Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

1 marzo 2002
Domanda 1 marzo 2002
Tipo_Form - CONSIGLI
RICHIESTA - Mia madre ha acquistato 10 anni fa un immobile dall'A.R.T.E. di Genova (ex Istituto Autonomo Case Popolari), di cui era assegnataria gia' da alcuni anni.
Sull'atto di compravendita e' previsto (in base alla Legge 8 agosto 1977, n.513, art.28) un vincolo che impedisce di alienare l'immobile prima di 10 anni dall'acquisto, ed inoltre un diritto di prelazione sine die a favore dell'A.R.T.E.(naturalmente a condizioni favorevolissime per l'Istituto). Sull'ultimo punto (diritto di prelazione), che ci preoccupava abbastanza in quanto mia madre sapeva di dover affrontare nel tempo parecchie spese di ristrutturazione (non c'era impianto di riscaldamento, impianto elettrico anteguerra, impianto idrico lo stesso, pavimenti rotti, soffitti con infiltrazioni e chi piu' ne ha piu' ne metta) eravamo state rassicurate (a parole) dal funzionario dell'uff.vendite, il quale ci disse: "non vi preoccupate, perche', se tra 10 anni voleste vendere l'appartamento, scrivete una raccomandata all'Istituto e lo stesso vi rispondera' che rinuncia al diritto di prelazione, come sempre e' accaduto, in quanto l'Istituto e' povero, vende sempre ma non acquista mai". Ora appunto sono trascorsi 10 anni, si vuole vendere l'immobile e scopro, parlando al telefono con lo stesso funzionario, che l'unico modo per evitare che l'istituto eserciti il suo diritto occorre versare allo stesso il 10% sul valore della rendita catastale (in base alla legge 24 dicembre 1993, n.560, art.1, comma 25).
Ha detto che l'Istituto non si puo' permettere di ricomprare gli immobili venduti, ma se si invia la raccomandata e' costretto a comprare (facendo un gran sacrificio), per dare una dimostrazione di forza, altrimenti nessuno piu' verserebbe questo 10%!!! Ora, so che c'e' stato un progetto di legge (N. 1647) che solleva dubbi di incostituzionalita' circa la previsione di un diritto di prelazione senza termini, in quanto ne risulta fortemente menomato il diritto di proprieta, nonche' sul metodo di quantificazione della somma che l'Ente e' tenuto a versare in caso eserciti questo diritto (piu' favorevole rispetto alla base su cui si calcola il 10%).
Si dice inoltre che a tutela di eventuali azioni speculative e' piu' che sufficiente la previsione dell'inalienabilita' dell'immobile per i 10 anni successivi all'acquisto.
Non penso che ne sia seguito piu'nulla, e comunque non possiamo in alcun modo tentare di ribellarci ad un'ingiustizia del genere?
Seconda cosa: se mia madre scrivesse la raccomandata all'Ente e questo emettesse il Decreto d'acquisto, si potrebbe ancora, versando il 10%, estinguere questo (ingiusto) diritto di prelazione?
Vi ringrazio molto se vorrete rispondermi, scusate se non sono riuscita ad essere piu'sintetica, se ritenete potete abbreviare la mia E-mail.

Risposta ADUC
Il rischio che la prelazione venga esercitata c'e' sempre, e mai nessuno potrebbe offrirvi alcuna diversa garanzia. La percentuale -chiamiamola "di liquidazione"- non e' un aggravio, ma una favorevole novita', in quanto e' un modo per garantirsi una rinuncia certa alla prelazione -garanzia che in nessun altro modo potreste avere. Tuttavia, se sia realmente vero che l'Istituto abbia deciso di acquistare incondizionatamente, in realta' non lo sappiamo. Ma non ci pare che la situazione sia realmente peggiorata, poiche' di fatto il diritto di prelazione esiste, puo' essere esercitato e non c'e' modo mai di conoscere se la controparte decidera' o meno di usufruirne. Pertanto, quella di pagare per consentirne l'esclusione, e' comunque di una possibilita' aggiuntiva.
Ad ogni modo, puo' provare a consultare il -piu' specifico- sito www.sunia.it
Se sia o meno possibile proporre susseguentemente il pagamento del 10% (dunque dopo l'accettazione), non e' facile determinarlo.
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