Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
14 febbraio 2002
Subject: sfruttamento di studenti ignari
La mia non e' una lettera che chiede aiuto, voglio solo dare il mio contributo alla vostra opera di aprire gli occhi alle persone di fronte alle disonesta'; naturalmente gradirei un vostro commento. Unitamente ai documenti necessari per la burocrazia in vista della laurea in giurisprudenza all'universita' di Torino, mi e' stato consegnato un questionario. L'impiegata mi ha detto che si trattava di un'iniziativa cui e' collegato Romano Prodi e che si chiama almalaurea. Potevo decidere se compilarlo o no, ma mi e' stato detto dalla medesima impiegata che lo scopo era quello di rendere laureati e laureandi contattabili dalle imprese: insomma, mi pareva che fosse un ammirevole servizio fornito dall'universita' per dare finalmente una mano concreta agli studenti fino ad allora subissati di sola teoria.
Il questionario era enorme e molto dettagliato; con password e username posso modificarlo da quando, 4 mesi dopo la laurea - anche qs tempi biblici mi hanno fatto dare per scontato che fosse un servizio della pubblica amministrazione-, e' stato inserito sul sito www.almalaurea.it.
Ieri sono andata su quel sito in quanto "impresa", per ricercare alcuni laureati in psicologia che mi servirebbero per un mio progetto. Sorpresa: OGNI CURRICULUM COMPLETO IN CONSULTAZIONE COSTA ALL'AZIENDA INTERESSATA BEN £20.000. Ho verificato presso altri laureati dell'universita' di Torino, e nessuno di loro era stato informato del fatto che il servizio in realta' era un modo per lucrare sui nostri curriculum. Io mi sono indignata:
1) perche' voglio essere libera di decidere se far guadagnare o meno qualcuno con l'esposizione della mia vita e dei miei voti;
2) perche', anche se non detto espressamente, l'intera procedura di consegna del questionario da compilare fa davvero pensare ad una iniziativa pubblica;
3) perche' e' davvero troppo facile creare un businness ottenendo il consenso al trattamento dei dati da chi pensa ad un'offerta disinteressata di mamma scuola; 4) perche' nessuno si deve permettere di usare nei miei confronti i termini "tariffa" e "comprare": non sono ne' uno schiavo ne' un calciatore io.
A rendere ancora piu' amaro tutto cio', resta la considerazione che, se fosse stato un servizio gratuito, sarebbe stata la prima cosa in assoluto che l'universita' avrebbe fatto per rendere concreti i nostri troppi anni di sola teoria, totalmente slegata dal mondo del lavoro. Vi ringrazio per l'attenzione e perche', se non ci foste voi, l'Italia sarebbe un paese piu' "ingiusto".
P.S.Almalaurea non riguarda tutte le universita', ma solo alcune, tra le quali Torino e Bologna; l'elenco completo e' sul sito.
La mia non e' una lettera che chiede aiuto, voglio solo dare il mio contributo alla vostra opera di aprire gli occhi alle persone di fronte alle disonesta'; naturalmente gradirei un vostro commento. Unitamente ai documenti necessari per la burocrazia in vista della laurea in giurisprudenza all'universita' di Torino, mi e' stato consegnato un questionario. L'impiegata mi ha detto che si trattava di un'iniziativa cui e' collegato Romano Prodi e che si chiama almalaurea. Potevo decidere se compilarlo o no, ma mi e' stato detto dalla medesima impiegata che lo scopo era quello di rendere laureati e laureandi contattabili dalle imprese: insomma, mi pareva che fosse un ammirevole servizio fornito dall'universita' per dare finalmente una mano concreta agli studenti fino ad allora subissati di sola teoria.
Il questionario era enorme e molto dettagliato; con password e username posso modificarlo da quando, 4 mesi dopo la laurea - anche qs tempi biblici mi hanno fatto dare per scontato che fosse un servizio della pubblica amministrazione-, e' stato inserito sul sito www.almalaurea.it.
Ieri sono andata su quel sito in quanto "impresa", per ricercare alcuni laureati in psicologia che mi servirebbero per un mio progetto. Sorpresa: OGNI CURRICULUM COMPLETO IN CONSULTAZIONE COSTA ALL'AZIENDA INTERESSATA BEN £20.000. Ho verificato presso altri laureati dell'universita' di Torino, e nessuno di loro era stato informato del fatto che il servizio in realta' era un modo per lucrare sui nostri curriculum. Io mi sono indignata:
1) perche' voglio essere libera di decidere se far guadagnare o meno qualcuno con l'esposizione della mia vita e dei miei voti;
2) perche', anche se non detto espressamente, l'intera procedura di consegna del questionario da compilare fa davvero pensare ad una iniziativa pubblica;
3) perche' e' davvero troppo facile creare un businness ottenendo il consenso al trattamento dei dati da chi pensa ad un'offerta disinteressata di mamma scuola; 4) perche' nessuno si deve permettere di usare nei miei confronti i termini "tariffa" e "comprare": non sono ne' uno schiavo ne' un calciatore io.
A rendere ancora piu' amaro tutto cio', resta la considerazione che, se fosse stato un servizio gratuito, sarebbe stata la prima cosa in assoluto che l'universita' avrebbe fatto per rendere concreti i nostri troppi anni di sola teoria, totalmente slegata dal mondo del lavoro. Vi ringrazio per l'attenzione e perche', se non ci foste voi, l'Italia sarebbe un paese piu' "ingiusto".
P.S.Almalaurea non riguarda tutte le universita', ma solo alcune, tra le quali Torino e Bologna; l'elenco completo e' sul sito.
Risposta ADUC
La ringraziamo per la segnalazione.
Concordiamo con lei che -da quanto ci dice- le modalita' di acquisizione dei dati siano indebite e che conseguentemente o l'Universita' o la societa' citata (a seconda di come sia strutturato l'atto cui fa riferimento) debbano ritenersi contestabili. Almeno in teoria, sarebbe ipotizzabile -oltre all'inibizione dall'utilizzo dei dati- anche una richiesta di rimborso per l'eventuale danno subito (tutto dipende, comunque, dall'effettiva struttura del questionario).
Concordiamo con lei che -da quanto ci dice- le modalita' di acquisizione dei dati siano indebite e che conseguentemente o l'Universita' o la societa' citata (a seconda di come sia strutturato l'atto cui fa riferimento) debbano ritenersi contestabili. Almeno in teoria, sarebbe ipotizzabile -oltre all'inibizione dall'utilizzo dei dati- anche una richiesta di rimborso per l'eventuale danno subito (tutto dipende, comunque, dall'effettiva struttura del questionario).
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