Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

21 maggio 2001
Domanda 21 maggio 2001
Salve,
dopo la richiesta di aiuto fatta sempre oggi per la vicenda legata alla Finamitalia srl di Padova, vi chiedo un ulteriore consiglio, per capire se esistono le possibilita’ o meno di recuperare una cospicua somma di denaro.
Cortesemente però, visto la particolarita’ dell'argomento, vi chiedo di non pubblicare questa mia e-mail, anche se in forma anonima.
Grazie.
Nel '99 alla mia societa’, formata da me e mia moglie, fu fatta una richiesta di collaborazione molto interessante che, finalmente, lasciava presagire una buona sistemazione sia in termini di stabilita’ che in termini di guadagno.
Evito di fare al momento precisi riferimenti e mi limito a dire che per questa ragione, con notevoli sacrifici, siamo stati costretti a trasferire sia la sede legale della societa’ che la residenza da Messina a Palermo interrompendo, tra l'altro, il precedente rapporto di collaborazione che durava da due anni e che, fino a quel momento, ci consentiva di vivere dignitosamente. Dal mese di settembre '99 il nostro nuovo incarico (preoccupandoci tra l'altro di assumere un ulteriore collaboratore) era quello di curare la gestione e la raccolta pubblicitaria di un noto editore siciliano, dietro un compenso fisso e premi produzione.
A Novembre '99, quando sembrava che tutto andava bene, ci fu fatta l'esplicita richiesta di emettere due fatture di comodo (una dell'importo di lire 17.388.000 e l'altra di lire 12.600.000) in favore di due delle 4 societa’ dallo stesso editore controllate.
Vista la particolare situazione, avevamo giustamente previsto che non sarebbe stato facile dire di no e la scelta finale, fortemente contrastata dal nostro consulente, fu quella di sottometterci a questa richiesta.
In un primo momento, fatti i nostri calcoli, avevamo chiesto se era possibile recuperare almeno un 35% dell'importo totale, anche perche’ imposte e tasse andavano a gravare sulla nostra societa’, mentre portavano un chiaro vantaggio per lui. Neanche a dirlo!

Saltato su tutte le furie e con toni ortodossi, oltre che mafiosi, ci disse che al massimo poteva pagare l'importo dovuto per IVA mentre, per il resto, non gli sembrava affatto giusto, visto quello che aveva fatto per noi e per migliorare (a suo dire) la nostra posizione lavorativa.
Dopo un paio di giorni, come e’ facile intuire, abbiamo dovuto cedere alla sua richiesta ed incassammo un assegno pari all'importo da versare per IVA (5milioni di lire).
Con il passare dei mesi, evitando di riferire squallide vicende che poco giovano al chiarimento di questa situazione, la convivenza con l'editore e’ andata aggravandosi, sia nei rapporti di lavoro che personali, rivelandosi sempre di piu’ una persona estremamente infantile ed inaffidabile.
Intorno alla fine del mese di giugno '00, ridotti ormai ad addetti di segreteria e personale di pulizie, decidiamo di chiarire i termini del rapporto di collaborazione: richiesta che e’ servita soltanto a sentirci dire: andatevene non vi voglio vedere piu’!
Decisione tra l'altro arrivata, senza troppi problemi e con totale mancanza di umanita’, nel momento in cui mia moglie era agli inizi di una attesissima gravidanza. Da quel giorno la nostra storia ha preso una strada in ripida discesa; i successivi 5 mesi li abbiamo passati senza riuscire a trovare lavoro ed erodendo totalmente tutti i nostri risparmi, grazie anche al fatto che ci trovavamo in una citta’ totalmente sconosciuta.
In tale occasione e’ sopraggiunta anche la vicenda legata alla societa’ finanziaria Finamitalia srl che ci ha sottratto gli ultimi spiccioli utili a sopravvivere.
Solo quest'anno, parlando amichevolmente con un legale, ci e’ stato detto che si potremmo tentare di recuperare l'importo ancora non versato (lire 24.990.000) e lo stesso ci ha consigliato di inviare inizialmente una nostra lettera di sollecito di pagamento, per osservare la loro reazione.
Dopo un paio di giorni il loro legale ci risponde che certamente ci stiamo sbagliando in quanto le fatture a loro risultano pagate.
A quel punto abbiamo chiesto un parere al nostro consulente che ci ha fortemente sconsigliato di proseguire, in quanto nelle nostre fatture risulta apposta la firma dell'amministratore (il che lascerebbe presupporre una firma per quietanza!) e che comunque potrebbero sempre dimostrare, in base al tipo di contabilita’ in loro uso, che queste somme sarebbero state versate in contanti.
Pensate che il nostro consulente abbia ragione o stiamo sbagliando a chiudere una vicenda che ci e’ costata tanto non solo in termini economici.
Grazie.

Risposta ADUC
Lei ha emesso due fatture, che sono state quietanzate come se fossero state pagate in contanti; e' presumibile che chi le ha chiesto l'emissione abbia provveduto a far risultare nella sua contabilita' una uscita in contanti di pari importo nella stessa data; alla luce di tutto questo ha ragione il suo consulente.
A meno che lei non ritenga opportuno percorrere la via penale, sia per estorsione, minacce, eccetera, sia per reati finanziari. Su questo non ci sentiamo pero' di dare consigli o formulare pronostici.
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