Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
3 marzo 2002
Buongiorno, mi rivolgo a Voi per sottoporvi un problema che da tempo mi angustia, essendo la controversia piuttosto complessa da un punto di vista giuridico, ho in un primo tempo sentito alcuni consulenti che mi hanno suggerito ipotesi assai diverse tra loro creandomi confusione ulteriore. Provo a dare un breve resoconto dei fatti.
MARZO 1991.
Acquisisco il "diritto di abitazione" su un cascinale rustico in pessime condizioni (ho materiale fotografico a documentazione). Essendo piuttosto ingente l'onere di spesa nella ristrutturazione a mio carico avviene una sorta di baratto tra me e il proprietario che si formalizza appunto nella cessione, in cambio di questa ristrutturazione, della concessione del suddetto diritto di abitazione per anni 15 da parte sua.
Spendo entro i primi 2 anni una somma di oltre 40 milioni, risanando l'abitazione e dotandola di tutti gli impianti (compresa una strada privata) di cui era sprovvista.
Terminata la ristrutturazione, negli anni seguenti, si pose la questione di chi doveva essere responsabile rispetto alla gestione e relativa spesa degli interventi di straordinaria manutenzione.
E questo e' il primo quesito che pongo; difatti ho avuto interpretazioni differenti e di fronte all'urgenza di alcuni lavori ho provveduto sempre io in tutti questi anni alle spese (con eccezione di un paio di casi in cui dovetti insistere fino allo sfinimento aspettando anni affinche' il proprietario provvedesse ad una sua partecipazione economica).
1993 Decorse da questo anno il pagamento dell' ICI.
Essendo tenuta io in quanto beneficiaria di un diritto di abitazione al pagamento me ne feci carico. Il calcolo fu fatto basandosi sulle normative del comune e prendendo i relativi dati dell'abitazione e del terreno dal contratto stipulato nel 91 (Nel contratto notarile del 91 il terreno era considerato agricolo e ne conteneva tutti i dati relativi: reddito dominicale, are, ecc....) Ho sempre pagato quindi regolare ICI su casa e terreno dal 93.
1999 / novembre Due anni fa il Comune m'invita a presentare la documentazione relativa all'Ici e scopro in quella sede che il terreno non era agricolo, ma regolarmente registrato come edificabile; mi viene quindi addebitata un'evasione fiscale. Inutile contestare che io non ero a conoscenza della reale destinazione del terreno (perche' avrei dovuto dubitare della fedelta' di cio' che riportava un contratto notarile?).
La situazione piuttosto problematica perdura per alcuni mesi, anche il comune prende tempo per verificare attraverso propri consulenti la questione.
Aprile 2000
Invio una richiesta di chiarimenti al Comune.
Attraverso il sostegno di un consulente e basandomi sulla documentazione in possesso (regolari versamenti ICI e contratto di diritto di abitazione), sottolineo al comune che il mio diritto di abitazione si riferisce ad "abitazione e terreno pertinenziale" per cui non puo' essermi addebitato oltre un certo margine di terreno nel loro calcolo. Ribadisco inoltre che su un terreno edificabile non puo' esservi diritto di abitazione in quanto non si tratta di abitazione. La lettera invitava quindi il Comune a svolgere accertamenti piu' precisi e restavo in attesa di un loro riscontro.
Avvisai anche il notaio che aveva redatto l'atto del fatto che riportava dati inesatti e che era incompleto della necessaria documentazione (destinazione d'uso) ma costui mi rispose seccamente che l'atto era ineccepibile e che in ogni caso io ero tenuta a far fronte all'ICI. Avviso intanto il proprietario di casa dell'avvenuto. Egli si senti' allora di dover sostenere con propria responsabilita' questo onere e mi tranquillizzai.
NOVEMBRE 2000
Senza mai aver risposto alla mia precedente il comune mi convoca attraverso lettera del 14.11.00 ad un appuntamento in data 22.11.00, io ho impegni di lavoro improrogabili in quel periodo e si stabilisce un appuntamento nelle due settimane seguenti. Arriviamo quindi alla settimana precedenti le festivita' mi sento chiedere dal Ragioniere del Ufficio ICI di scegliere entro una settimana se aderire ad una proposta di "accertamento con adesione" o rifiutarmi (con il rischio di pagare una somma altissima mentre in se accolgo la loro offerta me la cavo con molto meno in parole povere!).
