Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 ottobre 2001
Domanda 17 ottobre 2001
Salve,
Vi scrivo dalla provincia di Benevento per avere una valutazione sulla congruità del rimborso proposto dopo una vacanza "andata male"
Mia sorella ha prenotato, il 3 agosto 2001, insieme ad un'amica, un pacchetto comprendente volo a/r da Napoli per Corfù e una settimana di soggiorno (dal 7 al 14 agosto) sull'isola, al costo di £ 879.000 a persona, presso un'agenzia locale. Il viaggio era contenuto nel catalogo "I vostri Viaggi" della SIVET srl di Palermo.
All'arrivo a Moraitika, iniziano le difficoltà, in quanto non si trovano le chiavi del loro miniappartamento, così che devono attendere un'ora e mezza che si risolva questa prima difficoltà.
Una volta entrate, trovano che l'appartamento è in condizioni igieniche disastrose, mentre l'addetto all'accoglienza si era già dileguato. Il giorno dopo contattano una certa "Barbara", rappresentante a Corfù della "I Vostri Viaggi", la quale si impegna ad intervenire: in effetti viene inviata una cameriera che, forse per limiti personali, forse per questioni di tradizione locale, non apporta grandi miglioramenti alla situazione.
La notte tra il 9 il 10 agosto, si rompe una tubazione nel soffitto della camera da letto, ed inizia a piovere proprio sul letto.
Il giorno dopo hanno cercato di contattare l'agenzia di Corfù cui era stato detto di rivolgersi in caso di difficoltà di maggiore importanza, ma senza riuscire a contattare nessuno, neppure Barbara.
Così, senza avere alcuna alternativa né aiuto, spostati i letti in modo da evitare la pioggia, ma comunque in una stanza allagata, arrivano alla sera del 12 agosto, quando per caso incontrano la persona che aveva consegnato le chiavi dell'appartamento (e verosimilmente il proprietario dello stesso) che mosso a pietà le ospita a casa propria.
Tornate in Italia fanno immediatamente presente la vicenda al proprio agente, il quale si attiva per contattare la SIVET; in ogni caso, inviano lettera raccomandata A.R. con la quale denunciano analiticamente le vicissitudini subite.
A parole è stata offerta la piena disponibilità al risarcimento.
Tuttavia, con il passare del tempo e nonostante varie sollecitazioni, la questione rimaneva irrisolta.
Da ultimo, mia sorella riceve, a breve distanza di tempo, due lettere: la prima delle quali quantifica in 879.000 il rimborso offerto (in totale, non pro capite) e la seconda che specifica che di detta somma, 400.000 Lire sono un buono per un altro viaggio offerto dall'agenzia locale, ed il resto è il risarcimento che viene riconosciuto dalla SIVET. Consultato, presso l'agenzia locale il catalogo, emerge che detta cifra corrisponde grosso modo, all'ammontare della quota del soggiorno.
Ora, di fronte a questa proposta siamo in dubbio se essa sia congrua, o se, al contrario non spetti loro un risarcimento più ampio.
Grazie per la Vostra attenzione.

Risposta ADUC
consigliamo di prendere per buona la prima lettera e -facendone preciso, esplicito ed esclusivo riferimento nella raccomandata A/R di risposta- confermate l'accettazione della somma di 879.000 lire, poiche' tassativamente in contanti, da versarsi interamente su un conto corrente indicato entro 15 gg dal ricevimento: con l'avviso che, in difetto, adirete le vie legali. Il fine e' quello di ottenere quantomeno una maggiore liquidita', pur non escludendo, male che vada (e per una cifra marginale), un piccolo buono ad integrazione.
Il primo passo, in assenza di risposta positiva alla richiesta di rimborso totale, sara' di rivolgersi al giudice di pace, in conciliazione, cercando di addivenire ad un accordo, ottenendo il piu' possibile.
Dopo la conciliazione, sara' possibile decidere se proseguire in contenzioso per ottenere il pieno rimborso o se accordarsi in altro modo.
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