Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
30 maggio 2001
Cara Aduc,
nel settembre 1998 firmiamo il compromesso per l'acquisto di una villetta monofamigliare, che ci viene consegnata con verbale del 30.12.1999, evidenziando lo stato di incompiutezza di alcuni lavori che l'impresa si impegna a terminare entro il 30 aprile 2000. Il 18 gennaio successivo sottoscriviamo il rogito di acquisto, dove su nostra richiesta viene riportata espressamente la clausola dei lavori indicati nel verbale di consegna e l'impegno dell'impresa a garantire che l'immobile e' stato costruito a regola d'arte.
Nel frattempo i rapporti con l'impresa e in particolare il capomastro diventano sempre piu' difficili; al 30 aprile nessun lavoro di quelli previsti viene terminato; siamo costretti a inviare raccomandate a /r per sollecitare tali lavori, che vengono terminati solo a luglio; inoltre si verifica nel mese di giugno un problema allo scarico del bagno e alla fossa biologica che ci costringe a chiamare, nonostante gli "pseudointerventi" dell'impresa, un muratore di nostra fiducia. Questi ci evidenzia subito i problemi di quell'impianto, a suo dire costruito non a regola d'arte; del che diamo notizia in una raccomandata a/r all'impresa, scrivendo testualmente che "siamo stati avvisati di irregolarita' nell'impianto fognario che ci riserviamo di verificare e approfondire mediante perizia tecnica".
In particolare il nostro muratore a aveva riscontrato la mancanza dello sfiato dell'impianto al tetto, previsto nel capitolato; l'impresa si e' difesa (verbalmente, mai per iscritto) dicendo che tale sfiato non era stato messo facendo riferimento alla disposizione del capitolato in cui si legge che "la direzione lavori si riserva la facolta' di apportare al complesso tutte quelle varianti ritenute opportune e necessarie.. nell'ipotesi di una migliore scelta, tutto cio' comunque in modo da non alterare essenzialmente il carattere delle costruzioni". Inoltre ci dice, sempre verbalmente e non per iscritto, che con il verbale di consegna ci siamo impegnati ad "accettare in ogni parte l'immobile perche' visto e piaciuto senza null'altro eccepire". Al che ricordiamo la clausola del rogito in merito alla costruzione a regola d'arte, e tutto si arena a quel punto.
Nel frattempo i problemi di scarico dei sanitari del bagno si sono aggravati, e chiediamo il parere di un altro professionista; questi, a differenza del primo, ci dice che se i problemi dello scarico sono dovuti alla mancanza dello sfiato sul tetto, e' anche vero che da un punto di vista normativo la sua presenza non e' obbligatoria, e ci preannuncia che l'unica cosa da fare e' spaccare tutti gli impianti a nostre spese.
Che dobbiamo fare, a questo punto? E' possibile, a distanza di un anno e mezzo dalla consegna dell'immobile, chiedere il riconoscimento del danno? E se si', esiste un collegio di periti al quale potremmo rivolgerci con fiducia, visto che due professionisti ci hanno dato pareri differenti in merito all'obbligatorieta' dell'impresa nel compiere il lavoro?
Ci scusiamo per la lunghezza del quesito, e in attesa di risposta ringraziamo per l'attenzione dedicataci.
nel settembre 1998 firmiamo il compromesso per l'acquisto di una villetta monofamigliare, che ci viene consegnata con verbale del 30.12.1999, evidenziando lo stato di incompiutezza di alcuni lavori che l'impresa si impegna a terminare entro il 30 aprile 2000. Il 18 gennaio successivo sottoscriviamo il rogito di acquisto, dove su nostra richiesta viene riportata espressamente la clausola dei lavori indicati nel verbale di consegna e l'impegno dell'impresa a garantire che l'immobile e' stato costruito a regola d'arte.
