Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

12 dicembre 2007
Domanda 12 dicembre 2007
Sono socio Aduc. Il mio invio del doppio della somma da voi richiesta per l'iscrizione e' solo una piccola testimonianza del mio apprezzamento per l'opera meritoria da voi svolta. Spero di potere aiutarvi in modo piu' sostanzioso l'anno venturo.
Vengo ora a sottoporvi un piccolo (o grande) problema.
Circa una ventina d'anni fa, desiderando vendere un mio appartamento nella citta' di Roma, a cusa di alcuni abusi edilizi da me effettuati in passato all'interno dell'appartamento, fui costretto a presentare una pratica di condono, pena l'impossibilita' di addivenire al rogito notarile. La pratica fu affidata ad un ingegnere iscritto all'albo e abilitato alla professione, il quale presento' tutta la documentazione richiesta dal Comune per accettare temporaneamente la domanda di condono.
Due settimane fa mi e' arrivata una lettera del Comune di Roma, Dipartimento VI, sollecitando l'invio dei seguenti documenti aggiuntivi:.
1 - denuncia catasto, scheda e planimetria.
2 - perizia giurata sulle dimensioni e stato.
3 - descrizione delle opere.
4- documentazione fotografica.
5- certificato idoneaita' statica.
Anche se non ho piu' una copia della domanda di sanatoria. in quanto la consegnai al nuovo proprietario, ricordo benissimo quello che l'ing. Cardellini allego' alla domanda, fra cui i documenti n° 1 / denunzia catasto, scheda e planimetria), il documento n° 3 (descrizione delle opere.
piu' le planimetrie prima e dopo gli abusi.
Non si capisce perche' si richiede una perizi giurata sulle dimensioni e stato, vista l'asseverazione fatta dal tecnico, ne' come sia possibile richiedere a 20 anni di distanza la documentazione fotografica e il certificato di idoneita' statica del tempo, considerando che successivamente alla mis vendita l'appartamento e' stato oggetto di ulteriori tre compravendite e che ognuno dei proprietari ha effettuato ogni volta una legale e regolare completa ristrutturazione dei locali tanto che l'appartamento e' ora irriconoscibile.
Come e' possibile a 20 anni di distanza chiedere una documentazione fotografica che non era stata originariamente richiesta?
Io non intendo aderire a questa assurda richiesta considerando che ormai l'appartamento e' stato regolarizzato ben tre volte in seguito alle tre successive ristrutturazioni, per cui che senso ha mandare una documentazione fotografica di una situazione non piu' esistente?
Il Comune dice che sia nel caso che io proceda alla integrazione della documentazione sia nel caso che rinunci alla sanatoria sono tenuto a pagare "quanto dovuto per oneri, diritti ed oblazione, aggiornati delle maggiorazioni maturate".
VI DOMANDO:.
C'e' qualcosa che posso fare per oppormi agli effetti della inefficienza del Comune di Roma che si decide ad esaminare una richiesta di sanatoria a distanza di 20 anni dalla sua presentazione quando e' impossibile documentare lo stato dei luoghi e persino il tecnico redattore della pratica e' morto? Penso che ci siano altre migliaia di cittadini che hanno ricevuto la stessa lettera.
Con molti cordiali saluti.
Antonio, da Roma

Risposta ADUC
Fra le cose che Lei segnala appare abnorme che il Comune abbia concesso i permessi per le opere di ristrutturazione senza avere rilasciata la/le Concessioni in sanatoria su quell'immobile. Peraltro i tecnici intervenuti per le pratiche relative alle ristrutturazioni avrebbero dovuto accertarsi per legge, in maniera preclusiva, dell'avvenuto rilascio della suddetta Concessione in sanatoria.
All'epoca la L. n. 47/85 richiedeva di dover presentare al Comune la domanda di condono con allegati gli elaborati tecnici (normalmente costituiti da piante e prospetti) indicante gli/lo abuso edilizio, nonche' il pagamento dell'oblazione relativa. Dopo aver esaminato tali documenti il Comune si riservava il diritto di chiedere altri documenti integrativi: cio' in particolari in epoche successive, per cui appare plausibile la richiesta di integrazione. Per quanto riguarda il ritardo nell'esaminare la domanda di condono temo che ci sia poco da fare: tutti i Comuni hanno maturato anni di ritardo senza che una legge specifica obbligasse l'Amministrazione al rilascio delle concessioni in sanatoria entro date certe.
Per dettagli ulteriori occorre il consiglio specifico di un tecnico di fiducia.
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