Essendo il tempo (e il periodo) estremamente critico e non potendo quindi elaborare una strategia difensiva in quanto nessun avvocato sotto Natale si mette a lavorare su una questione di lana caprina di questo tipo(l'avvocato che sentii in quel periodo mi disse che ricorrere contro il comune sarebbe stato rischioso in quanto la questione era di diritto amministrativo mentre la commissione tributaria che avrebbe esaminato il ricorso era composta da tecnici e quindi probabilmente mi avrebbero dato torto) scelgo di pagare pensando di rivalermi sul proprietario successivamente.
Saldo quindi nel breve arco di 20 giorni la prima rata di oltre 3 milioni e i restanti 6,6 sono tenuta a versarli entro ottobre 01.
Intanto il proprietario della casa che in un primo momento si era detto solidale in questa situazione in cui ovviamente riconosceva l'assurdita' (del dover essere io a pagare per un diritto di cui solo lui in effetti puo' avvalersi ma che non solo, cio' derivava da sue false ammissioni in sede legale) in un successivo momento, acquisita conoscenza della somma in gioco, si appiglio' a tutta una somma di pretesti (pagare al posto mio lo avrebbe messo "fuori legge") per non sborsare nulla. In seguito a varie altre comunicazioni che seguirono mi disse infine che una volta avuta garanzia che io avessi saldato tutto il debito lui sarebbe intervenuto pagando la meta'.
L'avvocato che sentii due anni fa mi disse che se il proprietario avesse pagato almeno la meta' potevo risparmiarmi di fargli causa in quanto, considerando il costo della causa e la difficolta' che essa presentava in quanto era basata sull'interpretazione di un diritto, avrei finito per non guadagnarci alla fine piu' di tanto.
Cosi' e' andata.
Lo scorso anno, terminando di pagare l'ultima rata avvertii il padrone di casa.
Capii subito dal tono che non era molto convinto di onorare la promessa fatta e si aggrappava a tutta una serie di cavilli piuttosto pretestuosi; era molto chiara la sua intenzione di arrivare ad uno scontro diretto per interrompere i rapporti, con molta pazienza riuscii ad ottenere che rispettasse l'impegno preso. Mi confermo' infine che avrebbe entro l'anno (2001) versato £ 5.000.000 per gli anni pregressi e £1.500.000 per ciascun anno (a partire dal 2001)dei 5 restanti alla conclusione del contratto (2205).
Non era disponibile a modificare il contratto (io gli proposi di commutarlo in un normale contratto di affitto il cui importo tenesse ovviamente conto delle spese rilevanti da me sostenute nel corso degli anni).
2002/gennaio
A gennaio 2002 ho avuto dal proprietario un bonifico di £1500.000
Dubbio: a cosa si riferisce? Al 2001? Al 2002? E' una parte del pregresso?
Avvisai per lettera che avevo ricevuto un solo bonifico e di verificare quindi se tutti i suoi versamenti erano andati a buon fine.
Siamo ora a marzo, non mi ha mai risposto.
Non solo ma a gennaio ha affidato incarico ad un geometra di procedere al taglio di una quercia e ha venduto la legna ricavata ad un privato. Io ero stata genericamente informata di quest' intenzione da questo geometra (incontrato casualmente durante le festivita') e avevo in quell'occasione esplicitato molto chiaramente di informarmi della data precisa in cui il lavoro sarebbe stato eseguito in quanto dovevo per lo meno badare che il mio cane (da difesa) fosse chiuso per evitare incidenti.
Non solo non sono stata avvisata in nessun modo della data ma il giorno stesso che i lavori iniziarono gli operai addetti entrarono nel terreno tagliando la rete di ferro che lo circonda senza neppure suonare il campanello, cominciarono il loro lavoro, lasciando incustodito il varco da dove il cane fuggi' (per fortuna senza causare danni).
Ora a me pare cosi' assurdo tutto quanto che non so proprio piu' cosa fare.
Pago per un diritto (di fabbricazione) che non posso utilizzare.
Ho un diritto di abitazione su fabbricato e terreno pertinenziale e mi viene addebitato tutto il terreno.
Per giunta il proprietario pare disporne come crede taglia, vende, entra...
Il proprietario sembra non avere alcuna responsabilita' di spesa nella manutenzione
straordinaria.
