Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
22 giugno 2001
Oggetto: assicurazione auto e sicurezza stradale: un anello mancante
Le ricorrenti polemiche sul rincaro delle tariffe assicurative della responsabilità civile fanno concentrare l'attenzione dei media e dei cittadini sull'aspetto economico del problema e trascurano quello, ben più grave, dei costi sociali e dei drammi umani sottostanti.
Come sinteticamente esposto nell'allegato, le compagnie assicuratrici non dovrebbero limitarsi a presentare ogni anno il conto "a pie’ di lista" dei maggiori indennizzi pagati, ma dovrebbero assumere un ruolo attivo nella realizzazione di una seria politica mirata a ridurre il numero e la gravità degli incidenti,
Grato per l'attenzione, porgo distinti saluti.
"ASSICURAZIONE AUTO E SICUREZZA STRADALE: UN ANELLO MANCANTE
7000 morti, 200.000 feriti, 20.000 disabili permanenti, 45.000 miliardi di costi sono il bilancio annuale degli incidenti stradali in Italia e lo specchio di un'emergenza da affrontare urgentemente a tutti i livelli non solo per evitare tragedie e danni incompatibili con la civile convivenza, ma anche per riequilibrare il bilancio delle compagnie assicurative, che sono tenute ad coprire rischi insostenibili scaricandone i costi sulla generalità degli assicurati.
Un comportamento più prudente alla guida tutela ad un tempo l'interesse generale della società alla riduzione delle stragi sulle strade e l'interesse delle compagnie assicuratrici, le quali lamentano bassi profitti o perdite nel comparto della responsabilità civile (RC) a causa del divario tra gli elevati indennizzi pagati a fronte dei danni e i relativi premi pagati dagli assicurati: cio’e’ dovuto in gran parte-al di là degli episodi di vera e propria truffa a danno delle compagnie-dal fatto che i conducenti spesso non adottano i comportamenti necessari a ridurre al minimo i rischi.
Questo atteggiamento e’ contrario alla normale prassi assicurativa che presuppone il coinvolgimento dell'assicurato affinché l'evento dannoso non abbia a verificarsi. Né l'applicazione dello schema del bonus-malus e’ sufficiente a compensare i drammatici effetti del comportamento di un gran numero di conducenti irresponsabili e incapaci, spesso sotto l'effetto di alcool e droghe, che innesca la vana rincorsa dei premi assicurativi RC alla smodata crescita degli indennizzi. Quale assicuratore concederebbe la copertura anti-incendio a un palazzo che ospitasse in cantina un deposito di benzina o l'assicurazione sulla vita a un appassionato del gioco della roulette russa? E se fosse obbligato a farlo per legge, non dovrebbe forse pretendere un premio pari all'importo del bene assicurato?
Le assicurazioni dovrebbero sentirsi coinvolte in prima linea nello sforzo congiunto per aumentare la sicurezza sulle strade, che esige il concorso della volontà politica delle Amministrazioni interessate e la consapevolezza dei cittadini. Una loro partecipazione attiva, coordinata dall'Associazione di categoria, potrebbe attuarsi nella gestione di apposite campagne di informazione e di educazione anti-infortunistica degli utenti-clienti; appropriati incentivi monetari ai comportamenti corretti potrebbero essere introdotti attraverso una più articolata politica dei premi, che andrebbe maggiormente legata al conducente dell'autoveicolo assicurato.
Un ruolo particolarmente utile di verifica dei comportamenti scorretti al volante potrebbe essere assunto direttamente dalle assicurazioni, anche attraverso la presenza sulle strade di propri addetti appositamente addestrati alla vigilanza; a tale scopo le compagnie potrebbero essere autorizzate per legge a svolgere alcuni compiti propri delle forze dell'ordine. Queste ultime e la magistratura dovrebbero intensificare la repressione e rendere più certa la sanzione dei comportamenti scorretti. A tale scopo andrebbe fatto ampio ricorso alle nuove tecnologie di telerilevamento, che fornirebbero risultati positivi anche sul fronte della riduzione dei furti di autoveicoli, spesso la prima fase di imprese criminose e tragedie stradali.
Il costo di queste misure dovrebbe essere ripartito tra lo Stato, gli utenti e le stesse compagnie assicuratrici; per quanto oneroso, esso non sarebbe altro che un investimento teso alla riduzione di costi ben più gravi per tutti.
Le ricorrenti polemiche sul rincaro delle tariffe assicurative della responsabilità civile fanno concentrare l'attenzione dei media e dei cittadini sull'aspetto economico del problema e trascurano quello, ben più grave, dei costi sociali e dei drammi umani sottostanti.
