Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
14 aprile 2001
Nella Lettera allegata vi segnalo una ingiustizia subita, che riguarda l'acquisto di una macchina fotografica nell'area extra-doganale di Livigno. Vi segnalo il caso sia perche’ potrebbe riguardare altri consumatori, sia per avere una consulenza legale su come agire.
NARRAZIONE DEL FATTO
In data 31 Marzo 2001 ho acquistato nella zona extradoganale di Livigno (SO), nel negozio "GALLERIA DELLE NOVITA'" una macchina fotografica digitale, marca Sony Mod. DSC-P1 ad un prezzo di Lire 1.725.000 (il cui valore in Italia e’ di circa Lire 2.000.000) come risulta dallo scontrino e garanzia del negozio, nonche’ alcuni accessori per un valore di Lire 285.000.
All'atto del pagamento, la commessa del negozio (certa Fiorella) mi fa presente che il valore della macchina fotografica e’ di importo superiore alla franchigia ammessa (pari a Lire 350.000) e quindi sarebbe soggetto al pagamento dei diritti doganali e dell''IVA all'Autorita’ doganale nel momento in cui il bene viene portato fuori dal territorio extradoganale di Livigno. Mi suggerisce pertanto di procedere come segue:
- di preparare 2 distinti scontrini, uno per la macchina fotografica di Lire 1.725.000 ed uno distinto per gli accessori di Lire 285.000,
- di nascondere lo scontrino relativo alla macchina fotografica (di Lire 1.725.000) e la relativa documentazione di garanzia e di dichiarare alle autorita’ doganali, in caso di controllo, che la macchina fotografica era gia’ stata da me acquisita in Italia prima di arrivare a Livigno,
- di mantenere invece lo scontrino relativo agli accessori (di Lire 285.000) e di dichiararli senza problemi all'Autorita’ doganale, in quanto essendo inferiori alla franchigia di Lire 350.000 non sono soggetti al pagamento dei diritti doganali e dell'IVA.
Il giorno dopo, 1 Aprile 2001, al ritorno verso Milano, mi presento al Posto Doganale di Passo Foscagno e alla domanda di rito del Finanziere se avessi merce da dichiarare agli effetti doganali, mi attengo esattamente alle istruzioni della commessa del negozio e rispondo: "si, ma solo accessori di una macchina fotografica". Il militare evidentemente insospettito mi fa accostare negli spazi doganali per ulteriori controlli. Mi chiedono quindi di mostrare la macchina fotografica ed io, attenendomi scrupolosamente alle istruzioni della commessa del negozio, alla domanda sulla provenienza del bene rispondo che la macchina fotografica l'avevo acquistata in Italia prima dell'arrivo a Livigno.
A questo punto il militare mi invita negli uffici doganali per ulteriori controlli che durano circa un'ora:
- un militare procede al controllo totale del mio portafoglio e quello della mia compagna, senza rilevare nulla di sospetto;
- un altro militare procede al controllo totale della mia autovettura, facendomi aprire tutte le valigie. Anche in questo caso non viene trovato nulla di sospetto.
Non avendo trovato nulla, i militari si cominciano ad accanire e mi chiedono di fornire una prova di acquisto della macchina fotografica in Italia. Ovviamente non fornisco tale prova, dicendo che non e’ mia consuetudine quando viaggio portare con me tutti i documenti di acquisto degli oggetti che mi porto al seguito. Mi cominciano quindi a minacciare dicendomi che se non dichiaro spontaneamente che l'acquisto della macchina fotografica e’ avvenuto a Livigno, potrei incorrere in una denuncia penale di contrabbando e di falso a pubblico ufficiale se dai controlli successivi risultasse falsa la mia dichiarazione. Mi raccontano che per loro e’ semplice effettuare tali verifiche successivamente e controllare che l'acquisto e’ stato effettuato effettivamente a Livigno, sia sulla base del numero di matricola della macchina fotografica, che di controlli bancari sui pagamenti effettuati con la mia carta di credito. Mi suggeriscono quindi di fare una dichiarazione spontanea di ammissione e che in tal caso tutto finisce li’ e me la cavo col pagamento degli oneri doganali e dell'IVA.