Capisco che in un piccolo paese come questo dall'amministrazione gattopardesca, essendo il proprietario di casa proprietario anche di molti altri beni immobiliari nonche' uomo di chiesa, abbia un certo influsso sull'amministrazione comunale (che lo ha sempre puntualmente tenuto informato sull'assolvimento della tassa a me imputatami o dell'andamento della cosa) ma mi pare che la situazione stia sconfinando nel grottesco.
Non ultimo io sono una dipendente ASL (il mio reddito e' verificabile) e ho da sola un figlio a carico, pagare quell'importo per me non e' stato uno scherzo e proprio le difficolta' economiche dello scorso anno mi hanno portato molto ingenuamente ad avere timore di perdere altre denaro in ricorsi legali.
Mi trovo oggi a non saper piu' cosa fare ma sento che da qualche parte, in qualche modo, questa situazione deve essere chiarita, credo di aver portato troppa pazienza e speranza nella "buona fede" altrui confidando che a fronte di una ristrutturazione impegnativa che ha rimesso a nuovo un rudere, e di fronte ad "errori" formali non miei, il proprietario avrebbe dovuto prima o poi mettersi una mano sulla coscienza.
A maggio 2005 scadra' il mio contratto.
Io continuo a mantenere spese molto alte di manutenzione, non solo per l'abitazione in se' ma anche per il terreno.
Esiste una via per potermi rivalere dei soldi che ho speso? Posso trasformare questo contratto - capestro in un contratto chiaro per tutti che indichi molto esplicitamente le proprie responsabilita'? Posso fare per rendere impositive le responsabilita' del padrone dell'immobile soprattutto se i lavori si rendono urgenti? Davvero non e' dimostrabile che il terreno pertinenziale e' cosa ben diversa? questo contratto e' valido? Il notaio puo' davvero fare il Ponzio Pilato della situazione cosi' come il comune?
Le domande sono tante e la mia confusione regna, alimentata ancora di piu' dai pochi pareri che ho sentito direttamente. La conclusione che tirai fu solo quella che avrei speso parecchi soldi per avere le idee chiare.
Vi sono estremamente grata per l'attenzione che mi avete prestato nel leggere questa lunghissima lettera, tutto quello che ho scritto e' ovviamente confermato da atti che posso inviarvi.
Spero tanto, attraverso il Vostro aiuto, di poter avere utili indicazioni che mi sostengano nel fare valere i miei diritti.
Grazie fin da ora.
MARZO 1991.
Acquisisco il "diritto di abitazione" su un cascinale rustico in pessime condizioni (ho materiale fotografico a documentazione). Essendo piuttosto ingente l'onere di spesa nella ristrutturazione a mio carico avviene una sorta di baratto tra me e il proprietario che si formalizza appunto nella cessione, in cambio di questa ristrutturazione, della concessione del suddetto diritto di abitazione per anni 15 da parte sua.
Spendo entro i primi 2 anni una somma di oltre 40 milioni, risanando l'abitazione e dotandola di tutti gli impianti (compresa una strada privata) di cui era sprovvista.
Terminata la ristrutturazione, negli anni seguenti, si pose la questione di chi doveva essere responsabile rispetto alla gestione e relativa spesa degli interventi di straordinaria manutenzione.
E questo e' il primo quesito che pongo; difatti ho avuto interpretazioni differenti e di fronte all'urgenza di alcuni lavori ho provveduto sempre io in tutti questi anni alle spese (con eccezione di un paio di casi in cui dovetti insistere fino allo sfinimento aspettando anni affinche' il proprietario provvedesse ad una sua partecipazione economica).
1993 Decorse da questo anno il pagamento dell' ICI.
Essendo tenuta io in quanto beneficiaria di un diritto di abitazione al pagamento me ne feci carico. Il calcolo fu fatto basandosi sulle normative del comune e prendendo i relativi dati dell'abitazione e del terreno dal contratto stipulato nel 91 (Nel contratto notarile del 91 il terreno era considerato agricolo e ne conteneva tutti i dati relativi: reddito dominicale, are, ecc....) Ho sempre pagato quindi regolare ICI su casa e terreno dal 93.
