Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
12 settembre 2001
Subject: consiglio
Spettabile Associazione,
mi rivolgo a Voi perche' vittima dell'incompetenza e dell'arroganza di un esercente. Vi espongo i fatti. Nei primi giorni del mese di luglio 2001 ho consegnato alla tintoria "S.a.s. LA VENETA di Nella Vecler - Via Divisione Torino 48/50 - Roma" un abito perche' venisse pulito; si tratta di un abito da sera, pagato circa un milione di lire (cifra per me inusuale), che avrei dovuto indossare in occasione di una cerimonia il 21/7/2001. Prima della consegna, per timore che potessero essere rovinate, ho scucito le bretelle su cui sono applicati degli strass; la persona addetta al ritiro si e' stupita della cosa dicendomi che, con la loro capacita', la mia preoccupazione era assolutamente infondata. Il capo e' stato poi ritirato da mia madre ed io ne sono tornata in possesso la mattina del giorno stesso del matrimonio; ho indossato l'abito e... ahime'! La struttura interna, applicata in sostituzione del reggiseno, era stata "sciolta" (dal calore o dagli acidi per la pulizia) e all'esterno era apparsa una serie di protuberanze ed avvallamenti. Immediatamente ho telefonato alla tintoria denunciando l'accaduto e sono venuta a sapere che erano perfettamente al corrente della cosa ma che nessuno si era preso il disturbo di avvisarmi. Ero veramente infuriata, non solo per il danno materiale subito ma anche per l'atteggiamento di una "professionista" che, seppur colpevole, l'unica risposta che abbia saputo darmi e' stata: "e mo', che vole da me?". Preciso che, se solo fossi stata avvisata, il danno sarebbe stato riparabile, affidando ad una sarta capace (l'operazione in realta' non sarebbe stata troppo semplice perche' era applicata su due cuciture che attraversano il vestito, per tutta la sua lunghezza, nella parte anteriore) il compito di sostituire la struttura interna di sostegno. L'unica offerta di aiuto (non so immaginare di che tipo) che ho avuto e' consistito nella richiesta di andare da loro a vedere cosa si potesse fare. Mentre spiegavo che la cosa non mi era possibile perche', a poche ore dalla cerimonia, dovevo recarmi dal parrucchiere e che raggiungerli mi avrebbe richiesto troppo tempo (la tintoria e' a circa Km 15 dalla mia abitazione), la signora al telefono, dicendo: "a signo', io mo' cio' da fa'", ha messo giu' bruscamente la cornetta, interrompendo la comunicazione mentre ancora stavo parlando. Io chiedo a Voi se e' giusto consentire a qualcuno non solo di procurare danni nell'esercizio della propria professione, ma anche di trattare le proprie "vittime" come individui indegni di rispetto, privi di qualsiasi diritto, anche quello di parlare. Conosco la Vostra Associazione, seria e competente, da tempo; Vi seguo attraverso internet (mio marito e' iscritto alla vostra mailing list e-mail: [email protected]) e chiedo pertanto a Voi, con fiducia assoluta, un consiglio su come comportarmi. Ringrazio fin da ora e porgo i migliori saluti.
Spettabile Associazione,
mi rivolgo a Voi perche' vittima dell'incompetenza e dell'arroganza di un esercente. Vi espongo i fatti. Nei primi giorni del mese di luglio 2001 ho consegnato alla tintoria "S.a.s. LA VENETA di Nella Vecler - Via Divisione Torino 48/50 - Roma" un abito perche' venisse pulito; si tratta di un abito da sera, pagato circa un milione di lire (cifra per me inusuale), che avrei dovuto indossare in occasione di una cerimonia il 21/7/2001. Prima della consegna, per timore che potessero essere rovinate, ho scucito le bretelle su cui sono applicati degli strass; la persona addetta al ritiro si e' stupita della cosa dicendomi che, con la loro capacita', la mia preoccupazione era assolutamente infondata. Il capo e' stato poi ritirato da mia madre ed io ne sono tornata in possesso la mattina del giorno stesso del matrimonio; ho indossato l'abito e... ahime'! La struttura interna, applicata in sostituzione del reggiseno, era stata "sciolta" (dal calore o dagli acidi per la pulizia) e all'esterno era apparsa una serie di protuberanze ed avvallamenti. Immediatamente ho telefonato alla tintoria denunciando l'accaduto e sono venuta a sapere che erano perfettamente al corrente della cosa ma che nessuno si era preso il disturbo di avvisarmi. Ero veramente infuriata, non solo per il danno materiale subito ma anche per l'atteggiamento di una "professionista" che, seppur colpevole, l'unica risposta che abbia saputo darmi e' stata: "e mo', che vole da me?". Preciso che, se solo fossi stata avvisata, il danno sarebbe stato riparabile, affidando ad una sarta capace (l'operazione in realta' non sarebbe stata troppo semplice perche' era applicata su due cuciture che attraversano il vestito, per tutta la sua lunghezza, nella parte anteriore) il compito di sostituire la struttura interna di sostegno. L'unica offerta di aiuto (non so immaginare di che tipo) che ho avuto e' consistito nella richiesta di andare da loro a vedere cosa si potesse fare. Mentre spiegavo che la cosa non mi era possibile perche', a poche ore dalla cerimonia, dovevo recarmi dal parrucchiere e che raggiungerli mi avrebbe richiesto troppo tempo (la tintoria e' a circa Km 15 dalla mia abitazione), la signora al telefono, dicendo: "a signo', io mo' cio' da fa'", ha messo giu' bruscamente la cornetta, interrompendo la comunicazione mentre ancora stavo parlando. Io chiedo a Voi se e' giusto consentire a qualcuno non solo di procurare danni nell'esercizio della propria professione, ma anche di trattare le proprie "vittime" come individui indegni di rispetto, privi di qualsiasi diritto, anche quello di parlare. Conosco la Vostra Associazione, seria e competente, da tempo; Vi seguo attraverso internet (mio marito e' iscritto alla vostra mailing list e-mail: [email protected]) e chiedo pertanto a Voi, con fiducia assoluta, un consiglio su come comportarmi. Ringrazio fin da ora e porgo i migliori saluti.
Risposta ADUC
Di negativo c'e' il fatto che non abbia contestato subito il fatto, ma ci pare che il dubbio su chi abbia causato effettivamente il danno possa essere superato.
A fronte di un danno provocato dalla lavanderia si ha diritto al rimborso del valore che aveva il capo al momento del fatto. Dunque invii una raccomandata A/R alla lavanderia, in cui (rilevando il danno da loro causato) detta il termine di 15 giorni per ricevere il rimborso richiesto, specificando che in difetto adira' le vie legali. Nel senso che si rechera' in Camera di Commercio, inizialmente per una conciliazione.
Se cio' non dovesse essere sufficiente, potra' rivolgersi al Giudice di Pace, inizialmente sempre per una conciliazione.
A fronte di un danno provocato dalla lavanderia si ha diritto al rimborso del valore che aveva il capo al momento del fatto. Dunque invii una raccomandata A/R alla lavanderia, in cui (rilevando il danno da loro causato) detta il termine di 15 giorni per ricevere il rimborso richiesto, specificando che in difetto adira' le vie legali. Nel senso che si rechera' in Camera di Commercio, inizialmente per una conciliazione.
Se cio' non dovesse essere sufficiente, potra' rivolgersi al Giudice di Pace, inizialmente sempre per una conciliazione.
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