A questo punto, dopo aver ricevuto tutte queste pressioni, per non andare incontro ad eventuali sanzioni penali, cedo alle richieste dei militari ammettendo che l'acquisto della macchina fotografica l'ho effettuato effettivamente a Livigno. Anzi, per dimostrare la mia collaborazione, provvedo anche a dare spontaneamente lo scontrino di acquisto della macchina fotografica, nonche’ la ricevuta di garanzia, che avevo nascosto nel portafoglio e che i militari non avevano trovato.
I militari a questo punto non procedono come promesso a farmi pagare gli oneri doganali e l'IVA e a restituirmi il bene, ma procedono a sequestrare il bene e a stilare un verbale di violazione della legge doganale e sequestro merce. Mi dicono che il bene viene sequestrato e che per il recupero del bene dovro’ aspettare di ricevere a casa dalla Dogana di Tirano una multa da pagare di circa Lire 220.000. Mi dicono inoltre che una volta effettuato il pagamento di tale multa, dopo pochi giorni rientrerei in possesso del bene sequestrato dopo aver telefonato alla Dogana di Tirano.
Qualche giorno dopo, telefono alla Dogana di Tirano per procedere al pagamento della multa e quindi al recupero del bene. E qui vengo a scoprire che la multa mi verra’ inviata a casa dalla Dogana dopo circa un mese e che comunque per recuperare il bene, oltre al pagamento della multa stessa, dovro’ ripagare allo Stato Italiano l'intero prezzo della macchina fotografica, come se il bene fosse ricomprato come nuovo, in ottemperanza all 'Art. 301 del Testo Unico sulla Legge Doganale.
MIE OSSERVAZIONI GENERALI
Quello che e’ successo mi sembra francamente un furto legalizzato da parte dello Stato.
Praticamente io ho effettuato un acquisto regolare di una macchina fotografica in un negozio di Livigno, mi sono attenuto alle istruzioni della commessa del negozio per portare il bene in Italia e come risultato ho praticamente perso non solo il bene (in quanto se volessi recuperarlo dovrei ricomprarlo come se fosse nuovo!), ma devo anche pagare una multa di circa Lire 220.000, subendo quindi un costo complessivo di Lire 1.945.000 (Lire 1.725.000 che e’ il costo del bene, piu’ la multa di Lire 220.000).
Mi sembra francamente una pena eccessiva per una sola macchina fotografica!!!.
Io ammetto di aver sbagliato ad aver negato inizialmente ai militari della Finanza di aver effettuato l'acquisto a Livigno, ma l'ho fatto sulla base delle istruzioni ricevute dalla commessa del negozio. Se avessi saputo che avrei dovuto subire dai militari della Dogana una "tortura" simile, mai e poi mai avrei effettuato tale acquisto.
La commessa del negozio di Livigno che mi ha venduto la macchina fotografica, che ho contattato successivamente per telefono per raccontare l'accaduto, mi ha detto che ho sbagliato a cedere alle pressioni dei militari della Dogana e che sarei dovuto rimanere fermo sulla mia posizione ed insistere ulteriormente che l'acquisto l'avevo fatto in Italia, in quanto a suo dire i Finanzieri non avrebbero strumenti per controllare l'effettivo acquisto a Livigno se non la mia ammissione spontanea. Ma io purtroppo sono un cittadino onesto e a tutte quelle pressioni ed intimidazioni subite dai militari della Dogana non ho saputo resistere. Non solo, da cittadino onesto quale sono, una volta ammesso ho dato anche la mia totale collaborazione ai finanzieri, tirando fuori anche lo scontrino e la garanzia che i militari non avevano trovato.
Alla fine della storia, il risultato e’ il seguente:
- il negoziante di Livigno ha realizzato il suo guadagno vendendomi il bene;
- la Dogana guadagnera’ piu’ di Lire 2.000.000, in quanto non solo incassera’ la multa che dovro’ pagare (Lire 220.000), ma vendera’ all'asta la mia macchina fotografia in Italia come nuova e quindi per un valore di circa Lire 2.000.000;
- io e la mia compagna abbiamo dovuto subire da parte dei militari della Dogana un trauma psicologico incredibile che ci ricorderemo per tutta la vita (ancora oggi non riusciamo a dormire tranquillamente), dopo essere stati sottoposti per piu’ di un'ora ad una violenza psicologica inaudita da parte dei Finanzieri ed a un trattamento come se fossero i peggiori delinquenti della terra;
- ed infine, probabilmente, ci sara’ il solito furbo all'interno della guardia di Finanza che, nella vendita del bene al pubblico incanto, riuscira’ a ricomprare la macchina fotografica a prezzo inferiore a quello di mercato.
