Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

20 marzo 2001
Domanda 20 marzo 2001
I complimenti per il servizio che rendete sono per Voi probabilmente superflui, ma assolutamente meritati.
Approfitto della Vostra competenza per sottoporVi quanto accadutomi per un consiglio.
Tre giorni fa, recatomi all'ufficio postale, ho compilato il modulo di vaglia nazionale per lire 1.000.000 a favore di beneficiaria residente in diverso comune. Il pagamento era giustificato in quanto "gratifica" mensile ANTICIPATA a favore di mia zia per le spese di mantenimento di mia madre che, anziana, non aveva voluto trasferirsi con me circa un anno fa in un nuovo Comune ed aveva preferito restare con la più giovane sorella (versandole, tra l'altro, l'intera pensione).
Appena tornato a casa vengo a sapere che mia madre, per sopraggiunti dissidi con la sorella, vuol trasferirsi da me.
Il giorno dopo mi reco nell'ufficio postale della beneficiaria e consegno una revoca scritta del vaglia, diffidando dal versare la somma. Mi rispondono che il postino ha già consegnato il vaglia (che però non è stato ancora riscosso). Mi appello alle "condizioni del servizio" (riportate sul retro del modulo), ed in particolare ai seguenti articoli:
"Art. 2 - Diritti e facoltà del mittente.
1. Il mittente ha la facoltà di effettuare modifiche o di revocare il vaglia, se questo non e' stato consegnato al beneficiario o ad un suo delegato. La richiesta di modifiche o di revoca deve essere sempre presentata per iscritto.
Art. 6 - Consegna del vaglia.
5. Dopo la consegna al beneficiario il vaglia non può più essere restituito dalle Poste per il rimborso al mittente. Si intende consegnato il vaglia che non venga rifiutato dal beneficiario entro 20 giorni dal recapito, anche se la consegna sia stata effettuata a persona diversa dal beneficiario medesimo."
Questa mattina il vaglia è stato ritirato dalla beneficiaria, nonostante la diffida e nonostante gli inviti a desistere degli impiegati sulla signora.
A questo punto mi chiedo:
a) Gli artt. sopra citati non consentono chiaramente di distinguere tra il recapito e la consegna, consentendo dunque la restituzione al mittente PRIMA che sia incassato (=accettato)? E comunque non valgono i principi del codice, per cui la revoca di un mandato è sempre possibile? Possono ravvisarsi profili di responsabilità civile nei confronti dell'Ufficio postale?
b) Ho titolo per citare almeno in giudizio la beneficiaria ai sensi dell'art.2033, per di più chiedendo gli interessi ivi previsti, vista la sua mala fede? Se sì, posso rivolgermi al giudice di pace del Comune di mia residenza?
Cosa posso fare? Vi ringrazio in anticipo per la Vostra cortesia.

Risposta ADUC
Abbiamo qualche dubbio su cio' che effettivamente debba intendersi con "recapito". In questo caso, se con recapito si dovesse ritenere il momento in cui il vaglia viene consegnato all'Ufficio Postale, non sarebbe contestabile il fatto che sia stato concesso il ritiro, essendo ormai "riscuotibile". La disposizione contrattuale appare, in effetti, un po' equivoca: puo' inviare una raccomandata A/R di contestazione alla direzione, indicando un termine per la risposta.
Vista la finalita' del pagamento effettuato, puo' comunque citare la destinataria, essendo venuto meno il motivo del bonifico, ed essendo lo stesso diretto al mantenimento della madre.
Il giudice di pace competente dovrebbe essere quello di destinazione dell'assegno: in caso di conciliazione, tuttavia, puo' rivolgersi a quello competente per il distretto del suo Comune.
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