1999 / novembre Due anni fa il Comune m'invita a presentare la documentazione relativa all'Ici e scopro in quella sede che il terreno non era agricolo, ma regolarmente registrato come edificabile; mi viene quindi addebitata un'evasione fiscale. Inutile contestare che io non ero a conoscenza della reale destinazione del terreno (perche' avrei dovuto dubitare della fedelta' di cio' che riportava un contratto notarile?).
La situazione piuttosto problematica perdura per alcuni mesi, anche il comune prende tempo per verificare attraverso propri consulenti la questione.
Aprile 2000
Invio una richiesta di chiarimenti al Comune.
Attraverso il sostegno di un consulente e basandomi sulla documentazione in possesso (regolari versamenti ICI e contratto di diritto di abitazione), sottolineo al comune che il mio diritto di abitazione si riferisce ad "abitazione e terreno pertinenziale" per cui non puo' essermi addebitato oltre un certo margine di terreno nel loro calcolo. Ribadisco inoltre che su un terreno edificabile non puo' esservi diritto di abitazione in quanto non si tratta di abitazione. La lettera invitava quindi il Comune a svolgere accertamenti piu' precisi e restavo in attesa di un loro riscontro.
Avvisai anche il notaio che aveva redatto l'atto del fatto che riportava dati inesatti e che era incompleto della necessaria documentazione (destinazione d'uso) ma costui mi rispose seccamente che l'atto era ineccepibile e che in ogni caso io ero tenuta a far fronte all'ICI. Avviso intanto il proprietario di casa dell'avvenuto. Egli si senti' allora di dover sostenere con propria responsabilita' questo onere e mi tranquillizzai.
NOVEMBRE 2000
Senza mai aver risposto alla mia precedente il comune mi convoca attraverso lettera del 14.11.00 ad un appuntamento in data 22.11.00, io ho impegni di lavoro improrogabili in quel periodo e si stabilisce un appuntamento nelle due settimane seguenti. Arriviamo quindi alla settimana precedenti le festivita' mi sento chiedere dal Ragioniere del Ufficio ICI di scegliere entro una settimana se aderire ad una proposta di "accertamento con adesione" o rifiutarmi (con il rischio di pagare una somma altissima mentre in se accolgo la loro offerta me la cavo con molto meno in parole povere!).
Essendo il tempo (e il periodo) estremamente critico e non potendo quindi elaborare una strategia difensiva in quanto nessun avvocato sotto Natale si mette a lavorare su una questione di lana caprina di questo tipo(l'avvocato che sentii in quel periodo mi disse che ricorrere contro il comune sarebbe stato rischioso in quanto la questione era di diritto amministrativo mentre la commissione tributaria che avrebbe esaminato il ricorso era composta da tecnici e quindi probabilmente mi avrebbero dato torto) scelgo di pagare pensando di rivalermi sul proprietario successivamente.
Saldo quindi nel breve arco di 20 giorni la prima rata di oltre 3 milioni e i restanti 6,6 sono tenuta a versarli entro ottobre 01.
Intanto il proprietario della casa che in un primo momento si era detto solidale in questa situazione in cui ovviamente riconosceva l'assurdita' (del dover essere io a pagare per un diritto di cui solo lui in effetti puo' avvalersi ma che non solo, cio' derivava da sue false ammissioni in sede legale) in un successivo momento, acquisita conoscenza della somma in gioco, si appiglio' a tutta una somma di pretesti (pagare al posto mio lo avrebbe messo "fuori legge") per non sborsare nulla. In seguito a varie altre comunicazioni che seguirono mi disse infine che una volta avuta garanzia che io avessi saldato tutto il debito lui sarebbe intervenuto pagando la meta'.
L'avvocato che sentii due anni fa mi disse che se il proprietario avesse pagato almeno la meta' potevo risparmiarmi di fargli causa in quanto, considerando il costo della causa e la difficolta' che essa presentava in quanto era basata sull'interpretazione di un diritto, avrei finito per non guadagnarci alla fine piu' di tanto.
Cosi' e' andata.
Lo scorso anno, terminando di pagare l'ultima rata avvertii il padrone di casa.
Capii subito dal tono che non era molto convinto di onorare la promessa fatta e si aggrappava a tutta una serie di cavilli piuttosto pretestuosi; era molto chiara la sua intenzione di arrivare ad uno scontro diretto per interrompere i rapporti, con molta pazienza riuscii ad ottenere che rispettasse l'impegno preso. Mi confermo' infine che avrebbe entro l'anno (2001) versato £ 5.000.000 per gli anni pregressi e £1.500.000 per ciascun anno (a partire dal 2001)dei 5 restanti alla conclusione del contratto (2205).
