Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
19 marzo 2001
Spett.le ADUC, in qualita’ di consumatore, vorrei prospettare a codesta Associazione il mio problema, nella speranza di avere da parte vostra una soluzione o quanto meno un valido consiglio.
In data 20.02.2001, mi recai presso un negozio addetto alla vendita di computer per acquistare un notebook (computer portatile).
Da trattative effettuate col personale del negozio, nello specifico, in un primo momento, col figlio del titolare, stipulammo un "preventivo", nel quale fu riportato il modello di notebook, con le relative caratteristiche, nello specifico schermo "TFT" (matrice attiva) per un costo complessivo, compreso di iva, pari a £3.100.000.
Nella sottoscrizione del predetto preventivo, sul momento, corrisposi un acconto di £300.000 con relativo rilascio di scontrino fiscale che conservo insieme al preventivo.
Specifico che l’importo dell’acconto ed il relativo saldo, oltre alle caratteristiche e la marca del computer furono riportati nel sopracitato preventivo.
In data 21.02.2001 fui contattato sulla mia utenza cellulare, dal titolare del negozio, cosi’ presentatosi, che mi disse di non poter adempiere al preventivo sottoscritto, poiche’ il modello di computer, a me proposto, non esisteva con lo schermo a matrice attiva. Per tale motivo mi propose, in alternativa, un altro computer, con caratteristiche piu’ "potenti", a fronte del quale avrei dovuto corrispondere un’integrazione di £100.000 e quindi pari ad un costo complessivo di £3.200.000.
A tale proposta risposi di far ordinare quest’ultimo computer, riservandomi comunque la possibilita’ di fare, personalmente, una ricerca di mercato, poiche’ mi fu riferito che sul mercato non avrei trovato nulla di simile ad un prezzo inferiore.
Presso altri negozi, infatti, ho trovato un notebook con caratteristiche simili ad un prezzo compreso di iva di £2.890.000.
Successivamente in data 23.02.2001 mi recai presso il negozio, nel quale sottoscrissi il preventivo ed esposi le mie lamentele in quanto, tempo addietro, non mi fu proposto quel tipo di notebook, considerando anche che specificai, sin dall’inizio, la somma (£2.900.000 circa) che avevo intenzione di spendere. Rifiutai, pertanto, il secondo computer, fatto arrivare in alternativa a quello riportato sul preventivo originale, considerando anche che la nuova trattativa non fu stipulata per iscritto, ma da semplice accordo verbale.
Dopo aver cercato di farmi rimborsare l’acconto con esito negativo, accettai, di forza, la proposta del responsabile del negozio, che mi offri’, come "trattamento di favore", il notebook allo stesso prezzo trovato in altri negozi, ossia pari a £2.890.000 ivato.
Alla luce dei nuovi fatti, pertanto, un dipendente del negozio, subentrato alla trattativa, mi modifico’, a penna, il vecchio preventivo, riportando le caratteristiche e la marca del computer, da me trovato, con relativo prezzo (£2.890.000), lasciando l’acconto versato in precedenza.
Dalla data (23.02.2001) di stipula della modifica del vecchio preventivo, tutt’ora, sono passati piu’ di 15 giorni.
L’accordo con l’addetto del negozio fu che mi avrebbe chiamato all’arrivo del nuovo notebook. Dopo una settimana, mi premurai di contattarlo per avere notizie. Alla mia richiesta di informazioni, questi mi rispose che non sapeva quando sarebbe arrivato il computer. Non volle, inoltre, specificare nemmeno un periodo minimo di attesa, dicendo con parole evasive che poteva trascorrere una settimana, quindici giorni o un mese.
Nel contempo mi confermo’ che l’ordine di acquisto fu, da loro, inviato alla casa produttrice del notebook in data 26.02.2001
A questo punto, chiedo alla Vostra Rispettabile Associazione un consiglio su cosa fare ed eventualmente avere dei chiarimenti per denunciare, con questi presupposti, il titolare del negozio al competente giudice di pace, al fine di ottenere il rimborso dell’acconto.
Restando in attesa di una vostra risposta, distinti saluti.
In data 20.02.2001, mi recai presso un negozio addetto alla vendita di computer per acquistare un notebook (computer portatile).
