato un architetto il quale concordò con l'ingegnere l'entità della notula ed il modo con cui i due se la sarebbero divisa nonché la divisione tra di loro di compiti (l'entità della notula era stata calcolata dall'Architetto stesso in base al presunto valore dei lavori). A disegno fatto da parte dell'ingegnere l'architetto disse che essendo impiegato in Ente Pubblico non avrebbe potuto firmare la necessaria documentazione ma di non preoccuparci poiché avrebbe fatto firmare i documenti a suo nipote, anch'esso architetto, con studio di libero professionista.
Presentato il progetto l'architetto cominciò a creare difficoltà criticando le qualità artistiche del disegno dell'ingegnere per cui comprendemmo che non era possibile continuare con quel binomio per la costruzione del fabbricato giungendo alla revoca dell'incarico conferitogli. Nel frattempo però il progetto era stato presentato (a firma del nipote) anche se mancava: progetto di massima, preventivo sommario, progetto esecutivo, preventivo particolareggiato, particolari esecutivi e, cosa più importante la direzione dei lavori. Comunque l'architetto, pur non avendo fatto sostanzialmente niente, aveva già incassato 1/3 della sua complessiva notula.
Per completare i documenti mancanti presso il Comune fu dato incarico ad un secondo professionista il quale nel tempo man mano che i lavori proseguivano ha incassato, come del resto l'ingegnere, la totalità della notula inizialmente concordata. Preciso che a questo punto, l'operazione ci è già costata il totale prezzo della notula più 1/3 della metà della stessa.
Alla revoca dell'incarico il nipote dell'architetto originario, d'accordo con lo zio ha raddoppiato il valore presunto dei lavori calcolando una nuova notula facendola tassare dall'Ordine degli Architetti, a tale notula ho fatto opposizione ed è così iniziata una causa civile.
La causa si è trascinata fino all'attualità (complice la soppressione delle preture e la malattia di due giudici) alla ricerca di una perizia calligrafa e di prove testimoniali che avrebbero dovuto determinare l'emissione di una sentenza. Un ulteriore giudice ora subentrato dichiara non rilevante la perizia calligrafa e le prove testimoniali dichiarando che avendo io sostanzialmente conferito l'incarico all'architetto nipote (avendo firmato con lui i disegni) avrei dovuto provvedere al pagamento della notula tassata (sostanzialmente pagandola quindi due volte e considerando che quest'ultima è stata redatta raddoppiando l'entità dei lavori).
Preciso inoltre che l'ultimo giudice ha incaricato un professionista di valutare l'entità dei lavori eseguiti, per eventuale rettifica dell'ultima notula, senza però tener conto del tempo trascorso dall'esecuzione dei lavori, di ben tre varianti intervenute in corso d'opera con conseguenti variazioni dei lavori, del valore dei lavori calcolati dall'architetto originario stesso, di ben quattro preventivi di spesa all'epoca richiesti e redatti da altrettante imprese edili che avrebbero ambito ad eseguire i lavori nonché di un quinto sulla base del quale fu poi sottoscritto l'atto di appalto che ha portato alla costruzione del fabbricato.
Chiedo cortesemente un Vostro giudizio e come posso comportarmi per riportare sulla giusta strada le, mi sembra arbitrarie, determinazioni dell'ultimo Giudice.
Nel 1993 dovendo costruire un nuovo fabbricato di civile abitazione mi rivolsi ad un ingegnere di cui avevo visto opere che mi erano molto piaciute; costui, pur dichiarandosi dispostissimo ad assistermi, mi precisò che si era ormai cancellato dall'albo (per l'età ormai avanzata) e che era pertanto necessario trovare un altro professionista che firmasse per lui il progetto. Fu così incaricato un architetto il quale concordò con l'ingegnere l'entità della notula ed il modo con cui i due se la sarebbero divisa nonché la divisione tra di loro di compiti (l'entità della notula era stata calcolata dall'Architetto stesso in base al presunto valore dei lavori). A disegno fatto da parte dell'ingegnere l'architetto disse che essendo impiegato in Ente Pubblico non avrebbe potuto firmare la necessaria documentazione ma di non preoccuparci poiché avrebbe fatto firmare i documenti a suo nipote, anch'esso architetto, con studio di libero professionista.
