Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 maggio 2001
Domanda 17 maggio 2001
Ho lavorato come segretario di seggio presso la sezione elettorale numero 8 del comune di Quarto, Napoli.
Come ben sapete una volta sorteggiati gli incarichi sono obbligatori, a questo punto mi domando se la paga corrispondente sia adeguata e se le condizioni di lavoro rispettino le leggi sindacali.
Ecco gli orari in cui abbiamo lavorato: sabato 12 dalle 16 alle 19,30;
domenica 13 dalle 6,30 ininterrottamente fino alle 9,30 del mattino di lunedi’ 14.
lunedi’ 14 ulteriore spoglio dei voti dalle 14 alle 21,10 circa.
E' giusto obbligare il cittadino a questo massacrante orario di lavoro per 280000 lire? Il presidente prendera’ appena 330000 lire nonostante l'enorme responsabilita’ di cui e’ stato gravato.
Sarei intenzionato a promuovere tramite voi o altra associazione in difesa dei consumatori da voi consigliatami una "battaglia" contro questa costrizione cosi’ poco retribuita e a chiedere un giusto compenso per il lavoro svolto noche’ ove vi siano gli estremi il risarcimento dei danni morali subiti per l'estenuante orario di lavoro. Non mi risulta che esista in Italia altro lavoro legale cosi’ sottopagato che non tiene conto degli orari notturni ecc.
Spero vivamente che il caso vi possa interessare e vorrei spronarvi a fare qualcosa.
Come cittadino, come persona mi sono sentito sfruttato in maniera indegna dallo Stato Italiano e in particolar modo dal Ministro degli Interni. Certo di ricevere vostre notizie.

Risposta ADUC
Non ci occupiamo di retribuzioni: la questione, cosi' come lei la pone non e' di nostra competenza.
Inoltre, non concordiamo con la sua tesi, in quanto non si e' realmente di fronte ad un ufficio pubblico obbligatorio, ma ad una scelta tra persone comunque in concreto disponibili.
Il segretario, poi, e' scelto personalmente dal presidente: certamente questi avrebbe potuto obbligarla, ma presumiamo che le sia stato chiesto da un amico o conoscente.
Una cosa e' il disagio indebito subito a seguito delle mancanze gestionali che possono aver comportato il danno, altro e' contestare la retribuzione quando e' esplicitamente previsto che sia diretta al servizio e non alla durata.
Se si hanno giusti motivi, e' pur sempre possibile rinunciare al servizio pubblico (che in quanto tale potrebbe, in uno Stato, comportare l'obbligo di adempiere anche in assenza di retribuzione). Altre pretese non ci paiono fondate, e come tali comunque non di nostra competenza.
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