Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
5 marzo 2002
Tipo_Form - CONSIGLI
RICHIESTA - Cara Aduc, buonasera. Sono un Vostro associato da poche settimane, ma sono contento della scelta fatta, la vostra opera e' meritoria, e sono convinto del vostro spirito di missione aldila' di motivi di interesse economico. Converrete -tuttavia- con me, che in paesi dalla forte coscienza civile, dovrebbe essere lo Stato a tutelare il cittadino dagli abusi da qualsiasi parte dovessero provenire; mi consta che in Nord Europa quello che fate voi viene fatto da organismi pubblici (cfr. ombudsman). Ma tant'e', in mancanza di chi ci difende, tocca organizzarsi, e allora ben vengano associazioni come la vostra, la quale, tra quelle che ho conosciuto in prima persona, mi sembra la piu' tosta.
Tutta questa premessa e' per chiarire in modo inequivocabile che sono dalla parte vostra, anzi ' nostra, visto che rappresentate le istanze dei consumatori, che siamo tutti noi cittadini. E allora il motivo per cui vi scrivo e' presto detto, e' una domanda sul metodo: ma perche' ad ogni quesito, diciamo il 90%, consigliate l'invio di una Raccomandata R.R.? Perche', nel dubbio tra il cittadino e la grossa Societa', diciamo la Telecom, a perdere ci deve essere sempre il cittadino?
Mi spiego: nelle vostre risposte si nota uno sbilanciamento a favore delle corporation ed a sfavore dell'utente. E' sempre quest'ultimo che deve chiedere, che deve giustificare, che deve chiarire'. Se il consumatore
sbaglia qualcosa (che so, non paga una bolletta) - giustamente- deve mandare una raccomandata, correggere l'errore in qualche modo; ma perche' se la Telecom si appropria i n d e b i t a m e n t e (e' questo e solo questo l'avverbio giusto) di 300.000 lire (vedi CaraAduc del 2 marzo) di un povero utente caduto per sua disgrazia nelle spire malefiche di questa '. Societa', deve tribolare -sempre lui- per farsi rimborsare soldi suoi?
Non dovrebbe essere la Telecom a mandare una raccomandata di scuse all'utente e non metterlo nell'umiliante condizione di mendicare qualcosa che gli e' stato sottratto illecitamente?
Chiariamoci: non mi sogno lontanamente di insegnarvi il mestiere, che comprende anche lo stare con i piedi per terra, non illudere i consumatori su improbabili 'vendette' alla Robin Hood a carico dei potentati economici, che nessuna associazione e' in grado di compiere per riequilibrare situazioni fortemente squilibrate. Pero' anche le Raccomandate R.R., i fax, le carte bollate costano, il ricorso al Giudice di Pace, anche se espressione di una giustizia piu' vicina ai bisogni quotidiani della gente, non e' sempre una strada facile. Capisco che non potete istigare le persone a denunciare la Telecom, l'ENEL, o l'azienda del gas, ma -dico- diamo a Cesare quel che e' di Cesare, se la Telecom si appropria di 300.000 lire di un utente, perche' deve chiederne caritatevolmente la restituzione e non denunciarli alla Procura della Repubblica per appropriazione indebita?
Rimango in attesa di una vostra risposta, grazie per lo spazio concesso a questo che e' un po' uno sfogo ed un po' un quesito.
RICHIESTA - Cara Aduc, buonasera. Sono un Vostro associato da poche settimane, ma sono contento della scelta fatta, la vostra opera e' meritoria, e sono convinto del vostro spirito di missione aldila' di motivi di interesse economico. Converrete -tuttavia- con me, che in paesi dalla forte coscienza civile, dovrebbe essere lo Stato a tutelare il cittadino dagli abusi da qualsiasi parte dovessero provenire; mi consta che in Nord Europa quello che fate voi viene fatto da organismi pubblici (cfr. ombudsman). Ma tant'e', in mancanza di chi ci difende, tocca organizzarsi, e allora ben vengano associazioni come la vostra, la quale, tra quelle che ho conosciuto in prima persona, mi sembra la piu' tosta.
Tutta questa premessa e' per chiarire in modo inequivocabile che sono dalla parte vostra, anzi ' nostra, visto che rappresentate le istanze dei consumatori, che siamo tutti noi cittadini. E allora il motivo per cui vi scrivo e' presto detto, e' una domanda sul metodo: ma perche' ad ogni quesito, diciamo il 90%, consigliate l'invio di una Raccomandata R.R.? Perche', nel dubbio tra il cittadino e la grossa Societa', diciamo la Telecom, a perdere ci deve essere sempre il cittadino?