Presentato il progetto l'architetto cominciò a creare difficoltà criticando le qualità artistiche del disegno dell'ingegnere per cui comprendemmo che non era possibile continuare con quel binomio per la costruzione del fabbricato giungendo alla revoca dell'incarico conferitogli. Nel frattempo però il progetto era stato presentato (a firma del nipote) anche se mancava: progetto di massima, preventivo sommario, progetto esecutivo, preventivo particolareggiato, particolari esecutivi e, cosa più importante la direzione dei lavori. Comunque l'architetto, pur non avendo fatto sostanzialmente niente, aveva già incassato 1/3 della sua complessiva notula.
Per completare i documenti mancanti presso il Comune fu dato incarico ad un secondo professionista il quale nel tempo man mano che i lavori proseguivano ha incassato, come del resto l'ingegnere, la totalità della notula inizialmente concordata. Preciso che a questo punto, l'operazione ci è già costata il totale prezzo della notula più 1/3 della metà della stessa.
Alla revoca dell'incarico il nipote dell'architetto originario, d'accordo con lo zio ha raddoppiato il valore presunto dei lavori calcolando una nuova notula facendola tassare dall'Ordine degli Architetti, a tale notula ho fatto opposizione ed è così iniziata una causa civile.
La causa si è trascinata fino all'attualità (complice la soppressione delle preture e la malattia di due giudici) alla ricerca di una perizia calligrafa e di prove testimoniali che avrebbero dovuto determinare l'emissione di una sentenza. Un ulteriore giudice ora subentrato dichiara non rilevante la perizia calligrafa e le prove testimoniali dichiarando che avendo io sostanzialmente conferito l'incarico all'architetto nipote (avendo firmato con lui i disegni) avrei dovuto provvedere al pagamento della notula tassata (sostanzialmente pagandola quindi due volte e considerando che quest'ultima è stata redatta raddoppiando l'entità dei lavori).
Preciso inoltre che l'ultimo giudice ha incaricato un professionista di valutare l'entità dei lavori eseguiti, per eventuale rettifica dell'ultima notula, senza però tener conto del tempo trascorso dall'esecuzione dei lavori, di ben tre varianti intervenute in corso d'opera con conseguenti variazioni dei lavori, del valore dei lavori calcolati dall'architetto originario stesso, di ben quattro preventivi di spesa all'epoca richiesti e redatti da altrettante imprese edili che avrebbero ambito ad eseguire i lavori nonché di un quinto sulla base del quale fu poi sottoscritto l'atto di appalto che ha portato alla costruzione del fabbricato.
Chiedo cortesemente un Vostro giudizio e come posso comportarmi per riportare sulla giusta strada le, mi sembra arbitrarie, determinazioni dell'ultimo Giudice.
Risposta ADUC
l'arbitrarieta' e' relativa: tutto dipende da che cosa sia stato fornito al giudice per valutare e quale sia il quesito effettivamente posto. Infatti, appare corretto che venga effettuata l'entita' dei lavori eseguiti onde provvedere all'eventuale rettifica della somma, correlando il valore dell'intervento con i progetti esistenti. Dunque, numero di atti presentati e valore dell'opera sono determinanti al fine di identificare quale effettivamente debba essere la somma dovuta. Quello che il suo perito di parte ed il suo legale devono evidenziare al Ctu -e conseguentemente anche al giudice- e' come l'importo non possa essere correlazionato al valore attuale od all'attuale stato dei lavori, ma debba essere rapportato agli effettivi progetti e dunque al valore determinabile sugli stessi. Si tratta, comunque, di lavorare punto su punto sulla perizia Ctu -ed e' il suo legale a dover provvedere.
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