Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

21 dicembre 2001
Domanda 21 dicembre 2001
Subject: Orazio ha mangiato il pane di Altamura?
Tra il 1 ed il 9 dicembre 2001 a Milano c'è stato il Salone dei Sapori. Anch'io sono andato a visitarlo e m'è capitato di imbattermi in uno stand di prodotti della mia cara Puglia.
Per la precisione si trattava dello stand allestito da "AltaNatura - Produttori Agrobiologici" (la cui sede è ad Altamura in via Corato, 103).
Incuriosito, ho dato una rapida occhiata ed ho preso un pieghevole (vedi allegato).
Successivamente, tornato a casa, ho sfogliato il pieghevole e la mia attenzione è stata catturata da un passo (vedi punto 2 nel pieghevole allegato) che riporto integralmente:
"Già nel I secolo A. C. Orazio racconta in una sua satira, che durante un suo viaggio in Puglia, ad Altamura trovò un pane talmente unico e delizioso che da "viaggiatore esperto e previdente se né fece una buona provvista". "
Quanto affermato mi lasciava incredulo: Altamura nel I secolo A.C.?
Ho fatto delle ricerche su internet ed anche sul sito http://www.pane-di-altamura.it/ (in cui ci sono link ad alcuni panifici e semolifici) è ben evidenziato il riferimento ad Orazio:
"... l'acqua, la cosa più comune, quì la vendono; ma il pane è buono veramente, tanto che il passeggero scaltro suole farne provvista per il viaggio. "
Orazio Satire I, 5
Mi sono messo alla ricerca e sul sito http://www.skuola.net/latino/oraziosatireprimo.asp ho trovato le Satire (Sermones) di Orazio.
Ecco il passo de "il viaggio" (libro I delle Satire) in cui si può leggere la citazione cercata:
Tendimus hinc recta Beneventum, ubi sedulus hospes paene macros arsit dum turdos versat in igni. Nam vaga per veterem dilapso flamma culinam Volcano summum properabat lambere tectum. Convivas avidos cenam servosque timentis tum rapere atque omnis restinguere velle videres. Incipit ex illo montis Apulia notos ostentare mihi, quos torret Atabulus et quos nunquam erepsemus, nisi nos vicina Trivici villa recepisset lacrimoso non sine fumo, udos cum foliis ramos urente camino. Hic ego mendacem stultissimus usque puellam ad mediam noctem exspecto; somnus tamen aufert intentum veneri; tum inmundo somnia visu nocturnam vestem maculant ventremque supinum. Quattuor hinc rapimur viginti et milia raedis, mansuri oppidulo, quod versu dicere non est, signis perfacile est: venit vilissima rerum hic aqua, sed panis longe pulcherrimus, ultra callidus ut soleat umeris portare viator. Nam Canusi lapidosus, aquae non ditior urna: qui locus a forti Diomede est conditus olim. Flentibus hinc Varius discedit maestus amicis. Inde Rubos fessi pervenimus, utpote longum carpentes iter et factum corruptius imbri.
Ed eccone la traduzione (trovata nello stesso sito) :
Di qui filiamo dritti a Benevento, dove l'oste zelante per poco non si bruciò girando sul fuoco i suoi magri tordi; divampato l'incendio, la fiamma guizzando per la vecchia cucina minacciava di lambire il soffitto. Avresti dovuto vedere i clienti affamati e i servi impauriti che cercavano di mettere in salvo i tordi e tutti insieme di spegnere il fuoco.
A quel punto cominciano a mostrarsi i monti a me ben noti dell'Apulia, che sono bruciati dallo scirocco e che mai noi avremmo valicati, se non ci avesse ospitato un casale vicino a Trevico e tutto pieno di fumo da farci lacrimare, perché il focolare bruciava ramaglie umide e foglie. Lì sono tanto sciocco da aspettare sino a mezzanotte una ragazza bugiarda; poi il sonno mi coglie assorto nelle voglie d'amore e le visioni lascive di un sogno mi fanno bagnare supino la tunica da notte e il ventre.
