Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
14 giugno 2001
Gentile Redazione,
sono un giovane praticante avvocato della provincia di Teramo e vi scrivo per chiedervi un parere. Una coppia di coniugi sono titolari da tempo di un c/c bancario cointestato e con firma disgiunta. All'inizio del mese di aprile 2000 i medesimi vengono a conoscenza della mancanza di un assegno dal carnet relativo al suddetto conto corrente e cosi¹, a seguito di richiesta alla loro banca di un estratto conto, si accorgono che nel mese di maggio 1999 era rientrato un assegno di L.1.000.000, proprio il n.XXXXXX, che non era mai stato emesso dai medesimi legittimati. Tale assegno era stato negoziato presso un altro Istituto di Credito ma presentava chiaramente una firma di traenza aporifa. A seguito di cio¹ gli stessi provvedevano in data 18.10.2000 ad inviare - tramite un legale - una lettera raccomandata a.r. sia all'Istituto di Credito presso il quale il conto era stato acceso sia alla sede legale dello stesso Istituto, richiedendo il rimborso dell'assegno medesimo atteso che lo stesso era stato pagato senza verificare l'autenticita¹ della firma in esso apposta confrontandola con quella depositata dalla titolare al momento dell'accensione del conto corrente.
A tale richiesta la sede legale dell'Istituto in questione rispondeva dichiarando di non poterla prendere in considerazione "in quanto l'Istituto
non ha alcuna responsabilita' nel pagamento dell'appunto, sottoposto alla procedura check truncation, con la quale l'Istituto trassato non hapossibilita¹ del controllo della firma di traenza del titolo poiche¹ lo stesso rimane custodito negli archivi della banca negoziatrice". Il mio quesito e' questo: la banca trattaria e¹ tenuta al rimborso per il pagamento dell'assegno in questione? La giurisprudenza di merito in materia e¹ chiara nel ritenere responsabile la banca trattaria che abbia pagato assegni bancari con firma di traenza apocrifa, almeno nelle ipotesi in cui (come nel caso in esame) la falsificazione della firma di traenza sia riconoscibile con la comune diligenza (o meglio, con la diligenza dell¹"accorto banchiere"). In questo caso, pero¹, il problema e¹ che l'assegno e¹ stato negoziato presso un altro Istituto di Credito, e sottoposto alla procedura della "check truncation". Sussiste anche in questo caso una responsabilita' della banca traente nei confronti del proprio correntista per il pagamento di assegni con firma di traenza chiaramente apocrifa? In caso contrario, potrebbe allora configurarsi a carico della banca non trattaria, secondo i principi che regolano l'illecito aquiliano, una responsabilita' risarcitoria verso il correntista, per il danno subito a seguito del pagamento del titolo falsificato, attesa la mancanza di tutta la doverosa prudenza e diligenza sull'accertamento dell'identita¹ del portatore del titolo e della autenticita¹ della firma di emittenza?
sono un giovane praticante avvocato della provincia di Teramo e vi scrivo per chiedervi un parere. Una coppia di coniugi sono titolari da tempo di un c/c bancario cointestato e con firma disgiunta. All'inizio del mese di aprile 2000 i medesimi vengono a conoscenza della mancanza di un assegno dal carnet relativo al suddetto conto corrente e cosi¹, a seguito di richiesta alla loro banca di un estratto conto, si accorgono che nel mese di maggio 1999 era rientrato un assegno di L.1.000.000, proprio il n.XXXXXX, che non era mai stato emesso dai medesimi legittimati. Tale assegno era stato negoziato presso un altro Istituto di Credito ma presentava chiaramente una firma di traenza aporifa. A seguito di cio¹ gli stessi provvedevano in data 18.10.2000 ad inviare - tramite un legale - una lettera raccomandata a.r. sia all'Istituto di Credito presso il quale il conto era stato acceso sia alla sede legale dello stesso Istituto, richiedendo il rimborso dell'assegno medesimo atteso che lo stesso era stato pagato senza verificare l'autenticita¹ della firma in esso apposta confrontandola con quella depositata dalla titolare al momento dell'accensione del conto corrente.
A tale richiesta la sede legale dell'Istituto in questione rispondeva dichiarando di non poterla prendere in considerazione "in quanto l'Istituto
non ha alcuna responsabilita' nel pagamento dell'appunto, sottoposto alla procedura check truncation, con la quale l'Istituto trassato non hapossibilita¹ del controllo della firma di traenza del titolo poiche¹ lo stesso rimane custodito negli archivi della banca negoziatrice". Il mio quesito e' questo: la banca trattaria e¹ tenuta al rimborso per il pagamento dell'assegno in questione? La giurisprudenza di merito in materia e¹ chiara nel ritenere responsabile la banca trattaria che abbia pagato assegni bancari con firma di traenza apocrifa, almeno nelle ipotesi in cui (come nel caso in esame) la falsificazione della firma di traenza sia riconoscibile con la comune diligenza (o meglio, con la diligenza dell¹"accorto banchiere"). In questo caso, pero¹, il problema e¹ che l'assegno e¹ stato negoziato presso un altro Istituto di Credito, e sottoposto alla procedura della "check truncation". Sussiste anche in questo caso una responsabilita' della banca traente nei confronti del proprio correntista per il pagamento di assegni con firma di traenza chiaramente apocrifa? In caso contrario, potrebbe allora configurarsi a carico della banca non trattaria, secondo i principi che regolano l'illecito aquiliano, una responsabilita' risarcitoria verso il correntista, per il danno subito a seguito del pagamento del titolo falsificato, attesa la mancanza di tutta la doverosa prudenza e diligenza sull'accertamento dell'identita¹ del portatore del titolo e della autenticita¹ della firma di emittenza?
Risposta ADUC
Non ci sembra rispondente a verita' che l'assegno rimanga presso la banca dove e' avvenuta la negoziazione senza ritornare a quella emittente.
Pero', e' pur sempre vero, dal punto di vista della correttezza e del diritto, che anche i suoi clienti non hanno avuto la dovuta diligenza (accorgendosi della sparizione solo un anno dopo): il nostro consiglio, sarebbe di tentare un accordo. Provi anche a chiedere una valutazione all'Ombudsman bancario.
Pero', e' pur sempre vero, dal punto di vista della correttezza e del diritto, che anche i suoi clienti non hanno avuto la dovuta diligenza (accorgendosi della sparizione solo un anno dopo): il nostro consiglio, sarebbe di tentare un accordo. Provi anche a chiedere una valutazione all'Ombudsman bancario.
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