Praticamente ci guadagnano tutti e l'unico a pagare e’ il sottoscritto.
Vorrei inoltre segnalare l'ipocrisia dei militari della Finanza, che nonostante tutte le rassicurazioni del caso che tutto si sarebbe sistemato velocemente e con minimo danno in caso di mia ammissione spontanea (cosa che ho provveduto a fare, seppure un po' tardivamente), hanno adottato nei miei confronti la procedura piu’ penalizzante, cioe’ quella del sequestro del bene con verbale di violazione della legge doganale, anziche’ quella da loro promessa del pagamento degli oneri doganali con restituzione immediata del bene.
Piu’ in generale, un'altra assurdita’ che vorrei sottolineare e’ che il fenomeno degli acquisti di beni nell'area extradoganale di Livigno senza il pagamento dell'IVA e degli oneri doganali, non si risolve certo accanendosi ogni tanto in Dogana contro il malcapitato turista di turno (come il sottoscritto) che ha comprato onestamente una sola macchina fotografica, quando ogni giorno di macchine fotografiche a Livigno ne vengono vendute a centinaia senza essere rilevate alla Dogana.
Se proprio si volesse debellare tale fenomeno, penso che per lo Stato Italiano ci siano rimedi piu’ civili ed probabilmente anche piu’ convenienti in termini economici:
- per esempio eliminando il privilegio della extraterritorialita’ a Livigno, che oggi non ha piu’ ragion d'essere, in quanto se da un lato una volta tale privilegio era giustificato dalla difficolta’ a raggiungere il posto, d'altro canto oggi con i moderni mezzi spazzaneve e con i tunnel e’ facilmente accessibile tutto l'anno.
- oppure facendo controlli sul carico e scarico dei pezzi in capo ai negozianti di Livigno.
- o anche altri rimedi piu’ civili che non spetta a me indicare.
MIE RICHIESTE
Mi rivolgo a voi per due motivi:
- innanzitutto per segnalare un caso di ingiustizia, che ritengo possa coinvolgere parecchi altri consumatori onesti;
- in secondo luogo per avere una consulenza legale in merito alle azioni che potrei eventualmente intraprendere, sulla base di cio’ che e’ accaduto.
Da un punto di vista legale, quello che mi sembrerebbe giusto richiedere sono le seguenti due possibilita’:
- o di agire nei confronti del negozio di Livigno che mi ha venduto la macchina fotografica, per essere risarcito almeno in parte del costo della macchina fotografica, in quanto io mi sarei attenuto alle loro istruzioni;
- oppure di agire nei confronti della Dogana di Tirano e richiedere di farmi pagare una pena piu’ ragionevole e cioe’ il pagamento della multa (Lire 220.000), piu’ il recupero del bene col solo pagamento degli oneri doganali e dell'IVA (penso pari a circa Lire 300.000) e non dell'intero importo della macchina fotografica come nuova.
A tal fine, vorrei segnalare che nel Verbale di violazione della legge doganale e sequestro della merce che ha emesso la Dogana in data 1 aprile 2001, di cui una copia e’ in mio possesso, e’ prevista la possibilita’ di fare opposizione. Vi chiedo se e’ il caso di fare tale opposizione, e, se si, in che termini.
Vi ringrazio anticipatamente per una veloce risposta.
NARRAZIONE DEL FATTO
In data 31 Marzo 2001 ho acquistato nella zona extradoganale di Livigno (SO), nel negozio "GALLERIA DELLE NOVITA'" una macchina fotografica digitale, marca Sony Mod. DSC-P1 ad un prezzo di Lire 1.725.000 (il cui valore in Italia e’ di circa Lire 2.000.000) come risulta dallo scontrino e garanzia del negozio, nonche’ alcuni accessori per un valore di Lire 285.000.
