Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
11 agosto 2001
Cara Aduc,
mio figlio e' stato in un primo tempo inserito nella lista dei bambini che frequenteranno l'Asilo Nido Comunale dal 10 Settembre p.v., con relativa notifica ufficiale da parte del Comune. Dopo circa 10gg. abbiamo ricevuto invece una nuova notifica in cui si comunica che e' stato estromesso dalla stessa e dichiarato decaduto con la motivazione di difformita' dalle notizie comunicate nella domanda fatta a Maggio 2001 e la documentazione presentata in un secondo momento ad Agosto 2001.
Il motivo del decadimento e' nell' interpretazione che il Comune ha dato sul fatto che mia moglie svolga o no attivita' lavorativa. Se infatti entrambi i genitori lavorano si ha diritto a 14 punti in piu' e mio figlio sarebbe stato preso (cosi' come il Comitato di Gestione dell' Asilo nido aveva in effetti valutato e deliberato prima della ratifica del Comune).
Mia moglie ha svolto per vari anni attivita' di interprete c/o il tribunale di Roma con mandati a tempo (come perito), limitati ma ripetuti e continuativi dal 1997 al 2000. Ha dovuto sospendere nel Marzo 2000 al sesto mese di gravidanza per ovvi motivi e non puo' adesso riprendere finche' il bambino, che adesso ha 14 mesi, non entra nell' asilo nido (in quanto inoltre il parente piu' vicino e a 400 km di distanza). Il Comune afferma che al momento della presentazione della domanda mia moglie non lavorava e quindi non possono assegnare i 14 punti. Pero' noi insieme alla documentazione abbiamo presentato un mandato di affidamento di incarico del tribunale datato Febbraio 2000 che, non avendo scadenza, riteniamo possa essere considerato ancora valido e che quindi accerta che mia moglie si poteva considerare lavoratrice al momento della presentazione della domanda (Maggio 2001).
Faremo comunque ricorso al sindaco contro la decisione del comune.
Vorrei cortesemente chiederle:
1) Abbiamo ragioni da far valere?
2) Come fa una lavoratrice autonoma a dimostrare il proprio lavoro se inevitabilmente e' costretta a sospendere l'attivita' lavorativa durante la gravidanza e i mesi successivi?
Si tratta del classico "gatto che si morde la coda". Se mia moglie non lavorava, mio figlio non viene ammesso ma se non lavorava e' perche' deve badare a nostro figlio.etc...
2) Nella decisione del comune non si lede il diritto di lavoro per una donna che non ha putroppo le garanzie di una lavoratrice dipendente e quindi un contratto di assunzione?
3) A chi altro e' possibile presentare ricorso, nel caso in cui venisse rigettato dal sindaco? Al TAR?
4) E' possibile inoltre impugnare il regolamento comunale se lo si considera discriminante e non garante delle fascie realmente piu' bisognose?
5) Infine mia moglie dal prossimo 27 agosto avrebbe potuto iniziare un altro lavoro presso una azienda. Verra' assunta per 6 mesi ma con contratto di collaborazione continuativa che potra' diventare un assunzione. Possiamo chiedere i danni se mia moglie non potra' piu' andarci perche' dovra' ora badare al bambino?
Spero di essere stato chiaro e.grazie mille per il consiglio.
mio figlio e' stato in un primo tempo inserito nella lista dei bambini che frequenteranno l'Asilo Nido Comunale dal 10 Settembre p.v., con relativa notifica ufficiale da parte del Comune. Dopo circa 10gg. abbiamo ricevuto invece una nuova notifica in cui si comunica che e' stato estromesso dalla stessa e dichiarato decaduto con la motivazione di difformita' dalle notizie comunicate nella domanda fatta a Maggio 2001 e la documentazione presentata in un secondo momento ad Agosto 2001.
