Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
19 gennaio 2002
Tipo_form - CONSIGLI
RICHIESTA - Cara ADUC, ad agosto 2001, su invito del loro rappresentante di zona, ci siamo recati c/o la 3GIMA Mobili di Vicenza.
Col solo intento di valutare l'effettiva convenienza delle loro offerte pubblicizzate un arredatore ci ha progettato e preventivato una cucina da 17500000 e una camera da 7050000 per un totale di 24550000 (ovvero al prezzo di listino diceva di averci applicato uno sconto del 30 + 5%). Ma, anche se non era mai stato detto prima, l'offerta era valida solo se si firmava in loco un "contratto aperto", altrimenti lo sconto sarebbe stato solo del 15/20%.Non riuscando a convincerci subito, ci é stata data la possibilità di firmare il contratto, prima in copia 1/2 fax e poi l'originale inviatoci x posta da rendere controfirmato al loro rappresentante preceduto da un vaglia di 5 milioni d'acconto.
Così é stato fatto, ma leggendo le clausole sul retro del contratto originale abbiamo notato le seguenti discrepanze rispetto a quanto detto dal rappresentante e poi confermato a Vicenza:
1) Il contratto aperto consisteva in concreto in un blocco dei listini x 2 anni, con la possibilità di variare marca e modello dei mobili, vincolando semplicemente il valore della spesa a +/- il 10% del valore preventivato (nel ns. caso tra 22 e 27 milioni circa). Mentre sia il rappresentante sia l'arredatore ci avevano parlato di un 20% di margine.
2) La descrizione delle composizioni di mobili riportata sul contratto aperto era molto sommaria e faceva semplicemente riferimento ai disegni che, caso vuole, all'originale non erano stati allegati (ma fortunatamente avevo prima controfirmato 1/2 fax).
Alle ns. contestazioni allora il rappresentante ci aveva assicurato che il nuovo margine era una nuova diposizione della quale non era al corrente e che i disegni che avevo in mano avrebbero sempre fatto fede anche per il contratto definitivo.
A distanza di soli 5 mesi, lo scorso 11 gennaio, siamo ritornati a Vicenza per stipulare il contratto definitivo con le seguenti spiacevoli sorprese:
1) L'arredatore che aveva fatto il preventivo era stato allontanato dall'"azienda" a loro dire per incapacità.
2) La nuova arredatrice ci ha presentato un prezzo della stessa composizione di cucina superiore di oltre 3 milioni a quello preventivato.
Oltretutto la composizione che poteva fornirci era diversa da quella prevista inquanto la 1° progettazione era stata sbagliata e quindi parte dei mobili andavano sostituiti con altri più piccoli e diversi, ma SOLO a loro dire non meno costosi. Allorra abbiamo richiesto l'intervento della responsabile vendite: che prima ha cercato di dirci che il disegno non era mai stato firmato, che poteva addirittura essere stato contraffatto da noi e quindi volendo anche non affidabile (probabile prassi in questi casi).Ma a seguito della dimostrazione della "famosa" copia controfirmata 1/2 fax, ha dovuto accusare il 1° arredatore che aveva sicuramente dimenticato di conteggiare alcuni pezzi, che il contratto aperto fissa solo il listino e gli indici di sconto, quindi se c'erano state delle omissioni si dovevano inserire ora i nuovi costi.
Sentendoci raggirati, ma non potendo accettare una penale del 40% (circa 10 milioni) per recedere dal contratto, abbiamo dovuto sottostare alle "regole del gioco" firmando il contratto definitivo al prezzo di oltre 20 milioni e stipulando un nuovo contratto aperto per la cifra mancante ai 22 milioni minimi richiesti.
Ora da Voi vorremmo sapere:
1) Come possiamo essere certi che la differenza tra i due prezzi sia dovuta esclusivamente ai pezzi non conteggiati e non invece agli sconti applicati o ai listini diversi da quelli che avevamo bloccato?
2) Ammesso ci fosse stato un errore del 1° arredatore è giusto che questo ricada interamente sulle ns. tasche?
3) Vista la notevole differenza tra il prezzo preventivato e quello definitivo, possiamo richiedere la copia del listino e la giustificazione dei nuovi prezzi?
4) Possiamo costringerli a considerare saldato il contratto ad una cifra inferiore ai 22 milioni minimi richiesti, visti i diversi margini proposti (prima +/- 20% poi solo +/- 10%) e ai diversi dubbi di forma del "contratto aperto"?
5) Oltre alle eterne vie legali quali altri mezzi abbiamo per poterli ricattare e costringerli ad accettare le ns. ragioni?
Mi scuso per la lunga lettera e ringarziandoVi anticipatamente per la cortese risposta porgo cordiali Saluti.
RICHIESTA - Cara ADUC, ad agosto 2001, su invito del loro rappresentante di zona, ci siamo recati c/o la 3GIMA Mobili di Vicenza.
Col solo intento di valutare l'effettiva convenienza delle loro offerte pubblicizzate un arredatore ci ha progettato e preventivato una cucina da 17500000 e una camera da 7050000 per un totale di 24550000 (ovvero al prezzo di listino diceva di averci applicato uno sconto del 30 + 5%). Ma, anche se non era mai stato detto prima, l'offerta era valida solo se si firmava in loco un "contratto aperto", altrimenti lo sconto sarebbe stato solo del 15/20%.Non riuscando a convincerci subito, ci é stata data la possibilità di firmare il contratto, prima in copia 1/2 fax e poi l'originale inviatoci x posta da rendere controfirmato al loro rappresentante preceduto da un vaglia di 5 milioni d'acconto.