All'atto del pagamento, la commessa del negozio (certa Fiorella) mi fa presente che il valore della macchina fotografica e’ di importo superiore alla franchigia ammessa (pari a Lire 350.000) e quindi sarebbe soggetto al pagamento dei diritti doganali e dell''IVA all'Autorita’ doganale nel momento in cui il bene viene portato fuori dal territorio extradoganale di Livigno. Mi suggerisce pertanto di procedere come segue:
- di preparare 2 distinti scontrini, uno per la macchina fotografica di Lire 1.725.000 ed uno distinto per gli accessori di Lire 285.000,
- di nascondere lo scontrino relativo alla macchina fotografica (di Lire 1.725.000) e la relativa documentazione di garanzia e di dichiarare alle autorita’ doganali, in caso di controllo, che la macchina fotografica era gia’ stata da me acquisita in Italia prima di arrivare a Livigno,
- di mantenere invece lo scontrino relativo agli accessori (di Lire 285.000) e di dichiararli senza problemi all'Autorita’ doganale, in quanto essendo inferiori alla franchigia di Lire 350.000 non sono soggetti al pagamento dei diritti doganali e dell'IVA.
Il giorno dopo, 1 Aprile 2001, al ritorno verso Milano, mi presento al Posto Doganale di Passo Foscagno e alla domanda di rito del Finanziere se avessi merce da dichiarare agli effetti doganali, mi attengo esattamente alle istruzioni della commessa del negozio e rispondo: "si, ma solo accessori di una macchina fotografica". Il militare evidentemente insospettito mi fa accostare negli spazi doganali per ulteriori controlli. Mi chiedono quindi di mostrare la macchina fotografica ed io, attenendomi scrupolosamente alle istruzioni della commessa del negozio, alla domanda sulla provenienza del bene rispondo che la macchina fotografica l'avevo acquistata in Italia prima dell'arrivo a Livigno.
A questo punto il militare mi invita negli uffici doganali per ulteriori controlli che durano circa un'ora:
- un militare procede al controllo totale del mio portafoglio e quello della mia compagna, senza rilevare nulla di sospetto;
- un altro militare procede al controllo totale della mia autovettura, facendomi aprire tutte le valigie. Anche in questo caso non viene trovato nulla di sospetto.
Non avendo trovato nulla, i militari si cominciano ad accanire e mi chiedono di fornire una prova di acquisto della macchina fotografica in Italia. Ovviamente non fornisco tale prova, dicendo che non e’ mia consuetudine quando viaggio portare con me tutti i documenti di acquisto degli oggetti che mi porto al seguito. Mi cominciano quindi a minacciare dicendomi che se non dichiaro spontaneamente che l'acquisto della macchina fotografica e’ avvenuto a Livigno, potrei incorrere in una denuncia penale di contrabbando e di falso a pubblico ufficiale se dai controlli successivi risultasse falsa la mia dichiarazione. Mi raccontano che per loro e’ semplice effettuare tali verifiche successivamente e controllare che l'acquisto e’ stato effettuato effettivamente a Livigno, sia sulla base del numero di matricola della macchina fotografica, che di controlli bancari sui pagamenti effettuati con la mia carta di credito. Mi suggeriscono quindi di fare una dichiarazione spontanea di ammissione e che in tal caso tutto finisce li’ e me la cavo col pagamento degli oneri doganali e dell'IVA.
A questo punto, dopo aver ricevuto tutte queste pressioni, per non andare incontro ad eventuali sanzioni penali, cedo alle richieste dei militari ammettendo che l'acquisto della macchina fotografica l'ho effettuato effettivamente a Livigno. Anzi, per dimostrare la mia collaborazione, provvedo anche a dare spontaneamente lo scontrino di acquisto della macchina fotografica, nonche’ la ricevuta di garanzia, che avevo nascosto nel portafoglio e che i militari non avevano trovato.
I militari a questo punto non procedono come promesso a farmi pagare gli oneri doganali e l'IVA e a restituirmi il bene, ma procedono a sequestrare il bene e a stilare un verbale di violazione della legge doganale e sequestro merce. Mi dicono che il bene viene sequestrato e che per il recupero del bene dovro’ aspettare di ricevere a casa dalla Dogana di Tirano una multa da pagare di circa Lire 220.000. Mi dicono inoltre che una volta effettuato il pagamento di tale multa, dopo pochi giorni rientrerei in possesso del bene sequestrato dopo aver telefonato alla Dogana di Tirano.
Qualche giorno dopo, telefono alla Dogana di Tirano per procedere al pagamento della multa e quindi al recupero del bene. E qui vengo a scoprire che la multa mi verra’ inviata a casa dalla Dogana dopo circa un mese e che comunque per recuperare il bene, oltre al pagamento della multa stessa, dovro’ ripagare allo Stato Italiano l'intero prezzo della macchina fotografica, come se il bene fosse ricomprato come nuovo, in ottemperanza all 'Art. 301 del Testo Unico sulla Legge Doganale.
