Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

13 novembre 2001
Domanda 13 novembre 2001
REDAZIONE DEL PROGRAMMA "MI MANDA RAI TRE"
OGGETTO: spunto per un serio dibattito sulla violenza in tv.
Gentile redazione, con la presente intendo porre alla vostra attenzione il problema della gestione e del controllo sui programmi televisivi, in particolare quelli destinati ai bambini: oggi la cosiddetta "tv dei bambini" e' caratterizzata in gran parte, salvo sporadiche eccezioni, solo da programmi e cartoni animati ispirati alla violenza, con scene gratuite di lotta rivolta principalmente alla conquista del potere, inteso come successo personale economico e sociale.
Eppure, gia' nel medioevo italiano, i cavalieri che combattevano non agivano "gratuitamente" e senza scopo, ma anteponevano alla propria lotta un "grande" ideale come quello della fierezza, per affermare la giustizia o per conquistare la donna amata.
Come si puo' rimanere inerti di fronte a tanti dannosa violenza somministrata ormai 24 ore al di' ai nostri figli? Che scopo o che contenuti intravediamo nei cartoni animati di oggi, se non l'affermazione della bassezza morale, del tradimento, della volgarita', della violenza fisica e morale? Non genera, tutto questo, dei frustrati e dei perdenti insoddisfatti che poi, da adulti, nella vita, non sapranno rialzarsi mai dalle sventure?
Dove sono i responsabili amministrativi che dovrebbero controllare il "messaggio" contenuto in certe trasmissioni televisive? Cosa selezionano? Come tutelano i nostri bambini dalla violenza che forniscono loro con questa programmazione televisiva?
Perche' non si bandisce dalle trasmissioni a carattere ludico la violenza, visto che, ad esempio, la pornografia non e' permessa? E' forse un male minore la violenza pomeridiana vista dai nostri figli di una giarrettiera o di un seno?
Lo stesso discorso si potrebbe fare con i video-giochi, dove la componente educativa e' nulla o quasi, e dove prevale il valore "denaro", successo e tantissima, ma proprio tantissima violenza distruttiva e sanguinaria: anche qui riaffermo i principi esposti e mi chiedo dove sia ormai reperibile oggi il buon senso educativo, la civilta'...
Come sarebbe bello rivedere i classici Disney, Anna dai capelli rossi, e tanti altri cartoni al posto della violenza dei "dragon ball"! Come sarebbe utile e formativo vedere nelle sale da gioco un videogioco di solidarieta', dove, quanto piu' riesci a soccorrere l'altro, piu' punti ottieni!
Se e' pedagogicamente accertato che un certo tipo di tv violenta provochi sensi di frustrazione nei bambini (ma pure nei piu' grandi) e che essa rappresenti per lo piu' un gratuito volgare incitamento all'emulazione violenta, mi chiedo se chi e' responsabile della programmazione debba, quanto meno, "giustificare" eticamente e motivare socialmente i programmi forniti all'utenza televisiva, o se, in tv, si puo' trasmettere anche cio' che e' "casuale", magari senza precisi e palesi intenti informativi o ludici: considerando, poi, la tv uno specchio del "vissuto sociale", mi chiedo ancora se tali trasmissioni di violenza incarnino o contengano il desiderio di ogni buon cittadino di ritrovare, anche nella tv del passatempo, scene di violenza che lo riportano ad un rivivere inconsciamente la realta' "vera" e violentissima della tv d'informazione e dei telegiornali. Personalmente ritengo che nessuno, salvo casi sporadici di "paranoia psicotica e psicogena", possa sul serio desiderare una tv del divertimento dai contenuti violenti e che la violenza stessa dovrebbe, pertanto, a rigore di logica essere una sola prerogativa dell'informazione pura dei tg, che dovrebbero e potrebbero pure costruire la loro "audience" non solo sul sensazionalismo notiziario "nero", primariamente "sbattuto" in faccia all'utente televisivo, ma pure su quantita' maggiori di notizia di "cronaca positiva", ascoltabilissime ed edificanti sempre. Se proprio la tv volesse motivarsi e determinarsi piu' seriamente, oltre lo scopo puramente informativo, dovrebbe riuscire a contrapporre ed alternare efficacemente