Così é stato fatto, ma leggendo le clausole sul retro del contratto originale abbiamo notato le seguenti discrepanze rispetto a quanto detto dal rappresentante e poi confermato a Vicenza:
1) Il contratto aperto consisteva in concreto in un blocco dei listini x 2 anni, con la possibilità di variare marca e modello dei mobili, vincolando semplicemente il valore della spesa a +/- il 10% del valore preventivato (nel ns. caso tra 22 e 27 milioni circa). Mentre sia il rappresentante sia l'arredatore ci avevano parlato di un 20% di margine.
2) La descrizione delle composizioni di mobili riportata sul contratto aperto era molto sommaria e faceva semplicemente riferimento ai disegni che, caso vuole, all'originale non erano stati allegati (ma fortunatamente avevo prima controfirmato 1/2 fax).
Alle ns. contestazioni allora il rappresentante ci aveva assicurato che il nuovo margine era una nuova diposizione della quale non era al corrente e che i disegni che avevo in mano avrebbero sempre fatto fede anche per il contratto definitivo.
A distanza di soli 5 mesi, lo scorso 11 gennaio, siamo ritornati a Vicenza per stipulare il contratto definitivo con le seguenti spiacevoli sorprese:
1) L'arredatore che aveva fatto il preventivo era stato allontanato dall'"azienda" a loro dire per incapacità.
2) La nuova arredatrice ci ha presentato un prezzo della stessa composizione di cucina superiore di oltre 3 milioni a quello preventivato.
Oltretutto la composizione che poteva fornirci era diversa da quella prevista inquanto la 1° progettazione era stata sbagliata e quindi parte dei mobili andavano sostituiti con altri più piccoli e diversi, ma SOLO a loro dire non meno costosi. Allorra abbiamo richiesto l'intervento della responsabile vendite: che prima ha cercato di dirci che il disegno non era mai stato firmato, che poteva addirittura essere stato contraffatto da noi e quindi volendo anche non affidabile (probabile prassi in questi casi).Ma a seguito della dimostrazione della "famosa" copia controfirmata 1/2 fax, ha dovuto accusare il 1° arredatore che aveva sicuramente dimenticato di conteggiare alcuni pezzi, che il contratto aperto fissa solo il listino e gli indici di sconto, quindi se c'erano state delle omissioni si dovevano inserire ora i nuovi costi.
Sentendoci raggirati, ma non potendo accettare una penale del 40% (circa 10 milioni) per recedere dal contratto, abbiamo dovuto sottostare alle "regole del gioco" firmando il contratto definitivo al prezzo di oltre 20 milioni e stipulando un nuovo contratto aperto per la cifra mancante ai 22 milioni minimi richiesti.
Ora da Voi vorremmo sapere:
1) Come possiamo essere certi che la differenza tra i due prezzi sia dovuta esclusivamente ai pezzi non conteggiati e non invece agli sconti applicati o ai listini diversi da quelli che avevamo bloccato?
2) Ammesso ci fosse stato un errore del 1° arredatore è giusto che questo ricada interamente sulle ns. tasche?
3) Vista la notevole differenza tra il prezzo preventivato e quello definitivo, possiamo richiedere la copia del listino e la giustificazione dei nuovi prezzi?
4) Possiamo costringerli a considerare saldato il contratto ad una cifra inferiore ai 22 milioni minimi richiesti, visti i diversi margini proposti (prima +/- 20% poi solo +/- 10%) e ai diversi dubbi di forma del "contratto aperto"?
5) Oltre alle eterne vie legali quali altri mezzi abbiamo per poterli ricattare e costringerli ad accettare le ns. ragioni?
Mi scuso per la lunga lettera e ringarziandoVi anticipatamente per la cortese risposta porgo cordiali Saluti.
Risposta ADUC
Era vostro diritto pretendere cio' che risultava espressamente indicato in contratto.
A questo punto, poiche' di fatto avete stipulato un nuovo accordo, questo non lo potete ritrattare. Pertanto, indipendentemente dalle contestazioni fattibili precedentemente, adesso avete a che fare con la nuova situazione contrattuale: cio' non toglie che sia possibile contestare le varie irregolarita' rilevabili, le imprecisioni, nonche' di richiedere anche il catalogo di riferimento: pretendendo pertanto che siano consegnati i mobili che -nel rispetto della descrizione- abbiano effettivamente il prezzo concordato. Non possono invece esservi imposti mobili con caratteristiche diverse da quelle descritte o prezzi diversi, e non e' possibile pretendere che paghiate cifre suppletive. In caso pero' i mobili, cosi' come identificati da prezzo e caratteristiche, effettivamente fossero diversi da quelli visionati, la questione si farebbe problematica: mancando la possibilita' di dimostrare una diversa scelta, potremmo solo consigliare di tentare una conciliazione in Camera di Commercio o dal giudice di pace.
A questo punto, poiche' di fatto avete stipulato un nuovo accordo, questo non lo potete ritrattare. Pertanto, indipendentemente dalle contestazioni fattibili precedentemente, adesso avete a che fare con la nuova situazione contrattuale: cio' non toglie che sia possibile contestare le varie irregolarita' rilevabili, le imprecisioni, nonche' di richiedere anche il catalogo di riferimento: pretendendo pertanto che siano consegnati i mobili che -nel rispetto della descrizione- abbiano effettivamente il prezzo concordato. Non possono invece esservi imposti mobili con caratteristiche diverse da quelle descritte o prezzi diversi, e non e' possibile pretendere che paghiate cifre suppletive. In caso pero' i mobili, cosi' come identificati da prezzo e caratteristiche, effettivamente fossero diversi da quelli visionati, la questione si farebbe problematica: mancando la possibilita' di dimostrare una diversa scelta, potremmo solo consigliare di tentare una conciliazione in Camera di Commercio o dal giudice di pace.
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