Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 marzo 2001
Domanda 17 marzo 2001
Tipo_Form. . . . . . . . . . . . . CONSIGLI
RICHIESTA. . . . . . . . . . . . . Sabato 24 febbraio 2001 alle ore 19.25 (il negozio chiude alle 19.30) ho sottoscritto presso il negozio Ca'd'Oro Arredamenti di Milano un ordine di acquisto di Lit. 5.250.000 per un tavolo ed una libreria, dopo una discussione abbastanza lunga con la proprietaria del negozio nella quale manifestavo la mia perplessita' per le dimensioni del tavolo (volevo verificare che si adattasse alla mia sala).
Lunedì 26 febbraio all'apertura del negozio ho telefonato al negozio dicendo di aver verificato che il tavolo non si adattava al mio appartamento e che quindi avrei rinunciato ad esso mantenendo l'ordine per la libreria. La proprietaria mi ha risposto che non potevo disdire l'ordine, ma solo scegliere di sostituire il tavolo con qualche altro mobile del suo negozio. Ho ribattuto che sarei tornato al negozio per vedere se c'era qualche altro mobile confacente alle mie esigenze, ma che, in caso contrario, non volevo sentirmi obbligato a comprare mobili nel suo negozio. Dopo il suo ulteriore rifiuto ad annullare l'ordine, il giorno stesso, ho mandato lettera di disdetta dell'intero ordine mediante raccomandata A/R anticipata via fax adducendo che la disdetta era stata immediata senza nessun danno per l'organizzazione del negozio dato che il tavolo era nuovamente disponibile per la vendita alla riapertura del negozio.
La negoziante mi ha risposto mediante raccomandata ricevuta il 16 marzo 2001 che contestava la mia lettera di disdetta, che considerava valido l'ordine e che mi lasciava 8 giorni di tempo dalla data della lettera per sostituire l'ordine con altri mobili del suo negozio.
Aggiungo che la penale riportata sulla pagina dell'ordine di acquisto e' del 35% (credo che questa aliquota non sia legale).
Come posso far valere le mie ragioni?

Risposta ADUC
Ha invece ragione la commerciante: a fronte di un acquisto in un locale commerciale, non e' possibile il recesso entro i 7gg. (che costituisce deroga alla norma): la controparte ha diritto a pretendere l'adempimento, se non voglia accontentarsi del pagamento della penale -se il contratto, tuttavia, prevede specificamente la penale, si ritiene che (anche se va letto il contesto) non possa in alcun modo esserle negato il recesso dietro pagamento della penale stessa.
Per quanto concerne l'ammontare richiesto, a titolo personale riterremmo piu' corretto mantenersi entro il 30%. E' il giudice, comunque, che valuta se la cifra sia o meno eccessiva (puo' darsi la ritenga tollerabile, per cui tenti di trovare un accordo informale, se possibile. Altrimenti, provi a rischiare: iniziando con una conciliazione, piu' del 35% che gia' deve, non potra' andare).
Della proprietaria puo' dire quello che le pare e puo' farle legittimamente cattiva pubblicita', ma giuridicamente ha ragione.
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