Il motivo del decadimento e' nell' interpretazione che il Comune ha dato sul fatto che mia moglie svolga o no attivita' lavorativa. Se infatti entrambi i genitori lavorano si ha diritto a 14 punti in piu' e mio figlio sarebbe stato preso (cosi' come il Comitato di Gestione dell' Asilo nido aveva in effetti valutato e deliberato prima della ratifica del Comune).
Mia moglie ha svolto per vari anni attivita' di interprete c/o il tribunale di Roma con mandati a tempo (come perito), limitati ma ripetuti e continuativi dal 1997 al 2000. Ha dovuto sospendere nel Marzo 2000 al sesto mese di gravidanza per ovvi motivi e non puo' adesso riprendere finche' il bambino, che adesso ha 14 mesi, non entra nell' asilo nido (in quanto inoltre il parente piu' vicino e a 400 km di distanza). Il Comune afferma che al momento della presentazione della domanda mia moglie non lavorava e quindi non possono assegnare i 14 punti. Pero' noi insieme alla documentazione abbiamo presentato un mandato di affidamento di incarico del tribunale datato Febbraio 2000 che, non avendo scadenza, riteniamo possa essere considerato ancora valido e che quindi accerta che mia moglie si poteva considerare lavoratrice al momento della presentazione della domanda (Maggio 2001).
Faremo comunque ricorso al sindaco contro la decisione del comune.
Vorrei cortesemente chiederle:
1) Abbiamo ragioni da far valere?
2) Come fa una lavoratrice autonoma a dimostrare il proprio lavoro se inevitabilmente e' costretta a sospendere l'attivita' lavorativa durante la gravidanza e i mesi successivi?
Si tratta del classico "gatto che si morde la coda". Se mia moglie non lavorava, mio figlio non viene ammesso ma se non lavorava e' perche' deve badare a nostro figlio.etc...
2) Nella decisione del comune non si lede il diritto di lavoro per una donna che non ha putroppo le garanzie di una lavoratrice dipendente e quindi un contratto di assunzione?
3) A chi altro e' possibile presentare ricorso, nel caso in cui venisse rigettato dal sindaco? Al TAR?
4) E' possibile inoltre impugnare il regolamento comunale se lo si considera discriminante e non garante delle fascie realmente piu' bisognose?
5) Infine mia moglie dal prossimo 27 agosto avrebbe potuto iniziare un altro lavoro presso una azienda. Verra' assunta per 6 mesi ma con contratto di collaborazione continuativa che potra' diventare un assunzione. Possiamo chiedere i danni se mia moglie non potra' piu' andarci perche' dovra' ora badare al bambino?
Spero di essere stato chiaro e.grazie mille per il consiglio.
Risposta ADUC
Non ci occupiamo di questioni di lavoro, e questa lo e' diventata. Conseguentemente, non siamo in condizione di aiutarla: altro punto indispensabile, e' conoscere l'effettiva portata ed il contenuto della delibera comunale.
Sicuramente, e' possibile ricorrere entro 60gg. al Tar chiedendo la sospensione del provvedimento di rigetto (e dunque ottenere la temporanea ammissione all'asilo): tuttavia, il costo del procedimento di opposizione non e' bassissimo, per cui sarebbe necessario che valutasse l'opportunita' di ricorrere.
Puo' anche provare a rivolgersi al Difensore Civico Regionale, tramite il quale fare pressione sul Comune, per ottenere -anche in deroga alle delibere, ma evitando cosi' la causa- l'inserimento di suo figlio nel locale asilo.
Sicuramente, e' possibile ricorrere entro 60gg. al Tar chiedendo la sospensione del provvedimento di rigetto (e dunque ottenere la temporanea ammissione all'asilo): tuttavia, il costo del procedimento di opposizione non e' bassissimo, per cui sarebbe necessario che valutasse l'opportunita' di ricorrere.
Puo' anche provare a rivolgersi al Difensore Civico Regionale, tramite il quale fare pressione sul Comune, per ottenere -anche in deroga alle delibere, ma evitando cosi' la causa- l'inserimento di suo figlio nel locale asilo.
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