Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

2 gennaio 2002
Domanda 2 gennaio 2002
Tipo_Form - CONSIGLI
RICHIESTA - Egregi Signori, la presente e-mail per sottoporVi il mio caso sperando di poter ricevere un consiglio.
Nel giugno del 2001 mi sono sottoposto a una visita specialistica presso un chirurgo plastico perche' volevo, con un'operazione di rinoplastica, risolvere un problema funzionale (deviazione del setto nasale) ed estetico del naso (gibbo sul dorso).
Durante la visita e nei giorni successivi, e' stato programmato l'intervento.
L'intervento ha avuto luogo ai primi di luglio 2001 e purtroppo non ha avuto l'esito positivo che speravo. Il problema funzionale che avevo e' stato risolto mentre il problema estetico e' stato risolto solo parzialmente, in quanto il gibbo e' stato solo parzialmente ridotto e in piu' alcuni connotati del naso sono stati storpiati. Per esempio e' stata asportata eccessivamente una porzione cartilaginea che ha creato di conseguenza un inestetismo nelle proporzioni.
Nel settembre 2001 mi sono rivolto a un altro specialista in chirurgia plastica per avere un consulto sull'esito dell'operazione svolta dall'altro chirurgo. Questo secondo specialista mi ha confermato che l'esito non e' stato dei migliori ma che in genere i chirurghi, quando l'esito delle operazioni non e' soddisfacente, si offrono loro stessi di ripetere l'intervento per correggere le eventuali imperfezioni derivanti dalla prima operazione senza far pagare nulla al paziente.
Lo stesso mese di settembre ho fatto la visita di controllo post-operatoria presso il chirurgo che mi aveva operato ed egli stesso ha ammesso che ci sarebbero state delle lievi modifiche da fare.
Il chirurgo mi ha proposto due metodi di correzione. Il primo consistente in una serie di iniezioni di materiale biologico che avrebbe dovuto compensare i 'vuoti' lasciati dall'operazione e nascondere il gibbo. Il secondo consistente invece in una vera e propria operazione. Questo secondo metodo di correzione pero', al momento della visita, e' stato solamente accennato dal chirurgo e quasi nemmeno preso in considerazione. Il chirurgo che mi opero', diede quasi per scontato che avrei accettato di sottopormi al primo metodo di correzione (quello delle iniezioni) e mi disse che sarebbe stato tutto a sue spese. Alcuni giorni dopo questa visita andai a parlare nuovamente con l'altro specialista che avevo consultato nel mese di settembre prima di recarmi dal chirurgo che mi aveva operato. Questo specialista mi disse che il metodo delle iniezioni proposto dal chirurgo non era il piu' corretto, e sicuramente non avrebbe risolto il problema, e questo confermo' i miei preced enti dubbi sulla validita' di questo metodo correttivo.
A questo punto chiamai il chirurgo che mi aveva operato e gli dissi che non volevo che utilizzasse il metodo delle iniezioni ma che volevo che mi sottoponesse a un nuovo intervento. Il chirurgo si espresse di nuovo a favore dell'altro metodo ma non si oppose all'eventualita' di eseguire un nuovo intervento chirurgico, anche questa volta pero' a mie spese e non pagato da lui, anche se questo secondo intervento non avrebbe sicuramente raggiunto il costo del precedente ma un costo equivalente circa alla meta'. Somma comunque non trascurabile.
A questo punto vorrei sapere se e' giusto che io debba essere costretto o a sottopormi a un metodo correttivo che io e uno specialista non riteniamo dei piu' idonei, al contrario di quello che dice il chirurgo, o a sottopormi a un intervento chirurgico nuovamente a mie spese, per correggere le imprecisioni del chirurgo? Non dovrebbe essere il chirurgo a sostenere le spese di questo intervento? Inoltre io avevo dovuto pagare oltre al chirurgo anche la clinica e l'anestesista per permettere a lui di eseguire l'operazione. Sarebbe giusto ora se dovessi nuovamente pagare oltre al chirurgo anche la clinica e l'anestesista per riparare a un'operazione che lui ha sbagliato?
Come posso fare per risolvere la situazione?
E' possibile far sostenere tutte le spese dell'intervento al chirurgo che mi ha operato? O meglio ancora, sarebbe possibile ottenere il risarcimento di tutte le spese che ho dovuto affrontare, visto che ormai non ho piu' fiducia per sottopormi a un'operazione diretta da quel chirurgo?
Quando ho parlato col chirurgo che mi ha operato per comunicargli la mia intenzione di non sottopormi a un intervento fatto da lui gli ho chiesto il risarcimento delle spese che ho sostenuto per l'intervento. Il chirurgo si e' rifiutato. A quel punto gli ho detto che se si fosse rifiutato gli avrei mandato una lettera di mora, ma il chirurgo mi ha quasi minacciato dicendomi che se avesse ricevuto qualcosa, avrei dovuto fare i conti col suo avvocato. Questo mi autorizza ad agire in qualche modo? Se si', come?
Vorrei sapere se io inviassi davvero la lettera di mora, colui che la riceve puo' rivendicarsi contro di me in qualche modo, in quanto io non voglio agire legalmente visto che la giurisprudenza considera che non valga la pena affrontare il mio caso in giudizio. Cioe', posso essere soggetto a denuncie di diffamazione o calunnia o cose del genere? La lettera di mora e' vero che non ha valore se non viene intentata una causa?
Posso presentare dei reclami all'albo dei professionisti cui il chirurgo dovrebbe essere iscritto o alla Societa' Italiana di chirurgia plastica e sperare che prendano dei provvedimenti o che intervengano a mio favore? Nel caso lo facessi, il chirurgo potrebbe rivendicarsi contro di me anche in questi casi? E' mio diritto portare a conoscenza di organi competenti il mio parere sull'operato di un chirurgo secondo me poco affidabile, al fine di evitare che altri si trovino in una situazione spiacevole quanto la mia, senza che io corra per questo il rischio di venire denunciato o leso in qualche modo?
In attesa di una Vostra risposta colgo l'occasione per porgerVi i miei piu' cordiali saluti e le mie scuse per l'eventuale disturbo.

Risposta ADUC
Se non ha intenzione di fare causa, puo' anche lasciare perdere. Ad inviare una lettera di messa in mora non rischia nulla (a meno che non sia offensivo), ma e' certo che il medico fara' tutto cio' che e' in suo potere per darle fastidi, aumentando la parcella su quanto eventualmente ancora dovuto, ad esempio; e comunque spingendola a far causa, con la speranza -e' ovvio- di spaventarla. Stesso dicasi per la segnalazione all'Ordine: puo' farla, ma deve essere pronto ad affrontare le conseguenze, poiche' dal niente non nasce niente.
Ma -almeno che non lo diffami- non deve temere nulla dal punto di vista penale. E' invece ovvio che debba prepararsi allo scontro.
Ad ogni modo, la questione e' in un certo senso semplice: se un perito e' in condizione di affermare che il lavoro e' stato male eseguito ed ha subito un danno, lei ha diritto alla rifusione di detto danno e -probabilmente, anche se e' ovvio ci sia sempre la possibilita' di una disfatta, in ogni circostanza- puo' intentare causa. Se ci sono dei dubbi, e' invece un rischio troppo alto e conviene adattarsi a quanto offerto.
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