Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
16 dicembre 1999
Mi riferisco alla Vostra seguente nota:
"BANCHE CHIUSE E BORSE APERTE
Le Borse nel mondo, l'8 dicembre festa religiosa in Italia, erano aperte cosi' come quella di Milano, ma i risparmiatori italiani non si sono potuti avvalere di questa opportunita' perche' le banche italiane erano chiuse.
Si dira' che c'e' Internet, ma, rispetto al resto dei Paesi cosiddetti occidentali, qui siamo ancora ai tempi della pietra.
Stiamo parlando di un investimento, la Borsa, che ha caratteristiche tipiche della globalizzazione dell'economia, e dove la velocita' di trasmissione delle informazioni e i cambi continui delle situazioni, fanno crollare o elevare in un attimo anche i titoli apparentemente piu' stabili.
Ma il risparmiatore italiano e' rimasto immobile e disarmato. E nel fare queste considerazioni non siamo stimolati da volonta' ostativa nei confronti di una festa religiosa, ma proprio per questo, non vorremmo che una confessione religiosa -che in questo modo viene confermata come "di Stato"- condizioni e danneggi la comunita' economica. Non si capisce, infatti, perche' il supermercato puo' stare aperto e la banca no. Se fosse solo questo il problema, ci sarebbe anche una soluzione: sportelli bancari aperti nei supermercati, con l'orario di questi ultimi.
Ma si tratterebbe di rivedere un po' di regole, anche generali. Percio' abbiamo girato il quesito al ministro del Tesoro, Giuliano Amato: la sua sensibilita' liberalizzatrice potra' esserne stimolata?"
"BANCHE CHIUSE E BORSE APERTE
Le Borse nel mondo, l'8 dicembre festa religiosa in Italia, erano aperte cosi' come quella di Milano, ma i risparmiatori italiani non si sono potuti avvalere di questa opportunita' perche' le banche italiane erano chiuse.
Si dira' che c'e' Internet, ma, rispetto al resto dei Paesi cosiddetti occidentali, qui siamo ancora ai tempi della pietra.
Stiamo parlando di un investimento, la Borsa, che ha caratteristiche tipiche della globalizzazione dell'economia, e dove la velocita' di trasmissione delle informazioni e i cambi continui delle situazioni, fanno crollare o elevare in un attimo anche i titoli apparentemente piu' stabili.
Ma il risparmiatore italiano e' rimasto immobile e disarmato. E nel fare queste considerazioni non siamo stimolati da volonta' ostativa nei confronti di una festa religiosa, ma proprio per questo, non vorremmo che una confessione religiosa -che in questo modo viene confermata come "di Stato"- condizioni e danneggi la comunita' economica. Non si capisce, infatti, perche' il supermercato puo' stare aperto e la banca no. Se fosse solo questo il problema, ci sarebbe anche una soluzione: sportelli bancari aperti nei supermercati, con l'orario di questi ultimi.
Ma si tratterebbe di rivedere un po' di regole, anche generali. Percio' abbiamo girato il quesito al ministro del Tesoro, Giuliano Amato: la sua sensibilita' liberalizzatrice potra' esserne stimolata?"
Risposta ADUC
Mi permetto di fare le seguenti osservazioni.
1. Le Borse mondiali erano aperte anche gli anni scorsi e quindi i risparmiatori italiani gia’ non vi potevano operare: perche' il problema viene sollevato solo quest'anno? La novita' e' rappresentata dall'apertura della Borsa italiana, quindi l'esordio della Vostra nota e' impreciso, in quanto si dovrebbe far riferimento solo all'impossibilita' di operare in Italia e non all'estero (oppure bisognava evidenziare il problema gia' in passato).
2. Non c'entra nulla il riferimento alla religione "di Stato". Il nuovo calendario di Borsa per il 2000, ad esempio, prevede l'apertura anche il 25 aprile, che non e' una festivita' religiosa, e la situazione sara' la medesima riscontrata l'8 dicembre (banche chiuse, Borsa aperta).
A questo punto, pero' aggiungo una considerazione: se non volete che una confessione religiosa condizioni e danneggi la comunita' economica, dovreste batterVi per l'abolizione di tutte le festivita' religiose (anche Natale, ad esempio) e questo discorso dovrebbe riguardare non solo la Borsa e le banche, ma tutto il mondo lavorativo.
