Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
11 giugno 2001
Cara Aduc,
Ho letto sull'ultimo numero di Avvertenze on line un articolo che non mi sembra molto informato: quello riguardante l'olio d'oliva.
Infatti il problema non sono i produttori che non sanno produrre o commercializzare l'olio italiano ma gli industriali e i clienti che a una qualita' eccellente preferiscono un prezzo stracciato.
Sono anni ormai che il mercato dell'olio italiano subisce una concorrenza sleale, grazie alle leggi in materia, da parte di paesi dove le olive costano meno. E' facile attribuire alla incapacita' degli agricoltori gli insuccessi del mercato. Vorrei vedere chi riuscirebbe a produrre e commercializzare un prodotto che ha subito, rispetto agli anni scorsi, ribassi superiori al 50%. Questo crollo dei prezzi ha avvantaggiato gli industriali e i commercianti (mi riferisco ai grossisti) perche' possono vendere olio di pessima qualita', acquistato a prezzo conveniente all'estero, spacciandolo per genuino olio extravergine italiano.
I consumatori poi lo acquistano ignari pagandolo quasi come quando nelle bottiglie c'era veramente l'olio italiano.
Non ho nulla verso i paesi in cui le olive costano meno (Grecia, Spagna, Tunisia ecc.) e non auspico nemmeno un anacronistico, in tempi di Europa unita, protezionismo ma chiedo anzi esigo che lo Stato faccia il proprio dovere. Cioe' imponga regole uguali per tutti.
Sulle bottiglie deve essere riportato il paese da cui provengono le olive e i trattamenti che l'olio ha subito. Poi vedremo chi sara' bastonato dal mercato.
E' troppo facile per un industriale andare a comprare olio con acidita' che da noi verrebbero classificate "lampante" poi rettificarlo con procedimenti vari e infine venderlo per extravergine italiano. Mentre il povero agricoltore italiano dopo essersi spezzata la schiena per un anno sente proporsi dai commercianti dei prezzi che e' poco definire irrisori.
Per questo motivo molti piccoli produttori come me hanno deciso di estirpare olivi secolari abbandonando una coltura che e' stata caratteristica del nostro paese fino a quando qualcuno ha deciso di affossarla permettendo una concorrenza sleale.
Percio' vi annuncio che le 493mila tonnellate di produzione di quest'anno (chissa' quante poi provenivano dall'estero e sono state spacciate per italiane) caleranno ancora. Pero' poi non scandalizzatevi di notizie come quella dell'olio "pseudo-toscano" nei ristoranti di Londra. La colpa sappiamo tutti di chi e', certo non dei contadini italiani che il loro mestiere lo sanno fare e come.
Vi saluto cordialmente.
Ho letto sull'ultimo numero di Avvertenze on line un articolo che non mi sembra molto informato: quello riguardante l'olio d'oliva.
Infatti il problema non sono i produttori che non sanno produrre o commercializzare l'olio italiano ma gli industriali e i clienti che a una qualita' eccellente preferiscono un prezzo stracciato.
Sono anni ormai che il mercato dell'olio italiano subisce una concorrenza sleale, grazie alle leggi in materia, da parte di paesi dove le olive costano meno. E' facile attribuire alla incapacita' degli agricoltori gli insuccessi del mercato. Vorrei vedere chi riuscirebbe a produrre e commercializzare un prodotto che ha subito, rispetto agli anni scorsi, ribassi superiori al 50%. Questo crollo dei prezzi ha avvantaggiato gli industriali e i commercianti (mi riferisco ai grossisti) perche' possono vendere olio di pessima qualita', acquistato a prezzo conveniente all'estero, spacciandolo per genuino olio extravergine italiano.
I consumatori poi lo acquistano ignari pagandolo quasi come quando nelle bottiglie c'era veramente l'olio italiano.
Non ho nulla verso i paesi in cui le olive costano meno (Grecia, Spagna, Tunisia ecc.) e non auspico nemmeno un anacronistico, in tempi di Europa unita, protezionismo ma chiedo anzi esigo che lo Stato faccia il proprio dovere. Cioe' imponga regole uguali per tutti.
Sulle bottiglie deve essere riportato il paese da cui provengono le olive e i trattamenti che l'olio ha subito. Poi vedremo chi sara' bastonato dal mercato.
E' troppo facile per un industriale andare a comprare olio con acidita' che da noi verrebbero classificate "lampante" poi rettificarlo con procedimenti vari e infine venderlo per extravergine italiano. Mentre il povero agricoltore italiano dopo essersi spezzata la schiena per un anno sente proporsi dai commercianti dei prezzi che e' poco definire irrisori.
Per questo motivo molti piccoli produttori come me hanno deciso di estirpare olivi secolari abbandonando una coltura che e' stata caratteristica del nostro paese fino a quando qualcuno ha deciso di affossarla permettendo una concorrenza sleale.
Percio' vi annuncio che le 493mila tonnellate di produzione di quest'anno (chissa' quante poi provenivano dall'estero e sono state spacciate per italiane) caleranno ancora. Pero' poi non scandalizzatevi di notizie come quella dell'olio "pseudo-toscano" nei ristoranti di Londra. La colpa sappiamo tutti di chi e', certo non dei contadini italiani che il loro mestiere lo sanno fare e come.
Vi saluto cordialmente.
Risposta ADUC
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