Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
7 gennaio 2008
buongiorno, vi scrvo per conto di mia mamma che ha 68 anni e che e' in preda alla disperazione (davvero!!!) e vorrei aiutarla ma non so come.
il fatto e' questo:
mio padre (80 anni) e' un professore in pensione (stipendio ca 1300 euro) e' dializzato e vive con mia mamma a carico in un appartamento non di proprieta' (con sfratto).
mio padre ha una sorella a taranto che si e' mangiata due case e ora non ha piu' nulla se non la pensione di invalidita' e sociale (quando era giovane non ha mai lavorato ma ha saputo spendere bene la quota di eredita' di mio padre, che aveva rifiutato per lasciare che lei pensasse alla sua vecchiaia non essendo sposata).
ora il dramma e' questo: e' stata ricoverata da qualcuno dei suoi vecchi amici e che noi non conosciamo in qualche struttura ed ora l'assistenza sociale telefona a mia madre per chiedere soldi per la retta.
mia madre chiaramente e' disperata perche' non sa cosa fare e poi la cosa sconvolgente e' che vogliono anche da noi nipoti una parte della quota. premetto che io guadagno 1000 euro e sono proprietaria al 50% dell'appartamento modesto in cui vivo.
ci stanno venendo i capelli bianchi a tutti quanti perche' queste telefonate sembrano quasi minatorie.
ma vi sembra giusto tutto questo?
grazie tante
Virginia, da Milano (MI)
il fatto e' questo:
mio padre (80 anni) e' un professore in pensione (stipendio ca 1300 euro) e' dializzato e vive con mia mamma a carico in un appartamento non di proprieta' (con sfratto).
mio padre ha una sorella a taranto che si e' mangiata due case e ora non ha piu' nulla se non la pensione di invalidita' e sociale (quando era giovane non ha mai lavorato ma ha saputo spendere bene la quota di eredita' di mio padre, che aveva rifiutato per lasciare che lei pensasse alla sua vecchiaia non essendo sposata).
ora il dramma e' questo: e' stata ricoverata da qualcuno dei suoi vecchi amici e che noi non conosciamo in qualche struttura ed ora l'assistenza sociale telefona a mia madre per chiedere soldi per la retta.
mia madre chiaramente e' disperata perche' non sa cosa fare e poi la cosa sconvolgente e' che vogliono anche da noi nipoti una parte della quota. premetto che io guadagno 1000 euro e sono proprietaria al 50% dell'appartamento modesto in cui vivo.
ci stanno venendo i capelli bianchi a tutti quanti perche' queste telefonate sembrano quasi minatorie.
ma vi sembra giusto tutto questo?
grazie tante
Virginia, da Milano (MI)
Risposta ADUC
Art. 23 della nostra Costituzione recita: "Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge"
lo Stato ( tra cui le sue articolazioni locali), può pretendere, quindi, dai cittadini il concorso alle spese di determinati servizi pubblici solo in forza di una legge. Per quanto riguarda gli anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti le cui cure rientrano (D.lgs 502/92) nei LEA (livelli Essenziali di Assistenza), lo Stato nel caso che dette cure siano prestate in una RSA, una volta disposto con la Legge 289/02 (art. 54) che i relativi costi sono a carico per il 50% del SSN e per il 50% a carico del Comune con l’eventuale compartecipazione dell’utente in base ai regolamenti regionali o comunali (Come è dato notare l’art. citato parla di utente e non di nucleo familiare), ha stabilito che i richiamati regolamenti regionali o comunali, siano l’attuazione della normativa ISEE prevista dal D.Lgs 109/98 come modificato dal D,Lgs 130/00. Normativa che, appunto, ribadisce che l’eventuale compartecipazione dell’utente alla quota dovuta dal Comune è calcolata sulla base del valore del suo ISEE personale. Normativa, peraltro, che esclude esplicitamente la possibilità dei Comuni e delle AASSLL di invocare l’art. 433 del C.c. (Tenuti agli alimenti).
Da quanto detto, emerge con chiarezza cristallina che
è il Comune di Taranto che deve pagare alla RSA che ospita sua zia la retta riferita alla quota sociale (50%) e chiedere eventualmente a sua zia la compartecipazione per una percentuale graduata sul valore del suo ISEE personale.
Per quanto detto, nessuno dei suoi familiari a partire da sua madre è tenuto in nessun modo a pagare alcunchè.
Chiedete a coloro che avanzano le richieste di cui sopra di formalizzare la richiesta per scritto. Dopo di che possiamo rivolgersi alla magistratura per denunciare il tentativo di estorsione.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Gianfranco Mannini
lo Stato ( tra cui le sue articolazioni locali), può pretendere, quindi, dai cittadini il concorso alle spese di determinati servizi pubblici solo in forza di una legge. Per quanto riguarda gli anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti le cui cure rientrano (D.lgs 502/92) nei LEA (livelli Essenziali di Assistenza), lo Stato nel caso che dette cure siano prestate in una RSA, una volta disposto con la Legge 289/02 (art. 54) che i relativi costi sono a carico per il 50% del SSN e per il 50% a carico del Comune con l’eventuale compartecipazione dell’utente in base ai regolamenti regionali o comunali (Come è dato notare l’art. citato parla di utente e non di nucleo familiare), ha stabilito che i richiamati regolamenti regionali o comunali, siano l’attuazione della normativa ISEE prevista dal D.Lgs 109/98 come modificato dal D,Lgs 130/00. Normativa che, appunto, ribadisce che l’eventuale compartecipazione dell’utente alla quota dovuta dal Comune è calcolata sulla base del valore del suo ISEE personale. Normativa, peraltro, che esclude esplicitamente la possibilità dei Comuni e delle AASSLL di invocare l’art. 433 del C.c. (Tenuti agli alimenti).
Da quanto detto, emerge con chiarezza cristallina che
è il Comune di Taranto che deve pagare alla RSA che ospita sua zia la retta riferita alla quota sociale (50%) e chiedere eventualmente a sua zia la compartecipazione per una percentuale graduata sul valore del suo ISEE personale.
Per quanto detto, nessuno dei suoi familiari a partire da sua madre è tenuto in nessun modo a pagare alcunchè.
Chiedete a coloro che avanzano le richieste di cui sopra di formalizzare la richiesta per scritto. Dopo di che possiamo rivolgersi alla magistratura per denunciare il tentativo di estorsione.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Gianfranco Mannini
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