3. Un sentito ringraziamento a nome dei 350.000 lavoratori bancari, delle loro famiglie, della loro vita privata, delle loro personali convinzioni religiose (ed anche da quelli del commercio, gia’ coinvolti in questa situazione, con Vostro apprezzamento). La battaglia, a mio parere, andava spostata; non diciamo: "apriamo le banche perche' la Borsa e' aperta", ma continuiamo a rispettare le festivita' dei singoli Paesi (anche per i mercati finanziari, come e' avvenuto fino allo scorso anno - e non mi pare che per questo ci siano stati questi "incredibili danni" ai risparmiatori).
Voi siete tra i convinti sostenitori del "libero mercato", quale toccasana per risolvere tutti i problemi, ed alle sue leggi devono assoggettarsi tutti. La persona non viene al primo posto (e quindi le cose devono essere fatte a sua tutela), ma e' il singolo individuo che deve essere "al servizio" del "mercato" e delle regole della societa' consumistica che abbiamo costruito.
Spesso Voi usate il termine "sudditi" quando parlate del rapporto tra i cittadini e lo Stato, ma non Vi accorgete dell'altro tipo di sudditanza, o meglio schiavitu', (che, anzi, sostenete con vigore) che si viene a creare nei confronti dei poteri del mercato, dell'economia, delle multinazionali, della civilta' dei consumi? Che liberta' e' questa? Ormai con la scusa della "globalizzazione" si accetta tutto; chi detta le regole sono i potentati economici (guai se lo Stato "ci mette il becco"), viene meno il rispetto della persona, i pochi ricchi sono sempre piu' ricchi ed i poveri sono in aumento (intendendo questo sia all'interno dei nostri Paesi, sia con riferimento al rapporto tra il "mondo occidentale" ed il "terzo mondo").
Tutto questo in nome di una presunta "liberta'".
Scusate il disturbo.
Cordiali saluti.
1. Le Borse mondiali erano aperte anche gli anni scorsi e quindi i risparmiatori italiani gia’ non vi potevano operare: perche' il problema viene sollevato solo quest'anno? La novita' e' rappresentata dall'apertura della Borsa italiana, quindi l'esordio della Vostra nota e' impreciso, in quanto si dovrebbe far riferimento solo all'impossibilita' di operare in Italia e non all'estero (oppure bisognava evidenziare il problema gia' in passato).
2. Non c'entra nulla il riferimento alla religione "di Stato". Il nuovo calendario di Borsa per il 2000, ad esempio, prevede l'apertura anche il 25 aprile, che non e' una festivita' religiosa, e la situazione sara' la medesima riscontrata l'8 dicembre (banche chiuse, Borsa aperta).
A questo punto, pero' aggiungo una considerazione: se non volete che una confessione religiosa condizioni e danneggi la comunita' economica, dovreste batterVi per l'abolizione di tutte le festivita' religiose (anche Natale, ad esempio) e questo discorso dovrebbe riguardare non solo la Borsa e le banche, ma tutto il mondo lavorativo.
3. Un sentito ringraziamento a nome dei 350.000 lavoratori bancari, delle loro famiglie, della loro vita privata, delle loro personali convinzioni religiose (ed anche da quelli del commercio, gia’ coinvolti in questa situazione, con Vostro apprezzamento). La battaglia, a mio parere, andava spostata; non diciamo: "apriamo le banche perche' la Borsa e' aperta", ma continuiamo a rispettare le festivita' dei singoli Paesi (anche per i mercati finanziari, come e' avvenuto fino allo scorso anno - e non mi pare che per questo ci siano stati questi "incredibili danni" ai risparmiatori).
Voi siete tra i convinti sostenitori del "libero mercato", quale toccasana per risolvere tutti i problemi, ed alle sue leggi devono assoggettarsi tutti. La persona non viene al primo posto (e quindi le cose devono essere fatte a sua tutela), ma e' il singolo individuo che deve essere "al servizio" del "mercato" e delle regole della societa' consumistica che abbiamo costruito.
Spesso Voi usate il termine "sudditi" quando parlate del rapporto tra i cittadini e lo Stato, ma non Vi accorgete dell'altro tipo di sudditanza, o meglio schiavitu', (che, anzi, sostenete con vigore) che si viene a creare nei confronti dei poteri del mercato, dell'economia, delle multinazionali, della civilta' dei consumi? Che liberta' e' questa? Ormai con la scusa della "globalizzazione" si accetta tutto; chi detta le regole sono i potentati economici (guai se lo Stato "ci mette il becco"), viene meno il rispetto della persona, i pochi ricchi sono sempre piu' ricchi ed i poveri sono in aumento (intendendo questo sia all'interno dei nostri Paesi, sia con riferimento al rapporto tra il "mondo occidentale" ed il "terzo mondo").
Tutto questo in nome di una presunta "liberta'".
Scusate il disturbo.
Cordiali saluti.
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