Mi spiego: nelle vostre risposte si nota uno sbilanciamento a favore delle corporation ed a sfavore dell'utente. E' sempre quest'ultimo che deve chiedere, che deve giustificare, che deve chiarire'. Se il consumatore
sbaglia qualcosa (che so, non paga una bolletta) - giustamente- deve mandare una raccomandata, correggere l'errore in qualche modo; ma perche' se la Telecom si appropria i n d e b i t a m e n t e (e' questo e solo questo l'avverbio giusto) di 300.000 lire (vedi CaraAduc del 2 marzo) di un povero utente caduto per sua disgrazia nelle spire malefiche di questa '. Societa', deve tribolare -sempre lui- per farsi rimborsare soldi suoi?
Non dovrebbe essere la Telecom a mandare una raccomandata di scuse all'utente e non metterlo nell'umiliante condizione di mendicare qualcosa che gli e' stato sottratto illecitamente?
Chiariamoci: non mi sogno lontanamente di insegnarvi il mestiere, che comprende anche lo stare con i piedi per terra, non illudere i consumatori su improbabili 'vendette' alla Robin Hood a carico dei potentati economici, che nessuna associazione e' in grado di compiere per riequilibrare situazioni fortemente squilibrate. Pero' anche le Raccomandate R.R., i fax, le carte bollate costano, il ricorso al Giudice di Pace, anche se espressione di una giustizia piu' vicina ai bisogni quotidiani della gente, non e' sempre una strada facile. Capisco che non potete istigare le persone a denunciare la Telecom, l'ENEL, o l'azienda del gas, ma -dico- diamo a Cesare quel che e' di Cesare, se la Telecom si appropria di 300.000 lire di un utente, perche' deve chiederne caritatevolmente la restituzione e non denunciarli alla Procura della Repubblica per appropriazione indebita?
Rimango in attesa di una vostra risposta, grazie per lo spazio concesso a questo che e' un po' uno sfogo ed un po' un quesito.
Risposta ADUC
La sua e' una visione della vita, che sicuramente lascia spiazzati per il candore: ma in effetti e' fuori dalla realta' dei fatti. Non serve gridare di avere ragione, non serve averla: bisogna sostenerlo. Questo, proprio perche' il cliente non e' il piu' forte. Se tace, si prende le colpe. Se dimostra la propria ragione, in primo luogo e' probabile riesca ad evitare un contenzioso, in secondo luogo se proprio dovesse promuoverlo o subirlo, avra' qualche elemento per indicare al giudice la giusta via. Non ha idea di quanta gente abbia perso cause avendo ragione, solo perche' non ha avuto la voglia di inviare una raccomandata A/R, forte (e tutto sommato presuntuosa) della propria convinzione di avere ragione? Poiche' la giustizia deriva dalla ponderazione degli elementi forniti da due parti distinte, la ragione sara' di chi la dimostra, non di chi la abbia ma non la provi.
La realta' e' questa: il nostro compito e' di aiutare chi ci scrive, non di metterlo nei guai limitandosi a dargli ragione.
E per quanto concerne gli esposti, in qualche caso possono essere presentati, ma si pongono alcuni problemi (oltre al fatto che ci vorrebbero delle prove per evitare atti inutili): in primo luogo, la maggioranza delle persone e' disposta ad inviare una raccomandata ma non a presentare una denuncia od un esposto. In secondo luogo, dall'azione penale al cittadino non viene intasca niente, se non -forse- dopo anni, se si costituisce parte civile (e di solito, i problemi di chi ci contatta richiedono risoluzioni per quanto possibile solerti), mentre in terzo luogo c'e' sempre la possibilita' di una controquerela.
La realta' e' questa: il nostro compito e' di aiutare chi ci scrive, non di metterlo nei guai limitandosi a dargli ragione.
E per quanto concerne gli esposti, in qualche caso possono essere presentati, ma si pongono alcuni problemi (oltre al fatto che ci vorrebbero delle prove per evitare atti inutili): in primo luogo, la maggioranza delle persone e' disposta ad inviare una raccomandata ma non a presentare una denuncia od un esposto. In secondo luogo, dall'azione penale al cittadino non viene intasca niente, se non -forse- dopo anni, se si costituisce parte civile (e di solito, i problemi di chi ci contatta richiedono risoluzioni per quanto possibile solerti), mentre in terzo luogo c'e' sempre la possibilita' di una controquerela.
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