E via di corsa in carrozza per ventiquattro miglia, intendendo far tappa in una cittadina, che non si può nominare nel verso, ma che per certi aspetti è facilissimo indicare: qui l'acqua, la più vile delle cose, si compera; in compenso il pane è senza confronti il migliore, tanto che i viaggiatori accorti hanno l'abitudine di farne provvista, perché a Canosa, località fondata un tempo dal forte Diomede, oltre a mancar l'acqua, il pane è di pietra. Qui Vario sconsolato prende congedo dagli amici in lacrime. Giungemmo quindi a Ruvo, stanchi morto per esserci sorbiti un tratto interminabile di strada, reso in più difficile dalla pioggia.
Partendo da quanto si legge nelle Satire e dando per buono quanto scritto sia sul pieghevole che nel sito internet sul pane di Altamura, Orazio sarebbe quindi passato da Altamura nel tragitto che da Trevico l'ha portato ad Andria.
Ho provato a tracciare gli eventuali percorsi Benevento-Trevico-Andria-Ruvo, ma è evidente che Altamura (che nel I secolo A. C. neanche esisteva) doveva essere ben lontana da questi.
C'è di più: Orazio dice di essere passato per questa misteriosa cittadina quando, diretto ad Andria, si trovava a 24 miglia da Trevico.
Considerato che un miglio romano antico è pari a circa 1480 m (dal sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/unimis.html ), 24 miglia corrispondono quindi a 35 km circa.
Ciò considerato, viste alcune mappe ho ipotizzato che l'abitato di cui Orazio parla nelle sue Satire poteva essere in prossimità dell'attuale Candela.
Ho così cercato qualche sito che mi poteva dire di più e mi sono imbattuto nel sito del comune di Candela dove, nella pagina sulla sua storia (http://www.comune.candela.fg.it/la_storia.htm ), si parla delle origini del centro abitato e si fa riferimento allo stesso passo delle Satire di Orazio:
[. . . ] sull'origine del paese, la versione più accreditata, riscontrata in toto proprio a partire da quest'ultima data, è quella del Sacerdote e storico, Adriano DI BARI, secondo il quale, l'attuale paese sorse nel periodo delle invasioni Ostrogote-Longobarde, le cui razzie, avevano costretto la popolazione di origine Dauna ad abbandonare un primitivo borgo, situato poco distante, per rifugiarsi sulla collina. Dell'antico borgo pre-invasioni, è fatto cenno nella V satira di Orazio. Recita, questa, testualmente:
"Incipit ex illo (Benevento) montes Apulia notos Ostentare mihi, quos torret Atrabulus et quos Nunquam erepsemus, nisi nos vicina Trevici Villa recepissent, lagrimoso non sine fumo Udos cum foliis ramos urente camino. Quatuor hinc rapimur viginti et millia rhedis Mansuri Oppidulo quod versu dicere non est, Signis perfacile est venit vilissima rerum Hic aqua:sed panis longe pulcherrimus ultra Callidus ut soleat humeris portare viator, Nam Canusi lapidosus, aqua non ditior urna"
Dunque Orazio partito il mattino da una villa vicina a Trevico e dopo aver percorso 24 miglia romane, andò a pernottare in un piccolo oppido, che non valeva la pena mettere in versi, che era sulla via Egnazia detta poi Traiana. Secondo alcuni studiosi, il piccolo Oppido oraziano va identificato in un borghetto ubicato ai piedi della attuale Candela. Il ritrovamento di alcuni sepolcri, avvenuto all'inizio di quest'ultimo secolo a pochi metri dall'abitato, dimostrano che verso la base della collina, nelle vicinanze della via che all'epoca romana portava da Trevico a Canosa, doveva esservi un borghetto antico abitato dagli indigeni dell'antica Daunia, come dimostrano i vasi in essi rinvenuti.
Tutto ciò ovviamente contrasta con quanto esplicitamente scritto sul pieghevole di "AltaNatura - Produttori Agrobiologici" e con quanto lasciato intendere sul sito http://www.pane-di-altamura.it/
Io le mie conclusioni le ho tratte. E voi come spiegate la cosa?

Risposta ADUC
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