MIE OSSERVAZIONI GENERALI
Quello che e’ successo mi sembra francamente un furto legalizzato da parte dello Stato.
Praticamente io ho effettuato un acquisto regolare di una macchina fotografica in un negozio di Livigno, mi sono attenuto alle istruzioni della commessa del negozio per portare il bene in Italia e come risultato ho praticamente perso non solo il bene (in quanto se volessi recuperarlo dovrei ricomprarlo come se fosse nuovo!), ma devo anche pagare una multa di circa Lire 220.000, subendo quindi un costo complessivo di Lire 1.945.000 (Lire 1.725.000 che e’ il costo del bene, piu’ la multa di Lire 220.000).
Mi sembra francamente una pena eccessiva per una sola macchina fotografica!!!.
Io ammetto di aver sbagliato ad aver negato inizialmente ai militari della Finanza di aver effettuato l'acquisto a Livigno, ma l'ho fatto sulla base delle istruzioni ricevute dalla commessa del negozio. Se avessi saputo che avrei dovuto subire dai militari della Dogana una "tortura" simile, mai e poi mai avrei effettuato tale acquisto.
La commessa del negozio di Livigno che mi ha venduto la macchina fotografica, che ho contattato successivamente per telefono per raccontare l'accaduto, mi ha detto che ho sbagliato a cedere alle pressioni dei militari della Dogana e che sarei dovuto rimanere fermo sulla mia posizione ed insistere ulteriormente che l'acquisto l'avevo fatto in Italia, in quanto a suo dire i Finanzieri non avrebbero strumenti per controllare l'effettivo acquisto a Livigno se non la mia ammissione spontanea. Ma io purtroppo sono un cittadino onesto e a tutte quelle pressioni ed intimidazioni subite dai militari della Dogana non ho saputo resistere. Non solo, da cittadino onesto quale sono, una volta ammesso ho dato anche la mia totale collaborazione ai finanzieri, tirando fuori anche lo scontrino e la garanzia che i militari non avevano trovato.
Alla fine della storia, il risultato e’ il seguente:
- il negoziante di Livigno ha realizzato il suo guadagno vendendomi il bene;
- la Dogana guadagnera’ piu’ di Lire 2.000.000, in quanto non solo incassera’ la multa che dovro’ pagare (Lire 220.000), ma vendera’ all'asta la mia macchina fotografia in Italia come nuova e quindi per un valore di circa Lire 2.000.000;
- io e la mia compagna abbiamo dovuto subire da parte dei militari della Dogana un trauma psicologico incredibile che ci ricorderemo per tutta la vita (ancora oggi non riusciamo a dormire tranquillamente), dopo essere stati sottoposti per piu’ di un'ora ad una violenza psicologica inaudita da parte dei Finanzieri ed a un trattamento come se fossero i peggiori delinquenti della terra;
- ed infine, probabilmente, ci sara’ il solito furbo all'interno della guardia di Finanza che, nella vendita del bene al pubblico incanto, riuscira’ a ricomprare la macchina fotografica a prezzo inferiore a quello di mercato.
Praticamente ci guadagnano tutti e l'unico a pagare e’ il sottoscritto.
Vorrei inoltre segnalare l'ipocrisia dei militari della Finanza, che nonostante tutte le rassicurazioni del caso che tutto si sarebbe sistemato velocemente e con minimo danno in caso di mia ammissione spontanea (cosa che ho provveduto a fare, seppure un po' tardivamente), hanno adottato nei miei confronti la procedura piu’ penalizzante, cioe’ quella del sequestro del bene con verbale di violazione della legge doganale, anziche’ quella da loro promessa del pagamento degli oneri doganali con restituzione immediata del bene.
Piu’ in generale, un'altra assurdita’ che vorrei sottolineare e’ che il fenomeno degli acquisti di beni nell'area extradoganale di Livigno senza il pagamento dell'IVA e degli oneri doganali, non si risolve certo accanendosi ogni tanto in Dogana contro il malcapitato turista di turno (come il sottoscritto) che ha comprato onestamente una sola macchina fotografica, quando ogni giorno di macchine fotografiche a Livigno ne vengono vendute a centinaia senza essere rilevate alla Dogana.