alla violenta tv d'informazione, i programmi formativi: in altre parole mirare specificamente al "contrasto" tra la violenza "d'informazione" e la "pacificita'" pedagocica dei programmi "diversi", contro-tendenza, appartenenti alla tv del passatempo. Si dovrebbe, in definitiva, negare fermamente l'ingresso della violenza nella tv del divertimento, lasciando le scene di "crimine" e di "lotta" alla sola tv "verista" di informazione. La violenza non puo' e non deve divertire ne' grandi, ne' piccoli: e' assurdo pensare che dei bambini vedano in tv lotte, sangue e violenza, e ne ricavino da essa un puro edonismo fisico e psicologico: niente e' di piu' falso: essi non possono distinguere tra tv "reale" di informazione e "gioco", e quindi sono, per natura e per fascia di eta', portati alla emulazione innocente di cio' che guardano, vedono o sentono, con danni enormi per se' e per i coetanei di gioco. Ecco allora profilarsi l'aumento della difficolta' dei genitori che, gia' impegnatissimi nel formare la coscienza dei propri figli, debbono pure lavorare "in salita", tentando inutili e faticose spiegazioni ed impervie "omelie" sui cartoni violenti, cercando di sminuirne il contenuto violento, filtrando qualche aspetto troppo spinto, cambiando la realta' televisiva gia' vissuta e difficilmente ormai "falsificabile": il danno per il bambino e' ormai gia' avvenuto e la riparazione diventa ardua e lunga: sarebbe stato di gran lunga meglio impedire la visione di quel dannoso cartone o programma.
Da questi concetti inizia, dunque, l'ultima mia osservazione: penso, infatti, che un paese, come l'Italia, per definizione e costituzione civile, per storia, usi e costumi onorabilissimo, debba operare con opportune leggi una doverosa selezione delle trasmissioni televisive, selezionando quelle possibili e quelle non possibili, alla luce di due fondamentali tipologie di trasmissioni, aventi ognuna uno scopo ben chiaro: da un lato l'obiettivo di informare (tg), dall'altro lo scopo ludico, del divertimento. Penso che la violenza non possa mai collocarsi nel secondo "profilo", anche perche' l'informazione attuale e' ormai colma di violenza che fa molto piu' notizia della solidarieta'.....
Spero, infine, che questa mia "piccola" lettera rappresenti almeno un punto di partenza per un serio dibattito dove si possa comprendere che il vero "movente" di certe trasmissioni televisive oggi e' probabilmente il successo economico, trainante anche nei confronti di tutto cio' che concerne una conseguente linea di abbigliamento, di zaini, di quaderni, etc.
Come consumatore mi oppongo fermamente a questo degrado televisivo ed invito tutti alla riflessione seria, spero guidata con competenza professionale dal dott. Marrazzo in una delle sue serate su rai tre, rete televisiva seria ed aperta alla cultura.
Voglio concludere osservando che i bambini "diventano cio' di cui si nutrono" e potranno seguire da "grandicelli" la "pedagogia" delle armi e dell'odio, oppure optare per scelte di cultura e di civilta': troppi telegiornali visualizzano ragazzini gia' alle armi e noi, come occidentali liberi, dovremo sempre educare alla non violenza i nostri, eliminando dalla tv del divertimento ogni accenno alla violenza e preferendo sempre messaggi formativi di cultura pedagogica, veicolata con il "treno" del divertimento o della fiaba animata, ma troppo spesso ingiustificatamente dimenticata anche in quelle trasmissioni destinate ai "grandi" e che di grande possiedono, forse, solo lo schermo e la durata.

Risposta ADUC
Poiche' non ci ha citato come destinatari per conoscenza ma direttamente, riteniamo abbia sbagliato indirizzo. Infatti, non abbiamo alcun rapporto con la Redazione citata.
Puo' ottenerne i riferimenti consultando direttamente il sito Rai o chiedendo direttamente sempre alla Rai.
Puo' anche ricercare (tramite il motore interno di ricerca Rai) i riferimenti di "Anna Bartolini", l'esponente di un'associazione di consumatori -ma non della nostra- spesso presente alle trasmissioni citate.
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