Non era disponibile a modificare il contratto (io gli proposi di commutarlo in un normale contratto di affitto il cui importo tenesse ovviamente conto delle spese rilevanti da me sostenute nel corso degli anni).
2002/gennaio
A gennaio 2002 ho avuto dal proprietario un bonifico di £1500.000
Dubbio: a cosa si riferisce? Al 2001? Al 2002? E' una parte del pregresso?
Avvisai per lettera che avevo ricevuto un solo bonifico e di verificare quindi se tutti i suoi versamenti erano andati a buon fine.
Siamo ora a marzo, non mi ha mai risposto.
Non solo ma a gennaio ha affidato incarico ad un geometra di procedere al taglio di una quercia e ha venduto la legna ricavata ad un privato. Io ero stata genericamente informata di quest' intenzione da questo geometra (incontrato casualmente durante le festivita') e avevo in quell'occasione esplicitato molto chiaramente di informarmi della data precisa in cui il lavoro sarebbe stato eseguito in quanto dovevo per lo meno badare che il mio cane (da difesa) fosse chiuso per evitare incidenti.
Non solo non sono stata avvisata in nessun modo della data ma il giorno stesso che i lavori iniziarono gli operai addetti entrarono nel terreno tagliando la rete di ferro che lo circonda senza neppure suonare il campanello, cominciarono il loro lavoro, lasciando incustodito il varco da dove il cane fuggi' (per fortuna senza causare danni).
Ora a me pare cosi' assurdo tutto quanto che non so proprio piu' cosa fare.
Pago per un diritto (di fabbricazione) che non posso utilizzare.
Ho un diritto di abitazione su fabbricato e terreno pertinenziale e mi viene addebitato tutto il terreno.
Per giunta il proprietario pare disporne come crede taglia, vende, entra...
Il proprietario sembra non avere alcuna responsabilita' di spesa nella manutenzione
straordinaria.
Capisco che in un piccolo paese come questo dall'amministrazione gattopardesca, essendo il proprietario di casa proprietario anche di molti altri beni immobiliari nonche' uomo di chiesa, abbia un certo influsso sull'amministrazione comunale (che lo ha sempre puntualmente tenuto informato sull'assolvimento della tassa a me imputatami o dell'andamento della cosa) ma mi pare che la situazione stia sconfinando nel grottesco.
Non ultimo io sono una dipendente ASL (il mio reddito e' verificabile) e ho da sola un figlio a carico, pagare quell'importo per me non e' stato uno scherzo e proprio le difficolta' economiche dello scorso anno mi hanno portato molto ingenuamente ad avere timore di perdere altre denaro in ricorsi legali.
Mi trovo oggi a non saper piu' cosa fare ma sento che da qualche parte, in qualche modo, questa situazione deve essere chiarita, credo di aver portato troppa pazienza e speranza nella "buona fede" altrui confidando che a fronte di una ristrutturazione impegnativa che ha rimesso a nuovo un rudere, e di fronte ad "errori" formali non miei, il proprietario avrebbe dovuto prima o poi mettersi una mano sulla coscienza.
A maggio 2005 scadra' il mio contratto.
Io continuo a mantenere spese molto alte di manutenzione, non solo per l'abitazione in se' ma anche per il terreno.
Esiste una via per potermi rivalere dei soldi che ho speso? Posso trasformare questo contratto - capestro in un contratto chiaro per tutti che indichi molto esplicitamente le proprie responsabilita'? Posso fare per rendere impositive le responsabilita' del padrone dell'immobile soprattutto se i lavori si rendono urgenti? Davvero non e' dimostrabile che il terreno pertinenziale e' cosa ben diversa? questo contratto e' valido? Il notaio puo' davvero fare il Ponzio Pilato della situazione cosi' come il comune?
Le domande sono tante e la mia confusione regna, alimentata ancora di piu' dai pochi pareri che ho sentito direttamente. La conclusione che tirai fu solo quella che avrei speso parecchi soldi per avere le idee chiare.
Vi sono estremamente grata per l'attenzione che mi avete prestato nel leggere questa lunghissima lettera, tutto quello che ho scritto e' ovviamente confermato da atti che posso inviarvi.