Nel frattempo i rapporti con l'impresa e in particolare il capomastro diventano sempre piu' difficili; al 30 aprile nessun lavoro di quelli previsti viene terminato; siamo costretti a inviare raccomandate a /r per sollecitare tali lavori, che vengono terminati solo a luglio; inoltre si verifica nel mese di giugno un problema allo scarico del bagno e alla fossa biologica che ci costringe a chiamare, nonostante gli "pseudointerventi" dell'impresa, un muratore di nostra fiducia. Questi ci evidenzia subito i problemi di quell'impianto, a suo dire costruito non a regola d'arte; del che diamo notizia in una raccomandata a/r all'impresa, scrivendo testualmente che "siamo stati avvisati di irregolarita' nell'impianto fognario che ci riserviamo di verificare e approfondire mediante perizia tecnica".
In particolare il nostro muratore a aveva riscontrato la mancanza dello sfiato dell'impianto al tetto, previsto nel capitolato; l'impresa si e' difesa (verbalmente, mai per iscritto) dicendo che tale sfiato non era stato messo facendo riferimento alla disposizione del capitolato in cui si legge che "la direzione lavori si riserva la facolta' di apportare al complesso tutte quelle varianti ritenute opportune e necessarie.. nell'ipotesi di una migliore scelta, tutto cio' comunque in modo da non alterare essenzialmente il carattere delle costruzioni". Inoltre ci dice, sempre verbalmente e non per iscritto, che con il verbale di consegna ci siamo impegnati ad "accettare in ogni parte l'immobile perche' visto e piaciuto senza null'altro eccepire". Al che ricordiamo la clausola del rogito in merito alla costruzione a regola d'arte, e tutto si arena a quel punto.
Nel frattempo i problemi di scarico dei sanitari del bagno si sono aggravati, e chiediamo il parere di un altro professionista; questi, a differenza del primo, ci dice che se i problemi dello scarico sono dovuti alla mancanza dello sfiato sul tetto, e' anche vero che da un punto di vista normativo la sua presenza non e' obbligatoria, e ci preannuncia che l'unica cosa da fare e' spaccare tutti gli impianti a nostre spese.
Che dobbiamo fare, a questo punto? E' possibile, a distanza di un anno e mezzo dalla consegna dell'immobile, chiedere il riconoscimento del danno? E se si', esiste un collegio di periti al quale potremmo rivolgerci con fiducia, visto che due professionisti ci hanno dato pareri differenti in merito all'obbligatorieta' dell'impresa nel compiere il lavoro?
Ci scusiamo per la lunghezza del quesito, e in attesa di risposta ringraziamo per l'attenzione dedicataci.
Risposta ADUC
Ci sembra che vi siate mossi bene, ma non siamo in grado di darvi una valutazione dal punto di vista tecnico.
Ci sembra rilevante non tanto se lo sfiato e' obbligatorio per legge, ma se e' necessario all'opera in se' ("a regola d'arte" vuol dire "affinche' funzioni" e non "a norma di legge").
Il tecnico dovrebbe sciogliere questo dubbio e se il lavoro fosse effettivamente indispensabile, poiche' senza di esso l'impianto e' eseguito male: quindi non solo se e' meglio con lo sfiato, ma se questo risulta indispensabile allo specifico lavoro, poiche' in mancanza si e' di fronte ad un danno. Fatevi fare una relazione, mettete in mora la ditta e poi fate causa.
Ci sembra rilevante non tanto se lo sfiato e' obbligatorio per legge, ma se e' necessario all'opera in se' ("a regola d'arte" vuol dire "affinche' funzioni" e non "a norma di legge").
Il tecnico dovrebbe sciogliere questo dubbio e se il lavoro fosse effettivamente indispensabile, poiche' senza di esso l'impianto e' eseguito male: quindi non solo se e' meglio con lo sfiato, ma se questo risulta indispensabile allo specifico lavoro, poiche' in mancanza si e' di fronte ad un danno. Fatevi fare una relazione, mettete in mora la ditta e poi fate causa.
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