Da trattative effettuate col personale del negozio, nello specifico, in un primo momento, col figlio del titolare, stipulammo un "preventivo", nel quale fu riportato il modello di notebook, con le relative caratteristiche, nello specifico schermo "TFT" (matrice attiva) per un costo complessivo, compreso di iva, pari a £3.100.000.
Nella sottoscrizione del predetto preventivo, sul momento, corrisposi un acconto di £300.000 con relativo rilascio di scontrino fiscale che conservo insieme al preventivo.
Specifico che l’importo dell’acconto ed il relativo saldo, oltre alle caratteristiche e la marca del computer furono riportati nel sopracitato preventivo.
In data 21.02.2001 fui contattato sulla mia utenza cellulare, dal titolare del negozio, cosi’ presentatosi, che mi disse di non poter adempiere al preventivo sottoscritto, poiche’ il modello di computer, a me proposto, non esisteva con lo schermo a matrice attiva. Per tale motivo mi propose, in alternativa, un altro computer, con caratteristiche piu’ "potenti", a fronte del quale avrei dovuto corrispondere un’integrazione di £100.000 e quindi pari ad un costo complessivo di £3.200.000.
A tale proposta risposi di far ordinare quest’ultimo computer, riservandomi comunque la possibilita’ di fare, personalmente, una ricerca di mercato, poiche’ mi fu riferito che sul mercato non avrei trovato nulla di simile ad un prezzo inferiore.
Presso altri negozi, infatti, ho trovato un notebook con caratteristiche simili ad un prezzo compreso di iva di £2.890.000.
Successivamente in data 23.02.2001 mi recai presso il negozio, nel quale sottoscrissi il preventivo ed esposi le mie lamentele in quanto, tempo addietro, non mi fu proposto quel tipo di notebook, considerando anche che specificai, sin dall’inizio, la somma (£2.900.000 circa) che avevo intenzione di spendere. Rifiutai, pertanto, il secondo computer, fatto arrivare in alternativa a quello riportato sul preventivo originale, considerando anche che la nuova trattativa non fu stipulata per iscritto, ma da semplice accordo verbale.
Dopo aver cercato di farmi rimborsare l’acconto con esito negativo, accettai, di forza, la proposta del responsabile del negozio, che mi offri’, come "trattamento di favore", il notebook allo stesso prezzo trovato in altri negozi, ossia pari a £2.890.000 ivato.
Alla luce dei nuovi fatti, pertanto, un dipendente del negozio, subentrato alla trattativa, mi modifico’, a penna, il vecchio preventivo, riportando le caratteristiche e la marca del computer, da me trovato, con relativo prezzo (£2.890.000), lasciando l’acconto versato in precedenza.
Dalla data (23.02.2001) di stipula della modifica del vecchio preventivo, tutt’ora, sono passati piu’ di 15 giorni.
L’accordo con l’addetto del negozio fu che mi avrebbe chiamato all’arrivo del nuovo notebook. Dopo una settimana, mi premurai di contattarlo per avere notizie. Alla mia richiesta di informazioni, questi mi rispose che non sapeva quando sarebbe arrivato il computer. Non volle, inoltre, specificare nemmeno un periodo minimo di attesa, dicendo con parole evasive che poteva trascorrere una settimana, quindici giorni o un mese.
Nel contempo mi confermo’ che l’ordine di acquisto fu, da loro, inviato alla casa produttrice del notebook in data 26.02.2001
A questo punto, chiedo alla Vostra Rispettabile Associazione un consiglio su cosa fare ed eventualmente avere dei chiarimenti per denunciare, con questi presupposti, il titolare del negozio al competente giudice di pace, al fine di ottenere il rimborso dell’acconto.
Restando in attesa di una vostra risposta, distinti saluti.
Risposta ADUC
Dovra' metterli in mora: invii una raccomandata A/R, facendo riferimento al contratto, alla cifra ed al modello, dettando un termine di giorni entro cui provvedere alla consegna, avvisando che -in difetto- fara' causa per danni, considerandoli inadempienti e chiedendo il rimborso di quanto sinora pagato.
Dopo, avra' titolo per rivolgersi al giudice di pace.
Dopo, avra' titolo per rivolgersi al giudice di pace.
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