Se proprio si volesse debellare tale fenomeno, penso che per lo Stato Italiano ci siano rimedi piu’ civili ed probabilmente anche piu’ convenienti in termini economici:
- per esempio eliminando il privilegio della extraterritorialita’ a Livigno, che oggi non ha piu’ ragion d'essere, in quanto se da un lato una volta tale privilegio era giustificato dalla difficolta’ a raggiungere il posto, d'altro canto oggi con i moderni mezzi spazzaneve e con i tunnel e’ facilmente accessibile tutto l'anno.
- oppure facendo controlli sul carico e scarico dei pezzi in capo ai negozianti di Livigno.
- o anche altri rimedi piu’ civili che non spetta a me indicare.
MIE RICHIESTE
Mi rivolgo a voi per due motivi:
- innanzitutto per segnalare un caso di ingiustizia, che ritengo possa coinvolgere parecchi altri consumatori onesti;
- in secondo luogo per avere una consulenza legale in merito alle azioni che potrei eventualmente intraprendere, sulla base di cio’ che e’ accaduto.
Da un punto di vista legale, quello che mi sembrerebbe giusto richiedere sono le seguenti due possibilita’:
- o di agire nei confronti del negozio di Livigno che mi ha venduto la macchina fotografica, per essere risarcito almeno in parte del costo della macchina fotografica, in quanto io mi sarei attenuto alle loro istruzioni;
- oppure di agire nei confronti della Dogana di Tirano e richiedere di farmi pagare una pena piu’ ragionevole e cioe’ il pagamento della multa (Lire 220.000), piu’ il recupero del bene col solo pagamento degli oneri doganali e dell'IVA (penso pari a circa Lire 300.000) e non dell'intero importo della macchina fotografica come nuova.
A tal fine, vorrei segnalare che nel Verbale di violazione della legge doganale e sequestro della merce che ha emesso la Dogana in data 1 aprile 2001, di cui una copia e’ in mio possesso, e’ prevista la possibilita’ di fare opposizione. Vi chiedo se e’ il caso di fare tale opposizione, e, se si, in che termini.
Vi ringrazio anticipatamente per una veloce risposta.
Risposta ADUC
Quella di aver seguito le indicazioni della commessa non e' una scusa: sia perche' lei era cosciente di fare una cosa sbagliata e di rischiare un controllo, sia perche' ad ogni modo la commessa ha solo suggerito come fare ad evitare il pagamento delle tasse a chi ne era interessato. Non puo' considerarsi un'istigazione, ma solo la soddisfazione di una richiesta.
Per quanto riguarda i doganieri, si sono comportati in modo -a nostro giudizio- disonesto, ma hanno fatto quanto dovuto, nell'identificare un evasore.
A questo fine, potrebbe presentare una denuncia in magistratura contro gli agenti che l'hanno trattata in modo indegno, ma non e' detto che le convenga, anche perche' la sua compagna dovrebbe confermare in qualita' di testimone.
Ci pare pero' che la sanzione applicata (di pretendere il pagamento ex-novo del bene), non sia fondata su un ragionamento logico: non e' una vendita da parte dello Stato e non ha senso in qualita' di sanzione, perche' fondata su un criterio aleatorio. Propenderemmo pertanto per giudicarlo come un errore: tuttavia, se le fornissero gli estremi della norma e dell'articolo specifico di riferimento, potrebbe sottoporcelo e potremmo cosi' valutarlo.
Per quanto riguarda i doganieri, si sono comportati in modo -a nostro giudizio- disonesto, ma hanno fatto quanto dovuto, nell'identificare un evasore.
A questo fine, potrebbe presentare una denuncia in magistratura contro gli agenti che l'hanno trattata in modo indegno, ma non e' detto che le convenga, anche perche' la sua compagna dovrebbe confermare in qualita' di testimone.
Ci pare pero' che la sanzione applicata (di pretendere il pagamento ex-novo del bene), non sia fondata su un ragionamento logico: non e' una vendita da parte dello Stato e non ha senso in qualita' di sanzione, perche' fondata su un criterio aleatorio. Propenderemmo pertanto per giudicarlo come un errore: tuttavia, se le fornissero gli estremi della norma e dell'articolo specifico di riferimento, potrebbe sottoporcelo e potremmo cosi' valutarlo.
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