Spero tanto, attraverso il Vostro aiuto, di poter avere utili indicazioni che mi sostengano nel fare valere i miei diritti.
Grazie fin da ora.
Risposta ADUC
Per quanto concerne l'Ici, occorre appurare se c'era un'irregolarita' nell'atto notarile, o se la variazione e' successiva.
Nei confronti del Comune sara' comunque obbligata, ma potrebbe variare la posizione nei confronti del proprietario. A fronte dell'irregolarita' dell'atto, infatti, potrebbe richiedere -a titolo di danno- non solo il rimborso delle maggiorazioni, ma anche le differenze tra cifra dovuta e corrisposta, in quanto le sono state fornite indicazioni erronee. Se invece la variazione fosse stata successiva, c'e' da valutare se ci sia una responsabilita' del proprietario che abbia effettuato variazioni senza comunicarle niente -in quel caso, sarebbe giusto che pagasse lui le spese ulteriori- oppure se non vi siano tali presupposti e quindi nessuna mancanza da parte del proprietario.
Per quanto attiene la manutenzione, dipende da che cosa c'e' negli atti. In questo caso riterremmo giusto che le spese rimangano addebitate a lei.
Non sappiamo, invece, valutare la questione dal punto di vista della effettiva portata del diritto pertinenziale, anche se concorderemmo sul concetto che se l'Ici viene pagata in relazione all'edificabilita' e lei non puo' usufruire di detto diritto, dovrebbe essere possibile trovare una soluzione. E poiche' occorre che la questione sia risolta anche con il Comune, consiglieremmo di rivolgersi al Difensore Civico Regionale.
Per cio' che concerne il diritto di godere dei frutti della cosa, se non ha un diritto di uso od usufrutto, non puo' contestare l'uso della cosa che fa il proprietario.
Riteniamo, in sintesi, che il contratto sia valido, ma deve essere chiarito il problema del terreno pertinenziale col Comune e l'effettiva portata degli obblighi di manutenzione straordinaria che, in base al contratto, lei ha volontariamente sostenuto: questo deve essere tenuto presente, non facendo parte del contratto e non essendo corrispettivo per la concessione del diritto. Ad ogni modo, la questione e' molto complessa.
Certamente, occorre un attento studio degli atti.
Puo' provare a prendere visione del sito www.confedilizia.it e clicca qui
Nei confronti del Comune sara' comunque obbligata, ma potrebbe variare la posizione nei confronti del proprietario. A fronte dell'irregolarita' dell'atto, infatti, potrebbe richiedere -a titolo di danno- non solo il rimborso delle maggiorazioni, ma anche le differenze tra cifra dovuta e corrisposta, in quanto le sono state fornite indicazioni erronee. Se invece la variazione fosse stata successiva, c'e' da valutare se ci sia una responsabilita' del proprietario che abbia effettuato variazioni senza comunicarle niente -in quel caso, sarebbe giusto che pagasse lui le spese ulteriori- oppure se non vi siano tali presupposti e quindi nessuna mancanza da parte del proprietario.
Per quanto attiene la manutenzione, dipende da che cosa c'e' negli atti. In questo caso riterremmo giusto che le spese rimangano addebitate a lei.
Non sappiamo, invece, valutare la questione dal punto di vista della effettiva portata del diritto pertinenziale, anche se concorderemmo sul concetto che se l'Ici viene pagata in relazione all'edificabilita' e lei non puo' usufruire di detto diritto, dovrebbe essere possibile trovare una soluzione. E poiche' occorre che la questione sia risolta anche con il Comune, consiglieremmo di rivolgersi al Difensore Civico Regionale.
Per cio' che concerne il diritto di godere dei frutti della cosa, se non ha un diritto di uso od usufrutto, non puo' contestare l'uso della cosa che fa il proprietario.
Riteniamo, in sintesi, che il contratto sia valido, ma deve essere chiarito il problema del terreno pertinenziale col Comune e l'effettiva portata degli obblighi di manutenzione straordinaria che, in base al contratto, lei ha volontariamente sostenuto: questo deve essere tenuto presente, non facendo parte del contratto e non essendo corrispettivo per la concessione del diritto. Ad ogni modo, la questione e' molto complessa.
Certamente, occorre un attento studio degli atti.
Puo' provare a prendere visione del sito www.confedilizia.it e clicca qui
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