Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
18 luglio 2001
Nell'aprile 1999 ho acquistato presso un mobilificio una camera da letto ed una cucina, successivamente nel giugno dello stesso anno ho acquistato una vetrina per la cucina.
Il 17/5/2001, dopo quasi due anni, ho ricevuto una raccomandata a/r dal mobilificio in questione, il quale mi comunicava che da un loro controllo effettuato non risulta pagata della merce da me ordinata e ricevuta, per un importo di 690.000.
Da una verifica da me effettuata, matrici degli assegni e scontrini fiscali, non risultava nessun mancato pagamento, tanto rispondevo tramite raccomandata a/r al mobilificio.
In seguito ricevevo altra racc. a/r nella quale il mobilificio mi chiedeva gli estremi del pagamento, allegando fotocopia del modulo d'ordine dove compariva la scritta "merce ricevuta da saldare" con sotto la mia firma.
Controllando la copia cliente in mio possesso, constatavo la mancanza di questa scritta, e la presenza, invece, di uno scontrino fiscale di lire 690.000 spillato su tale copia, rilasciato dal mobilificio.
In merito allo scontrino mia moglie sostiene di aver pagato in contanti il mobilificio, il quale a saldo dell'avvenuto pagamento ha rilasciato lo scontrino.
Per chiarezza in quel periodo stavamo effettuando il trasloco ed avevamo sempre una somma in contanti per pagare il materiale degli elettricisti, pittori etc. etc.
Chiamai personalmente il responsabile del mobilificio per chiarire definitivamente la faccenda, parlandogli dello scontrino.
Il responsabile mi rispose che non costituiva prova di pagamento e che loro erano tenuti per legge a far uscire la merce dal mobilificio necessariamente accompagnata dallo scontrino fiscale.
A questo punto facevo, inoltre, notare al mio interlocutore che su un totale di 15.190.000 loro mi avevano rilasciato solo due scontrini, uno di 1.000.000 e uno di 690.000, pretendendo gli scontrini mancanti.
Vorrei sapere come mi devo comportare e se effettivamente ha raggione il resp. del mobilificio dicendo che lo scontrino fiscale non e' una prova del pagamento.
Cordiali saluti.
Il 17/5/2001, dopo quasi due anni, ho ricevuto una raccomandata a/r dal mobilificio in questione, il quale mi comunicava che da un loro controllo effettuato non risulta pagata della merce da me ordinata e ricevuta, per un importo di 690.000.
Da una verifica da me effettuata, matrici degli assegni e scontrini fiscali, non risultava nessun mancato pagamento, tanto rispondevo tramite raccomandata a/r al mobilificio.
In seguito ricevevo altra racc. a/r nella quale il mobilificio mi chiedeva gli estremi del pagamento, allegando fotocopia del modulo d'ordine dove compariva la scritta "merce ricevuta da saldare" con sotto la mia firma.
Controllando la copia cliente in mio possesso, constatavo la mancanza di questa scritta, e la presenza, invece, di uno scontrino fiscale di lire 690.000 spillato su tale copia, rilasciato dal mobilificio.
In merito allo scontrino mia moglie sostiene di aver pagato in contanti il mobilificio, il quale a saldo dell'avvenuto pagamento ha rilasciato lo scontrino.
Per chiarezza in quel periodo stavamo effettuando il trasloco ed avevamo sempre una somma in contanti per pagare il materiale degli elettricisti, pittori etc. etc.
Chiamai personalmente il responsabile del mobilificio per chiarire definitivamente la faccenda, parlandogli dello scontrino.
Il responsabile mi rispose che non costituiva prova di pagamento e che loro erano tenuti per legge a far uscire la merce dal mobilificio necessariamente accompagnata dallo scontrino fiscale.
A questo punto facevo, inoltre, notare al mio interlocutore che su un totale di 15.190.000 loro mi avevano rilasciato solo due scontrini, uno di 1.000.000 e uno di 690.000, pretendendo gli scontrini mancanti.
Vorrei sapere come mi devo comportare e se effettivamente ha raggione il resp. del mobilificio dicendo che lo scontrino fiscale non e' una prova del pagamento.
Cordiali saluti.
Risposta ADUC
E' una prova, in quanto loro hanno comunque la matrice dello scontrino e non possono eliminarla o sostenerne la falsita'.
Venendo meno la possibilita' di contestare la veridicita', non possono obiettare ulteriormente e dovranno prendere atto dell'avvenuto pagamento della cifra che a loro appare scoperta, a seguito della loro stessa conferma (gli scontrini "a vuoto" non si emettono: lo scontrino vuol dire che si e' pagato).
Consigliamo di inviare una raccomandata A/R, in cui -contestando i fatti- nuovamente li diffida da chiederle cifre indebite, allegando copia dello scontrino che provi il pagamento e specificando che se reiterassero questa richiesta, adira' le vie legali. Nel senso che si rechera' dal Giudice di Pace, inizialmente per una conciliazione.
Venendo meno la possibilita' di contestare la veridicita', non possono obiettare ulteriormente e dovranno prendere atto dell'avvenuto pagamento della cifra che a loro appare scoperta, a seguito della loro stessa conferma (gli scontrini "a vuoto" non si emettono: lo scontrino vuol dire che si e' pagato).
Consigliamo di inviare una raccomandata A/R, in cui -contestando i fatti- nuovamente li diffida da chiederle cifre indebite, allegando copia dello scontrino che provi il pagamento e specificando che se reiterassero questa richiesta, adira' le vie legali. Nel senso che si rechera' dal Giudice di Pace, inizialmente per una conciliazione.
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