Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
21 luglio 2001
Salve,
volevo chiedere una consulenza.
Circa un mese fa ho comprato un paio di scarpe che ho pagato 64.900 lire. Dopo pochi giorni si sono strappate e le ho riportate indietro, chiedendo se era possibile cambiarle. Mi e' stato detto che le avrebbero sottoposte all'esame di un perito per stabilire se avevo diritto al cambiamento.
Ho aspettato un po' (circa 10 giorni) dopodiche' ho telefonato. Mi e' stato detto che le scarpe erano effettivamente difettose e di recarmi a cambiarle.
Pero' non avevano piu' quel modello e mi era stato detto che avrei potuto comprare un paio di scarpe qualunque anche piu' costose ed eventualmente pagare la differenza.
Quando mi sono recato al negozio ho scoperto che erano iniziati gli sconti (30%).
Mi e' anche stato detto che:
1) o consideravano il buono da circa 40.000 (applicando lo sconto del 30% alle scarpe che io avevo comprato quando NON c'erano gli sconti)
2) oppure NON mi avrebbero applicato lo sconto del 30% alle scarpe che io avessi comprato
A me non sembra giusto: in fin dei conti non ho aspettato per colpa mia, ma per colpa loro e non e' colpa mia se adesso ci sono gli sconti.
A parte questo non ho trovato un paio di scarpe che mi piacessero; allora ho chiesto se era possibile farmi un buono, da spendere anche in periodo non di sconto. Mi hanno detto che non si puo', per motivi fiscali.
E' quasi superfluo aggiungere che sono stato trattato come un accattone, quando io cercavo solo di sapere quello che mi spetta di diritto.
Volevo dunque sapere: quello che mi e' stato detto e' vero oppure e' l'ennesima presa in giro per i non addetti ai lavori che si "bevono" tutto?
Vi ringrazio anticipatamente.
volevo chiedere una consulenza.
Circa un mese fa ho comprato un paio di scarpe che ho pagato 64.900 lire. Dopo pochi giorni si sono strappate e le ho riportate indietro, chiedendo se era possibile cambiarle. Mi e' stato detto che le avrebbero sottoposte all'esame di un perito per stabilire se avevo diritto al cambiamento.
Ho aspettato un po' (circa 10 giorni) dopodiche' ho telefonato. Mi e' stato detto che le scarpe erano effettivamente difettose e di recarmi a cambiarle.
Pero' non avevano piu' quel modello e mi era stato detto che avrei potuto comprare un paio di scarpe qualunque anche piu' costose ed eventualmente pagare la differenza.
Quando mi sono recato al negozio ho scoperto che erano iniziati gli sconti (30%).
Mi e' anche stato detto che:
1) o consideravano il buono da circa 40.000 (applicando lo sconto del 30% alle scarpe che io avevo comprato quando NON c'erano gli sconti)
2) oppure NON mi avrebbero applicato lo sconto del 30% alle scarpe che io avessi comprato
A me non sembra giusto: in fin dei conti non ho aspettato per colpa mia, ma per colpa loro e non e' colpa mia se adesso ci sono gli sconti.
A parte questo non ho trovato un paio di scarpe che mi piacessero; allora ho chiesto se era possibile farmi un buono, da spendere anche in periodo non di sconto. Mi hanno detto che non si puo', per motivi fiscali.
E' quasi superfluo aggiungere che sono stato trattato come un accattone, quando io cercavo solo di sapere quello che mi spetta di diritto.
Volevo dunque sapere: quello che mi e' stato detto e' vero oppure e' l'ennesima presa in giro per i non addetti ai lavori che si "bevono" tutto?
Vi ringrazio anticipatamente.
Risposta ADUC
A fronte di un vizio di produzione si ha diritto alla riparazione (se possibile), alla sostituzione ex novo oppure al rimborso.
L'errore, se cosi' si puo' dire, e' stato non pretendere fin dall'inizio quanto le spettava, ed accettare il buono.
Avendolo accettato, non sarebbe ammesso tornare indietro, senza tenere conto del fatto che non ha in mano le prove del vizio e se il negozio dovesse negare e sostenere di averle fatto un buono per cortesia, accettando un reso, non avrebbe modo di contestare e tutto cio' che effettivamente esiste di concreto e' appunto il buono medesimo: del quale avrebbe dovuto rispettare le indicazioni, una volta accettato.
Poiche' la questione fiscale e' in realta' formale ma puo' essere risolta senza problemi con uno storno ed un successivo addebito, puo' pretendere una durata maggiore del buono medesimo, se necessario anche rivolgendosi al giudice di pace in conciliazione, facendo valere l'assenza di limitazioni indicate espressamente sul buono e conseguentemente affermando il suo diritto ad utilizzarlo successivamente, con calma.
Se non altro, queste nozioni le serviranno per il futuro.
L'errore, se cosi' si puo' dire, e' stato non pretendere fin dall'inizio quanto le spettava, ed accettare il buono.
Avendolo accettato, non sarebbe ammesso tornare indietro, senza tenere conto del fatto che non ha in mano le prove del vizio e se il negozio dovesse negare e sostenere di averle fatto un buono per cortesia, accettando un reso, non avrebbe modo di contestare e tutto cio' che effettivamente esiste di concreto e' appunto il buono medesimo: del quale avrebbe dovuto rispettare le indicazioni, una volta accettato.
Poiche' la questione fiscale e' in realta' formale ma puo' essere risolta senza problemi con uno storno ed un successivo addebito, puo' pretendere una durata maggiore del buono medesimo, se necessario anche rivolgendosi al giudice di pace in conciliazione, facendo valere l'assenza di limitazioni indicate espressamente sul buono e conseguentemente affermando il suo diritto ad utilizzarlo successivamente, con calma.
Se non altro, queste nozioni le serviranno per il futuro.
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