Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

30 settembre 2001
Domanda 30 settembre 2001
Nel 1997 ero socio ( ma non amministratore) di una s.r.l. dei creditori mi hanno costretto ad emettere sotto minaccia assegni di c/c dal mio conto personale a copertura del credito. Nelle more di poter definire bonariamente al controversia ho diffidato con telegramma dal mettere all'incasso gli assegni, in quanto estorti sotto minaccia. Gli assegni sono stati ugualmente posti all'incasso in tempi differenti tra loro e protestati per mancanza di fondi. Io ho sporto denuncia alle autorita' competenti ed ancora oggi la procura della repubblica di Siracusa non ha chiuso il caso, intanto io non posso aprire un conto corrente perche' nel bollettino dei protesti risultano le trascrizioni. Cosa posso fare per sanare la mia posizione e togliermi dai disagi che tale situazione mi provoca?

Risposta ADUC
Se l'esito del procedimento penale dovesse avere uno sbocco (il primo passo, sara' il rinvio a giudizio, ed a quel punto lei potra' costituirsi parte civile -entro la prima udienza- e chiedere il rimborso del danno), ed il procedimento dare un esito favorevole, potra' ottenere la rifusione dei danni: allo stato, puo' solo far presente alle banche (che scelgono volontariamente -pur se legittimamente- di non aprirle un conto) l'effettiva situazione, cercando di convincerne almeno una a venirle incontro.
Infatti, il pagamento degli assegni non poteva essere impedito ed essi sono stati giustamente messi all'incasso: se l'induzione all'emissione sia o meno stata illecita, spetta alla magistratura rilevarlo.
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