Come sinteticamente esposto nell'allegato, le compagnie assicuratrici non dovrebbero limitarsi a presentare ogni anno il conto "a pie’ di lista" dei maggiori indennizzi pagati, ma dovrebbero assumere un ruolo attivo nella realizzazione di una seria politica mirata a ridurre il numero e la gravità degli incidenti,
Grato per l'attenzione, porgo distinti saluti.
"ASSICURAZIONE AUTO E SICUREZZA STRADALE: UN ANELLO MANCANTE
7000 morti, 200.000 feriti, 20.000 disabili permanenti, 45.000 miliardi di costi sono il bilancio annuale degli incidenti stradali in Italia e lo specchio di un'emergenza da affrontare urgentemente a tutti i livelli non solo per evitare tragedie e danni incompatibili con la civile convivenza, ma anche per riequilibrare il bilancio delle compagnie assicurative, che sono tenute ad coprire rischi insostenibili scaricandone i costi sulla generalità degli assicurati.
Un comportamento più prudente alla guida tutela ad un tempo l'interesse generale della società alla riduzione delle stragi sulle strade e l'interesse delle compagnie assicuratrici, le quali lamentano bassi profitti o perdite nel comparto della responsabilità civile (RC) a causa del divario tra gli elevati indennizzi pagati a fronte dei danni e i relativi premi pagati dagli assicurati: cio’e’ dovuto in gran parte-al di là degli episodi di vera e propria truffa a danno delle compagnie-dal fatto che i conducenti spesso non adottano i comportamenti necessari a ridurre al minimo i rischi.
Questo atteggiamento e’ contrario alla normale prassi assicurativa che presuppone il coinvolgimento dell'assicurato affinché l'evento dannoso non abbia a verificarsi. Né l'applicazione dello schema del bonus-malus e’ sufficiente a compensare i drammatici effetti del comportamento di un gran numero di conducenti irresponsabili e incapaci, spesso sotto l'effetto di alcool e droghe, che innesca la vana rincorsa dei premi assicurativi RC alla smodata crescita degli indennizzi. Quale assicuratore concederebbe la copertura anti-incendio a un palazzo che ospitasse in cantina un deposito di benzina o l'assicurazione sulla vita a un appassionato del gioco della roulette russa? E se fosse obbligato a farlo per legge, non dovrebbe forse pretendere un premio pari all'importo del bene assicurato?
Le assicurazioni dovrebbero sentirsi coinvolte in prima linea nello sforzo congiunto per aumentare la sicurezza sulle strade, che esige il concorso della volontà politica delle Amministrazioni interessate e la consapevolezza dei cittadini. Una loro partecipazione attiva, coordinata dall'Associazione di categoria, potrebbe attuarsi nella gestione di apposite campagne di informazione e di educazione anti-infortunistica degli utenti-clienti; appropriati incentivi monetari ai comportamenti corretti potrebbero essere introdotti attraverso una più articolata politica dei premi, che andrebbe maggiormente legata al conducente dell'autoveicolo assicurato.
Un ruolo particolarmente utile di verifica dei comportamenti scorretti al volante potrebbe essere assunto direttamente dalle assicurazioni, anche attraverso la presenza sulle strade di propri addetti appositamente addestrati alla vigilanza; a tale scopo le compagnie potrebbero essere autorizzate per legge a svolgere alcuni compiti propri delle forze dell'ordine. Queste ultime e la magistratura dovrebbero intensificare la repressione e rendere più certa la sanzione dei comportamenti scorretti. A tale scopo andrebbe fatto ampio ricorso alle nuove tecnologie di telerilevamento, che fornirebbero risultati positivi anche sul fronte della riduzione dei furti di autoveicoli, spesso la prima fase di imprese criminose e tragedie stradali.
Il costo di queste misure dovrebbe essere ripartito tra lo Stato, gli utenti e le stesse compagnie assicuratrici; per quanto oneroso, esso non sarebbe altro che un investimento teso alla riduzione di costi ben più gravi per tutti.
Risposta ADUC
La sua e' un'idea che merita la dovuta valutazione: in parte e' poco concreta, ma presenta dei punti sicuramente ampliabili che potrebbero fornire spunti concreti.
Tra le varie obiezioni, due sono rilevanti: i controlli (che ci sono) vengono ignorati ed il deterrente principale -la morte- pare non avere abbastanza importanza. Le campagne pubblicitarie ci sono, ma gli incidenti succedono sempre agli altri e dunque la presa e' minima.
Il problema di fondo ci pare culturale: dubitiamo che la soluzione si possa trovare in uno stato di polizia.
Tra le varie obiezioni, due sono rilevanti: i controlli (che ci sono) vengono ignorati ed il deterrente principale -la morte- pare non avere abbastanza importanza. Le campagne pubblicitarie ci sono, ma gli incidenti succedono sempre agli altri e dunque la presa e' minima.
Il problema di fondo ci pare culturale: dubitiamo che la soluzione si possa trovare in uno stato di polizia.
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